Italie:un prêtre refuse d'absoudre un divorcé remarié par Jean Kinzler 2016-01-03 20:51:15 |
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BARI - Qualcosa è cambiato, nei rapporti tra i fedeli e la Chiesa Cattolica. La vicenda di un uomo divorziato e risposato, recatosi per la confessione a San Nicola alla vigilia di Natale, riaccende il dibattito su un concetto che con il Giubileo è diventato mediatico. In una lettera, che la Gazzetta ha pubblicato mercoledì 30 dicembre, l’interessato ha raccontato la propria delusione per l’assoluzione negatagli. E ha rivendicato la misericordia di Papa Francesco.
«Ma il sacerdote non è il notaio che ratifica una decisione già presa dal penitente» commenta don Nicola Bux, teologo, consultore in Vaticano, autore tra i più citati a livello internazionale. Il suo ultimo libro, “Come andare a messa e non perdere la fede”, è stato già tradotto in cinque lingue.
Ma l’assoluzione, ci ha scritto il nostro lettore, «va data a tutti quelli che si confessano».
«È un’affermazione assurda. Qui si confonde il perdono con il condono. Nella confessione, il sacerdote è allo stesso tempo giudice e medico dell’anima. Assolvere vuol dire “sciogliere”, ossia slegare il penitente dal legame con il peccato. È il sacerdote, non il fedele, che valuta se ci sono le condizione per assolvere o meno».
Il pentimento non basta?
«Il pentimento vero implica la disponibilità del fedele a sciogliere quel legame. Nel Vangelo Gesu Cristo dice: Va', e non peccare più. Mica va' e continua a fare di testa tua».
Il sacerdote ha ritenuto che non vi fossero le condizioni di cui parla?
«Certamente. Non si può pretendere l’assoluzione senza il fermo proposito di non peccare più».
E qui entra in gioco il Giubileo della misericordia.
«Concetto parecchio frainteso, negli ultimi tempi. Le regole non sono cambiate e i sacerdoti si attengono alla solita dottrina, tutti allo stesso modo, esattamente come tutti i giudici si attengono alla legge, senza eccezioni. Perché questo concetto è dato per scontato in tribunale e vorremmo sovvertirlo nelle chiese?».
È chiaro da che parte stia don Bux.
«Dalle parte di Gesù Cristo, ovviamente. Nessuno, su questa terra, ha l’autorità di cambiare le regole della sua Chiesa. Tant’è vero che dal sinodo è uscito un documento che non cambia assolutamente nulla, in materia di disciplina dell’eucaristia ai divorziati risposati».
Però, papa Francesco, a molti sembra intenzionato a cambiare rotta.
«Un altro enorme fraintendimento. Lo ha spiegato molto chiaramente il cardinale Muller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ossia il custode della fede cattolica, il quale afferma: “La dottrina non è una teoria costruita dagli uomini. Il magistero del Papa e dei vescovi non è superiore alla Parola di Dio”».
A giudizio del sacerdote il nostro lettore sarebbe ancor più peccatore in quanto faceva la comunione, nonostante avesse divorziato e si fosse poi risposato.
«E vorremmo fare una colpa al sacerdote? È Gesù Cristo che, nel Vangelo, decreta l’indissolubilità del matrimonio. E San Paolo mette in guardia dal ricevere il sacramento indegnamente. Come si può pretendere di accedere all’eucaristia, se non si è più in comunione con la propria moglie? È una contraddizione in termini. Ed altre ne emergono, da quella lettera».
A cosa si riferisce?
«Innanzitutto il dato di partenza. Il lettore si definisce “cattolico credente”, ma anche divorziato e risposato, il che tradisce l’indissolubilità del vincolo coniugale. Poi parla, testualmente, di uno “schiribizzo”, che lo avrebbe spinto a confessarsi dopo dodici anni di assenza dal confessionale. Ma almeno una volta all’anno, i cattolici hanno l’obbligo di confessarsi e di comunicarsi. È un tipico esempio di “cristianesimo fai da te”, che dovrebbe adattarsi alla nostre esigenze. Un fenomeno dal quale ci aveva messi in guardia il papa Benedetto XVI».
Ultima questione. La porta santa aperta nella Basilica, non rappresenta un percorso penitenziale speciale?
«Anche su questo bisogna fare chiarezza. Il peccato, un po’ come il reato, comporta la colpa ed una pena. La confessione assolve dal peccato, non dalla pena che sarà scontata nell’aldilà a livello soprannaturale. È a questo punto che entra in gioco il Giubileo che, in via straordinaria, serve ad assolvere anche dalla pena. Le porte della misericordia, nella Chiesa, erano, sono e saranno sempre aperte. Ma alle consuete condizioni. E i sacerdoti sanno che non devono cedere, non devono lasciarsi intimorire dalle opinioni dominanti».lagazzettadelmezzogiorno.it
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"Mais le prêtre ne le notaire de ratifier une décision déjà prise par le pénitent», dit Rev Nicola Bux, théologien, consultant pour le Vatican, auteur de la plus citée internationalement. Son dernier livre, "Comment aller à l'église et ne pas perdre la foi," a déjà été traduit en cinq langues.
Mais l'absolution, nous avons écrit notre lecteur, "devrait être donnée à tous ceux qui confessent."
»Cette déclaration est absurde. Voici le pardon confondu avec le pardon. Dans la confession, le prêtre est à la fois juge et médecin de l'âme. Décharge signifie "fondre", c.-à délier le pénitent par le péché contraignant. Il est le prêtre, pas le fidèle, qui évalue si il ya des conditions pour la réalisation ou non ".
La repentance ne suffit pas?
"La repentance implique disponibilité effective des fidèles de dissoudre le lien. Dans l'Evangile de Jésus Christ, il dit: «Va, et ne pèche plus. Mica est »et continue de le faire à votre façon".
Le prêtre a estimé qu'il n'y conditions ont été mentionnées?
«Bien sûr. Vous ne pouvez pas attendre l'absolution sans la ferme résolution de ne plus pécher ".
Et voici le Jubilé de la miséricorde.
"Concept mal compris beaucoup, ces derniers temps. Les règles ont changé et les non prêtres adhérer à la doctrine d'habitude, tout de même, comme tous les juges sur le droit, sans exception. Parce que ce concept est pris pour acquis dans la cour et nous subvertir dans les églises? ".
Il est clair de quel côté est Don Bux.
"De la part de Jésus-Christ, bien sûr. Personne sur cette terre, a le pouvoir de changer les règles de l'Eglise. Tant et si bien que, par le synode a été publié un document qui ne change rien, concernant la réglementation de l'Eucharistie à divorcés remariés ".
Mais François, beaucoup semblent prêts à changer de cap.
"Un autre énorme malentendu. Cela a été expliqué très clairement le cardinal Muller, préfet de la Congrégation pour la Doctrine de la Foi, qui est le gardien de la foi catholique, qui stipule: «La doctrine est pas une théorie construite par les hommes. L'enseignement du Pape et les évêques ne sont pas au-dessus de la Parole de Dieu. '"
Selon le prêtre, notre lecteur serait encore plus coupable car il était la communion, mais il a ensuite divorcé et remarié.
«Et nous tenons à blâmer le prêtre? Il est Jésus-Christ qui, dans l'Évangile, décrète l'indissolubilité du mariage. Et saint Paul met en garde contre de recevoir le sacrement indignement. Comment pouvez-vous prétendre à l'accès à l'Eucharistie, si vous n'êtes plus en communion avec sa femme? Il ya une contradiction dans les termes. Et d'autres vont sortir de cette lettre ".
Que faites-vous allusion?
"Tout d'abord, le point de départ. Le lecteur est appelé «croyant catholique», mais aussi divorcés remariés, qui trahit l'indissolubilité du lien du mariage. Puis il parle, littéralement, un «schiribizzo", qui lui aurait poussé à avouer, après douze ans d'absence du confessionnal. Mais au moins une fois par an, les catholiques sont obligés de confesser et de communier. Il est un exemple typique de «christianisme do it yourself", qui devrait adapter à nos besoins. Un phénomène à partir de laquelle nous avions averti le pape Benoît XVI ".
Dernière question. Le Saint-Porte ouverte dans la basilique, il ya une voie spéciale de la pénitence?
"Sur ce, nous devons rendre les choses claires. Sin, un peu comme le crime implique la culpabilité et la peine. La confession absout du péché, pas la peine qui sera accordée au niveau surnaturel au-delà. Il est à ce point vient dans le Jubilé comme une mesure extraordinaire, sert aussi à satisfaire la phrase. Les portes de la miséricorde, dans l'Eglise, ont été, sont et seront toujours ouvertes. Mais les conditions habituelles. Et les prêtres savent qu'ils ne doivent pas céder, ne devraient pas être dissuadés par les opinions dominantes ".
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Forse spinto dall’atmosfera del «Giubileo della Misericordia», tra l’altro alla vigilia di Natale, un barese divorziato e risposatosi solo con rito civile è entrato in un confessionale nella Basilica di San Nicola per chiedere al sacerdote «di turno» l’assoluzione, ma gli è stata rifiutata con un «no» ragionato.
Deluso nelle sue aspettative, ha scritto la sua testimonianza in una lettera inviata alla «Gazzetta». Ecco il testo.
«Io sono cattolico credente, ma anche divorziato e risposato civilmente e padre di una splendida figlia di 7 anni. Il giorno 24 in preparazione al santo Natale, eravamo con degli amici non di Bari nella basilica di S. Nicola e mi è venuto lo "schiribizzo" d'istinto dopo la bellezza di 12 anni di confessarmi. Sono entrato nel confessionale ed era lì ad aspettare un frate anzianotto, il quale mi ha fatto accomodare e mi ha chiesto perché fossi lì e da quanto tempo non mi confessavo.
Quando gli ho detto gli anni, ho cominciato ad intuire che non gli ero molto simpatico. Ma quando gli ho detto che ero divorziato e risposato si è scatenato!!! Mi ha profferito queste parole: "sei in peccato e non sei in condizioni di ricevere alcuna assoluzione". Alchè gli facevo notare quali sono i propositi (non dico di Cristo con il vangelo!!) ma di Papa Francesco, gli ho ricordato la Misericordia e che l'assoluzione la si deve dare a tutti coloro che si confessano. E lui replica: “solo se si pentono del peccato... allora se vuoi uscire dalla condizione di peccato dovresti ascoltare questo passaggio detto da un frate: lasciare la tua attuale concubina e da single anche se divorziato rientreresti fra coloro che non sono in una condizione di peccato!!”
Allora inizio ad innervosirmi non per la risposta del frate ma solo perché questo frate chissa quante altre brutture dirà alla gente ancora. Ancora più peccatore secondo lui perchè prendevo la Comunione, (questo dopo che il Sinodo ha permesso ai divorziati di prenderla... ma lui forse non era a conoscenza ne cosa fosse il Sinodo ne cosa è venuto fuori).
Insomma ne sono uscito avvilito per aver incontrato un personaggio di chiesa che merita di andare in pensione ma ancora più fortificato dentro. Insomma io comunque ho trascorso il Natale da Cristiano ma senza assoluzione, ma a lui io gli dissi che probabilmente non avrebbe trascorso un buon Natale per l'errore che aveva commesso.
Il priore della Basilica di S. Nicola dovrebbe ogni tanto rendersi conto dei danni che possono compiere certi frati».
La testimonianza affidata alla «Gazzetta» arriva pochi giorni dopo l’apertura della «porta santa» anche nella Basilica di San Nicola, nell’anno del «Giubileo della misericordia» indetto da papa Francesco. Un rito officiato dall’arcivescovo, mons. Francesco Cacucci per un percorso di «redenzione speciale» dei peccati, proposto nella Basilica secondo un itinerario suggerito attraverso alcune postazioni particolari all’interno della chiesa retta dai Padri Domenicani, nella cui cripta sono custodite le spoglie di San Nicola.
La novità di questo Giubileo straordinario è la diffusione in tutte le Chiese locali di Basiliche e Cattedrali delle «porte sante», condizione che non rende più necessario il pellegrinaggio a Roma per chiedere la «cancellazione» dei propri peccati dopo il percorso spirituale suggerito dai religiosi.
In questo ambito l’Arcidiocesi di Bari-Bitonto ha appunto deciso - come annunciò l’arcivescovo Cacucci - di «potenziare» il numero dei sacerdoti a disposizione della gente per il sacramento della confessione, tappa considerata necessaria per compiere il percorso giubilare.
Un’ultima notizia. A febbraio il papa invierà nelle diocesi i «missionari della misericordia», religiosi abilitati ad assolvere quei peccati gravissimi che solo la Santa Sede o il Vescovo possono «rimettere» con l’assoluzione. In questa categoria rientra l’aborto.
lagazzettadelmezzogiorno.it
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Peut-être encouragé par l'atmosphère du "Jubilé de la Miséricorde", entre autres choses la veille de Noël, un Bari divorcé et remarié dans une cérémonie civile seulement est entré dans un confessionnal de la Basilique de Saint-Nicolas de demander le prêtre «en service» l ' acquittement, mais il a été refusé par un «non» motivée.
Déçu dans son attente, il a écrit son témoignage dans une lettre envoyée au "Journal". Voici le texte.
«Je suis un croyant catholique, mais aussi divorcés remariés civilement et père d'une merveilleuse fille de 7 ans. Le 24 en préparation à Noël, nous étions avec des amis de ne pas Bari dans la Basilique de Saint-Nicolas et je suis venu le "schiribizzo" instinctivement après la beauté de 12 ans de confession. Je suis entré dans le confessionnal et l'y attendait pour une anzianotto frère, qui m'a fait asseoir et m'a demandé pourquoi je suis là et depuis combien de temps je suis allé à la confession.
Quand je lui ai dit, je commençais à réaliser que je ne suis pas très sympathique. Mais quand je lui ai dit que je divorcés remariés, il se déchaîna !!! Il prononça ces mots: «Vous êtes dans le péché et vous n'êtes pas en mesure de recevoir toute l'absolution." Auks Je souligné quelles sont les intentions (ne pas dire avec l'évangile du Christ !!) mais de François, je l'ai rappelé la Miséricorde et que l'acquittement devrait être accordée à tous ceux qui confessent. Et il répond: "seulement si ils se repentent du péché ... Donc, si vous voulez sortir de l'état de péché devrait écouter ce passage dit par un moine: Laissez votre concubine actuelle et célibataires divorcés bien que rientreresti parmi ceux qui ne sont pas dans un péché !! "
Puis commencer à être nerveux de ne pas répondre le moine, mais seulement parce que ce frère qui sait combien d'autres personnes vont dire de mauvaises choses de nouveau. Même plus pécheur selon lui parce que je pris la communion, (ce après le Synode a permis à la divorcée de le prendre ... mais peut-être qu'il ne savait pas ce qu'il était le Synode ce qu'il est sorti).
Alors je suis parti abattu pour avoir rencontré un personnage de l'église qui mérite de prendre sa retraite, mais plus fort à l'intérieur. Donc, je l'ai toujours passé Noël en tant que chrétien, mais pas l'absolution, mais pour lui, je lui ai dit que je ne serais probablement pas passé un bon Noël pour l'erreur qu'il avait commise.
Le prieur de la basilique de Saint-Nicolas aurait parfois rendre compte des dommages qu'ils peuvent remplir certaines moines ".
Le témoignage confié à la "officiel" intervient quelques jours après l'ouverture de la "Porte Sainte" également dans la Basilique de Saint-Nicolas, dans l'année du "Jubilé de la miséricorde» proclamée par François. Un rite officié par l'archevêque, Mgr. Francesco Cacucci à un chemin de «rédemption spéciale" des péchés, proposé dans la basilique, dans itinéraire suggéré par certaines positions particulières au sein de l'église dirigée par les dominicains, dont la crypte abrite les restes de Saint-Nicolas.
La nouveauté de ce jubilé spécial est répandue dans toutes les Églises locales de basiliques et cathédrales des «portes saintes", à condition qu'elles ne sont plus nécessaires pour le pèlerinage à Rome pour demander la «annulation» de leurs péchés après le chemin spirituel suggéré par les religieux .
Dans ce contexte, l'Archidiocèse de Bari-Bitonto vient de décider - comme annoncé archevêque Cacucci - à "renforcer" le nombre de prêtres disponibles pour les personnes pour le sacrement de la confession, l'étape jugée nécessaire pour remplir le Chemin du Jubilé.
Un dernier mot. En Février, le pape dans les diocèses envoyer les «missionnaires de la miséricorde», religieuses permis de répondre à ces péchés graves que seul le Saint-Siège ou l'évêque peut "mettre" avec l'acquittement. Cette catégorie comprend l'avortement.
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