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François:Je ne suis pas la doctrine, mais le Concile.Interview à l'Avvenire
par Jean Kinzler 2016-11-19 09:07:24
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L'intervista integrale. Papa Francesco: non svendo la dottrina, seguo il Concilio
Stefania Falasca giovedì 17 novembre 2016
Giubileo, ecumenismo, Concilio: intervista di Avvenire a Francesco alla vigilia della chiusura della Porta Santa: «La Chiesa non è una squadra di calcio che cerca tifosi»
Papa Francesco: non svendo la dottrina, seguo il Concilio
«Il Giubileo? Non ho fatto un piano. Le cose sono venute. Semplicemente mi sono lasciato portare dallo Spirito. La Chiesa è il Vangelo, non è un cammino di idee. Questo Anno sulla misericordia è un processo maturato nel tempo, dal Concilio... Anche in campo ecumenico il cammino viene da lontano, con i passi dei miei predecessori. Questo è il cammino della Chiesa. Non sono io. Non ho dato nessuna accelerazione. Nella misura in cui andiamo avanti, il cammino sembra andare più veloce, è il motus in fine velocior ». Casa Santa Marta, è mezzogiorno. La conversazione con papa Francesco entra diretta nelle dinamiche di un periodo ecclesiale intenso, e non poteva che soffermarsi in particolare sugli incontri e sui passi ecumenici compiuti che hanno costellato anche i viaggi apostolici in questo Anno della misericordia che sta per concludersi e sulla ricerca prioritaria dell’unità dei cristiani, in questo tempo storico lacerato dai conflitti.
Dopo il viaggio in Svezia gli dissi al telefono che, durante il volo di ritorno a Roma, dialogando con i giornalisti su quell’importante incontro riconciliato con i luterani, era rimasta inevasa una sua chiosa, e che da tempo pensavo di rivolgergli alcuni interrogativi proprio sull’ecumenismo. Mi prese in contropiede dicendomi che avrebbe potuto rispondere subito. «Ma adesso?...», gli chiesi, e mi accordò un bonario rinvio.
All’appuntamento almeno arrivo in anticipo. Entro con mio figlio, mentre fuori piove. Ma è già ad attenderci sulla porta. Come già in altre circostanze è sulla soglia che lo ritrovo, come il padre di sempre, come la prima volta che lo incontrai, non pochi anni fa. La pazienza nell’aspettare sembra sia la sua fibra, una ragione d’essere, il suo mestiere. Prende gli occhiali e sfoglia senza fretta la sfilza di domande. A margine ha appuntato qual- che nota. Mentre si alza a disporre i fiori bagnati di pioggia penso agli sgoccioli dell’Anno Santo, alla Porta della misericordia che sta per chiudersi, e rileggo un’osservazione di cinquant’anni fa del patriarca ortodosso Atenagora nel dialogo con Olivier Clément, che mi sorprende: «Dovremmo scrutare più profondamente il destino di Pietro nel Vangelo. Pietro – ha scritto san Gregorio Palamas – è il prototipo stesso dell’uomo nuovo, ovvero il peccatore perdonato. Egli può essere qui solo per ricordare alla Chiesa che essa vive del perdono di Dio e non ha altra forza che la Croce. Se nella Chiesa c’è un vescovo che è “l’analogo” di Pietro allora siamo ben lontani dal potere e dalla gloria mondana. E se Pietro dimenticasse che la sua testimonianza fondamentale è quella del peccatore perdonato allora, a immagine di Paolo ad Antiochia, profeti verranno a opporsi a lui “a viso aperto” ( Gal 2,11)». Guardo il Papa in silenzio, poi gli chiedo:

Il Papa: la Chiesa è il Vangelo
L'abbraccio nello storico incontro a Cuba con il patriarca ortodosso russo Kirill e Papa Francesco
L'abbraccio nello storico incontro a Cuba con il patriarca ortodosso russo Kirill e Papa Francesco


Padre, che cos’ha significato per lei quest’Anno di Misericordia?
Chi scopre di essere molto amato comincia a uscire dalla solitudine cattiva, dalla separazione che porta a odiare gli altri e se stessi. Spero che tante persone abbiano scoperto di essere molto amate da Gesù e si siano lasciate abbracciare da Lui. La misericordia è il nome di Dio ed è anche la sua debolezza, il suo punto debole. La sua misericordia lo porta sempre al perdono, a dimenticarsi dei nostri peccati. A me piace pensare che l’Onnipotente ha una cattiva memoria. Una volta che ti perdona, si dimentica. Perché è felice di perdonare. Per me questo basta. Come per la donna adultera del Vangelo «che ha molto amato». «Perché Lui ha molto amato». Tutto il cristianesimo è qui.
Ma è stato un Giubileo 'sui generis', con tanti gesti emblematici...
Gesù non domanda grandi gesti, ma solo l’abbandono e la riconoscenza. Santa Teresa di Lisieux, che è dottore della Chiesa, nella sua «piccola via» verso Dio indica l’abbandono del bambino, che si addormenta senza riserve tra le braccia di suo padre e ricorda che la carità non può rimanere chiusa nel fondo. Amore di Dio e amore del prossimo sono due amori inseparabili.
Sono stati realizzati gli intenti per cui lei lo aveva indetto?
Ma io non ho fatto un piano. Ho fatto semplicemente quello che mi ispirava lo Spirito Santo. Le cose sono venute. Mi sono lasciato portare dallo Spirito. Si trattava solo di essere docili allo Spirito Santo, di lasciar fare a Lui. La Chiesa è il Vangelo, è l’opera di Gesù Cristo. Non è un cammino di idee, uno strumento per affermarle. E nella Chiesa le cose entrano nel tempo quando il tempo è maturo, quando si offre.
Anche un Anno Santo straordinario...
È stato un processo che è maturato nel tempo, per opera dello Spirito Santo. Prima di me c’è stato san Giovanni XXIII che con la Gaudet mater Ecclesia nella «medicina della misericordia» ha indicato il sentiero da seguire all’apertura del Concilio, poi il beato Paolo VI, che nella storia del Samaritano ha visto il suo paradigma. Poi c’è stato l’insegnamento di san Giovanni Paolo II, con la sua seconda enciclica Dives in misericordia, e l’istituzione della festa della Divina Misericordia. Benedetto XVI ha detto che «il nome di Dio è misericordia». Sono tutti pilastri. Così lo Spirito porta avanti i processi nella Chiesa, fino al compimento.
Quindi il Giubileo è stato anche il Giubileo del Concilio, hic et nunc, dove il tempo della sua ricezione e il tempo del perdono coincidono...
Fare l’esperienza vissuta del perdono che abbraccia l’intera famiglia umana è la grazia che il ministero apostolico annuncia. La Chiesa esiste solo come strumento per comunicare agli uomini il disegno misericordioso di Dio. Al Concilio la Chiesa ha sentito la responsabilità di essere nel mondo come segno vivo dell’amore del Padre. Con la Lumen gentium è risalita alle sorgenti della sua natura, al Vangelo. Questo sposta l’asse della concezione cristiana da un certo legalismo, che può essere ideologico, alla Persona di Dio che si è fatto misericordia nell’incarnazione del Figlio. Alcuni – pensa a certe repliche ad Amoris laetitia – continuano a non comprendere, o bianco o nero, anche se è nel flusso della vita che si deve discernere. Il Concilio ci ha detto questo, gli storici però dicono che un Concilio, per essere assorbito bene dal corpo della Chiesa, ha bisogno di un secolo... Siamo a metà.
In questo tempo sono tuttavia significativi gli incontri e i viaggi ecumenici intrapresi. A Lesbo con il patriarca Bartolomeo e Hieronymus, a Cuba con il patriarca di Mosca Kirill, a Lund per la commemorazione congiunta della Riforma luterana. È stato l’Anno della Misericordia a favorire tutte queste iniziative con le altre Chiese cristiane?
Non direi che questi incontri ecumenici sono il frutto dell’Anno della Misericordia. No. Perché anche questi sono tutti parte di un percorso che viene da lontano. Non è una cosa nuova. Sono solo passi in più, lungo un cammino iniziato da tempo.

Servire i poveri è servire Cristo
L'abbraccio con il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I
L'abbraccio con il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I


Da quando è stato promulgato il decreto conciliare Unitatis redintegratio, più di cinquant’anni fa, e si è riscoperta la fratellanza cristiana basata sull’unico battesimo e sulla stessa fede in Cristo, il cammino sulla strada della ricerca dell’unità è andato avanti a piccoli e grandi passi e ha dato i suoi frutti. Continuo a seguire questi passi.
Quelli compiuti dai suoi predecessori...
Tutti quelli che sono stati compiuti dai miei predecessori. Come un passo in più è stato quel colloquio di papa Luciani con il metropolita russo Nikodim che gli morì tra le braccia e, abbracciato al fratello vescovo di Roma, Nikodim gli disse cose tanto belle sulla Chiesa. Ricordo i funerali di san Giovanni Paolo II, c’erano tutti i capi delle Chiese d’Oriente: questa è fratellanza. Gli incontri e anche i viaggi aiutano questa fratellanza, a farla crescere.
Lei però in meno di quattro anni ha incontrato tutti i primati e i responsabili delle Chiese cristiane. Questi incontri attraversano il suo pontificato. Perché questa accelerazione?
È il cammino dal Concilio che va avanti, s’intensifica. Ma è il cammino, non sono io. Questo cammino è il cammino della Chiesa. Io ho incontrato i primati e i responsabili, è vero, ma anche gli altri miei predecessori hanno fatto i loro incontri con questi o altri responsabili. Non ho dato nessuna accelerazione. Nella misura in cui andiamo avanti il cammino sembra andare più veloce, è il motus in fine velocior, per dirla secondo quel processo espresso nella fisica aristotelica.
Come vive personalmente questa sollecitudine negli incontri con i fratelli delle altre Chiese cristiane?
La vivo con molta fratellanza. La fratellanza si sente. C’è Gesù in mezzo. Per me sono tutti fratelli. Ci benediciamo l’un l’altro, un fratello benedice l’altro. Quando con il patriarca Bartolomeo e Hieronymus siamo andati a Lesbo in Grecia per incontrare i rifugiati ci siamo sentiti una cosa sola. Eravamo uno. Uno. Quando sono andato dal patriarca Bartolomeo al Fanar di Istanbul per la festa di sant’Andrea per me è stata una grande gioia. In Georgia ho incontrato il patriarca Ilia che non era andato a Creta per il Concilio ortodosso. La sintonia spirituale che ho avuto con lui è stata profonda. Io mi sono sentito davanti a un santo, un uomo di Dio mi ha preso la mano, mi ha detto cose belle, più con i gesti che con le parole. I patriarchi sono monaci. Tu vedi dietro una conversazione che sono uomini di preghiera. Kirill è un uomo di preghiera. Anche il patriarca copto Twadros, che ho incontrato, entrando in cappella si toglieva le scarpe e andava a pregare. Il patriarca Daniele di Romania un anno fa mi ha regalato un volume in spagnolo su san Silvestro del Monte Athos, la vita di questo grande santo monaco la leggevo già a Buenos Aires: «Pregare per gli uomini è versare il prosioni sangue». I santi ci uniscono dentro la Chiesa, attualizzando il suo mistero. Con i fratelli ortodossi siamo in cammino, sono fratelli, ci amiamo, ci preoccupiamo insieme, vengono a studiare da noi e con noi. Anche Bartolomeo ha studiato qui.
Con il patriarca ecumenico Bartolomeo, successore dell’apostolo Andrea, molti passi avete già compiuto insieme, in piena sintonia nei reciproci pronunciamenti. Vi sostiene in questo l’amore che trasformò la vita degli Apostoli: Pietro e Andrea erano fratelli...
A Lesbo, mentre insieme salutavamo tutti, c’era un bambino verso il quale mi ero chinato. Ma al bambino non interessavo, guardava dietro di me. Mi volto e vedo perché: Bartolomeo aveva le tasche piene di caramelle e le stava dando a dei bambini. Questo è Bartolomeo, un uomo capace di portare avanti tra tante difficoltà il Grande Concilio ortodosso, di parlare di teologia ad alto livello, e di stare semplicemente con i bambini. Quando veniva a Roma occupava a Santa Marta la stanza in cui io sto ora. L’unico rimprovero che mi ha fatto è che ha dovuto cambiarla.
Lei continua a incontrare con frequenza i capi delle altre Chiese. Ma il vescovo di Roma non deve occuparsi a tempo pieno della Chiesa cattolica?
Gesù stesso prega il Padre per chiedere che i suoi siano una cosa sola, perché così il mondo creda. È la sua preghiera al Padre. Da sempre, il vescovo di Roma è chiamato a custodire, a ricercare e servire questa unità. Sappiamo anche che le ferite delle nostre divisioni, che lacerano il corpo di Cristo, non possiamo guarirle da noi stessi. Quindi non si possono imporre progetti o sistemi per tornare uniti. Per chiedere l’unità tra noi cristiani possiamo solo guardare Gesù e chiedere che operi tra noi lo Spirito Santo. Che sia lui a fare l’unità. Nell’incontro di Lund con i luterani ho ripetuto le parole di Gesù, quando dice ai suoi discepoli: «Senza di me non potete fare nulla».
Che significato ha avuto commemorare con i luterani in Svezia i cinquecento anni della Riforma? È stata una sua “fuga in avanti”?
L’incontro con la Chiesa luterana a Lund è stato un passo in più nel cammino ecumenico che è iniziato cinquant’anni fa e in un dialogo teologico luterano-cattolico che ha dato i suoi frutti con la Dichiarazione comune, firmata nel 1999, sulla dottrina della Giustificazione, cioè su come Cristo ci rende giusti salvandoci con la sua Grazia necessaria, cioè il punto da cui erano partite le riflesprio di Lutero. Quindi, ritornare all’essenziale della fede per riscoprire la natura di ciò che unisce. Prima di me Benedetto XVI era andato a Erfurt, e su questo aveva parlato accuratamente, con molta chiarezza. Aveva ripetuto che la domanda su «come posso avere un Dio misericordioso » era penetrata nel cuore di Lutero, e stava dietro ogni sua ricerca teologica e interiore. C’è stata una purificazione della memoria. Lutero voleva fare una riforma che doveva essere come una medicina. Poi le cose si sono cristallizzate, si sono mescolati gli interessi politici del tempo, e si è finiti nel cuius regio eius religio, per cui si doveva seguire la confessione religiosa di chi aveva il potere.
Ma c’è chi pensa che in questi incontri ecumenici lei voglia “svendere” la dottrina cattolica. Qualcuno ha detto che si vuole “protestantizzare” la Chiesa...
Non mi toglie il sonno. Io proseguo sulla strada di chi mi ha preceduto, seguo il Concilio. Quanto alle opinioni, bisogna sempre distinguere lo spirito col quale vengono dette. Quando non c’è un cattivo spirito, aiutano anche a camminare. Altre volte si vede subito che le critiche prendono qua e là per giustificare una posizione già assunta, non sono oneste, sono fatte con spirito cattivo per fomentare divisione. Si vede subito che certi rigorismi nascono da una mancanza, dal voler nascondere dentro un’armatura la propria triste insoddisfazione. Se guardi il film Il pranzo di Babette c’è questo comportamento rigido.
Anche con i luterani c’è stato un forte appello a lavorare insieme per chi si trova in stato di necessità. Bisogna allora mettere da parte le questioni teologiche e sacramentali e puntare solo al comune impegno sociale e culturale?
Non si tratta di mettere da parte qualcosa. Servire i poveri vuol dire servire Cristo, perché i poveri sono la carne di Cristo. E se serviamo i poveri insieme, vuol dire che noi cristiani ci ritroviamo uniti nel toccare le piaghe di Cristo.

Ecumenismo? Non svendo la dottrina, seguo il Concilio
Il saluto con il patriarca Gewargis III della Chiesa assira dell'Oriente
Il saluto con il patriarca Gewargis III della Chiesa assira dell'Oriente


Penso al lavoro che dopo l’incontro di Lund possono fare insieme la Caritas e le organizzazioni caritative luterane. Non è un’istituzione, è un cammino. Certi modi di contrapporre le “cose della dottrina” alle “cose della carità pastorale” invece non sono secondo il Vangelo e creano confusione.
La commemorazione congiunta di Lund ha segnato un momento di accettazione mutua e un livello di comprensione reciproca profonda. Ma da qui come si possono risolvere le questioni ecclesiologiche ancora aperte e quindi quelle in merito al ministero e ai sacramenti, in particolare l’Eucaristia, che ci separano dalla Chiesa luterana? Come è possibile superare queste questioni per poter andare verso un’unità che sia visibile al mondo?
La Dichiarazione congiunta sulla giustificazione è la base per poter continuare il lavoro teologico. Lo studio teologico deve andare avanti. C’è il lavoro che sta facendo il Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. Il cammino teologico è importante, ma sempre insieme al cammino di preghiera, compiendo insieme opere di carità. Opere che sono visibili.
Anche al patriarca di Mosca, Kirill, lei ha detto che «l’unità si fa camminando », «l’unità non verrà come un miracolo alla fine, camminare insieme è già fare l’unità». Lei lo ripete spesso. Ma cosa significa?
L’unità non si fa perché ci mettiamo d’accordo tra noi, ma perché camminiamo seguendo Gesù. E camminando, per opera di Colui che seguiamo, possiamo scoprirci uniti. È il camminare dietro Gesù che unisce. Convertirsi significa lasciare che il Signore viva e operi in noi. Così scopriamo di trovarci uniti anche nella nostra comune missione di annunciare il Vangelo. Camminando e lavorando insieme, ci rendiamo conto che siamo già uniti nel nome del Signore e che quindi l’unità non la creiamo noi. Ci accorgiamo che è lo Spirito che spinge e ci porta avanti. Se tu sei docile allo Spirito, sarà Lui a dirti il passo che puoi fare, il resto lo fa Lui. Non si può andare dietro a Cristo se non ti porta, se non ti spinge lo Spirito con la sua forza. Per questo è lo Spirito l’artefice dell’unità tra i cristiani. Ecco perché dico che l’unità si fa in cammino, perché l’unità è una grazia che si deve chiedere, e anche perché ripeto che ogni proselitismo tra cristiani è peccaminoso. La Chiesa non cresce mai per proselitismo ma «per attrazione», come ha scritto Benedetto XVI. Il proselitismo tra cristiani quindi è in se stesso un peccato grave.
Perché?
Perché contraddice la dinamica stessa di come si diventa e si rimane cristiani. La Chiesa non è una squadra di calcio che cerca tifosi.
Quali sono quindi le strade da intraprendere per l’unità?
Fare processi invece di occupare spazi è la chiave anche del cammino ecumenico. In questo momento storico l’unità si fa su tre strade: camminare insieme con le opere di carità, pregare insieme, e poi riconoscere la confessione comune così come si esprime nel comune martirio ricevuto nel nome di Cristo, nell’ecumenismo del sangue. Lì si vede che il Nemico stesso riconosce la nostra unità, l’unità dei battezzati. Il Nemico, in questo, non sbaglia. E queste sono tutte espressioni di unità visibile. Pregare insieme è visibile. Compiere opere di carità insieme è visibile. Il martirio condiviso nel nome di Cristo è visibile.
Tuttavia tra i cattolici non sembra ancora così viva una sensibilità per la ricerca dell’unità tra i cristiani e una percezione del dolore della divisione...
Anche l’incontro di Lund, come tutti gli altri passi ecumenici, è stato un passo avanti per far comprendere lo scandalo della divisione, che ferisce il corpo di Cristo e che anche di fronte al mondo non possiamo permetterci. Come possiamo dare testimonianza della verità dell’amore se litighiamo, se ci separiamo tra noi? Quando ero bambino con i protestanti non si parlava. C’era un sacerdote a Buenos Aires che quando venivano a predicare gli evangelici con le tende mandava il gruppo giovanile a bruciarle. Ora i tempi sono cambiati. Lo scandalo va superato semplicemente facendo le cose insieme con gesti di unità e di fratellanza.
Quando a Cuba lei ha incontrato il patriarca Kirill, le sue prime parole sono state: «Abbiamo lo stesso battesimo. Siamo vescovi».
Quando ero vescovo di Buenos Aires mi davano gioia tutti i tentativi messi in atto da tanti sacerdoti per facilitare l’amministrazione dei battesimi. Il battesimo è il gesto con cui il Signore ci sceglie, e se riconosciamo che siamo uniti nel battesimo vuol dire che siamo uniti in quello che è fondamentale. È quella la sorgente comune che unisce tutti noi cristiani e nutre ogni possibile nostro nuovo passo per ritornare alla piena comunione tra noi. Per riscoprire la nostra unità non dobbiamo “andare oltre” il battesimo. Avere lo stesso battesimo vuol dire confessare insieme che il Verbo si è fatto carne: questo ci salva. Tutte le ideologie e le teorie nascono da chi non si ferma a questo, non rimane alla fede che riconosce Cristo venuto nella carne, e vuole “andare oltre”. Da lì nascono tutte le posizioni che tolgono alla Chiesa la carne di Cristo, che “scarnificano” la Chiesa. Se guardiamo insieme al nostro comune battesimo veniamo anche liberati dalla tentazione del pelagianesimo, che vuole convincerci che ci salviamo per forza nostra, con i nostri attivismi. E rimanere al battesimo ci salva anche dalla gnosi. Quest’ultima snatura il cristianesimo riducendolo a un percorso di conoscenza, che può fare a meno dell’incontro reale con Cristo.
Il patriarca Bartolomeo in un’intervista ad Avvenire disse che la radice della divisione è stata la penetrazione di un «pensiero mondano» nella Chiesa. Anche per lei è questa la causa della divisione?
Continuo a pensare che il cancro nella Chiesa è il darsi gloria l’un l’altro. Se uno non sa chi è Gesù, o non lo ha mai incontrato, lo può sempre incontrare; ma se uno sta nella Chiesa, e si muove in essa perché proprio nell’ambito della Chiesa coltiva e alimenta la sua fame di dominio e affermazione di sé, ha una malattia spirituale, crede che la Chiesa sia una realtà umana autosufficiente, dove tutto si muove secondo logiche di ambizione e potere. Nella reazione di Lutero c’era anche questo: il rifiuto di un’immagine di Chiesa come un’organizzazione che poteva andare avanti facendo a meno della Grazia del Signore, o considerandola come un possesso scontato, garantito a priori. E questa tentazione di costruire una Chiesa autoreferenziale, che porta alla contrapposizione e quindi alla divisione, ritorna sempre.
Riguardo agli ortodossi, si cita spesso la cosiddetta “formula Ratzinger”, enunciata dal teologo poi divenuto Papa: quella secondo cui «per ciò che riguarda il primato del Papa, Roma deve esigere dalle Chiese ortodosse niente più di ciò che nel primo millennio venne stabilito e vissuto». Ma la prospettiva della Chiesa dell’inizio e dei primi secoli cosa può suggerire di essenziale, anche nel tempo presente?
Dobbiamo guardare al primo millennio, può sempre ispirarci. Non si tratta di tornare indietro in maniera meccanica, non è semplicemente fare “retromarcia”: lì ci sono tesori validi anche oggi. Prima parlavo della autoreferenzialità, l’abitudine peccatrice della Chiesa di guardare troppo se stessa, come se credesse di avere luce propria. Il patriarca Bartolomeo ha detto la stessa cosa parlando di «introversione » ecclesiale. I Padri della Chiesa dei primi secoli avevano chiaro che la Chiesa vive istante per istante della Grazia di Cristo. Per questo – l’ho già detto altre volte – dicevano che la Chiesa non ha luce propria, e la chiamavano mysterium lunae, il mistero della luna. Perché la Chiesa dà luce, ma non brilla di luce propria. E quando la Chiesa, invece di guardare Cristo, guarda troppo se stessa vengono anche le divisioni. È quello che è successo dopo il primo millennio. Guardare Cristo ci libera da questa abitudine, e anche dalla tentazione del trionfalismo e del rigorismo. E ci fa camminare insieme nella strada della docilità allo Spirito Santo, che ci porta all’unità.
In diverse Chiese ortodosse ci sono resistenze al cammino verso l’unità, come quelle di quanti il metropolita Ioannis Zizioulas definisce «talebani ortodossi». Alcune resistenze possono ancora esserci anche da parte cattolica. Cosa occorre fare?
Lo Spirito Santo porta le cose a compimento, con i tempi che Lui stabilisce. Per questo non possiamo essere impazienti, sfiduciati, ansiosi. Il cammino richiede pazienza nel custodire e migliorare quanto già esiste, che è molto di più di ciò che divide. E testimoniare il suo amore per tutti gli uomini, perché il mondo creda.
avvenire.it
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François: non svendo la doctrine, je suis le Conseil
Stefania Falasca jeudi, 17 Novembre, 2016
Jubilee, oecuménisme, le Conseil: entrevue avec Avvenire Francis à la veille de la fermeture de la Porte Sainte, «L'Église est pas une équipe de football qui cherche supporters»
François: non svendo la doctrine, je suivre le Conseil
"Le Jubilé? Je ne l' ai pas fait un plan. Les choses ont. simplement laisser moi conduire par l'Esprit. L'Église est l'Evangile, est pas un chemin d'idées. Cette année , sur la miséricorde est un processus développé au fil du temps, du Conseil ... Toujours dans le domaine œcuménique le chemin vient de loin, avec les étapes de mes prédécesseurs. Ceci est le chemin de l'Eglise. Il est pas moi. Je n'ai pas donné d'accélération. Dans la mesure où nous avançons, le chemin semble aller plus vite, est le motus in fine velocior ". Casa Santa Marta, il est midi. La conversation avec François entre directement dans la dynamique de la période ecclésiale intense, et ne pouvait demeurer en particulier sur les réunions et les progrès œcuméniques réalisés qui ont également ponctué les voyages apostoliques en cette année de miséricorde qui est presque terminée et les recherches prioritaires de 'unité des chrétiens, dans ce temps historique déchirée par les conflits.
Après le voyage en Suède, je lui ai dit au téléphone que pendant le vol vers Rome de retour, en parlant avec des journalistes au sujet de cette importante réunion réconciliée avec les luthériens, était sans réponse de sa brillance, et longtemps pensé à lui poser quelques bonnes questions oecuménisme. Il est venu me chercher en train de me casser qui aurait réagi immédiatement. "Mais maintenant? ..." Je lui ai demandé, et m'a accordé un bon caractère de référence.
Rendez - vous au moins arrivée à l' avance. Je rentre avec mon fils, alors qu'il pleut dehors. Mais il est déjà en attente à la porte. Comme dans d' autres circonstances est la porte de cette rencontre, comme le père de tous les temps, comme la première fois que je l' ai rencontré, il y a plusieurs années. La patience dans l' attente semble avoir sa fibre, une raison d'être, son travail. Il prend ses lunettes et feuilletée sans se précipiter la flopée de questions. En marge épinglé notation quelque. Comme il se lève pour jeter des fleurs humides de pluie , je pense de l'Année Sainte enroulement vers le bas, la porte de la miséricorde est sur le point de fermer, et je l' ai lu une remarque d'il y a cinquante ans , le patriarche orthodoxe Athénagoras en dialogue avec Olivier Clément, ce qui me surprend «Nous devrions sonder plus profondément le sort de Pierre dans l'Evangile. Peter - écrit saint Grégoire Palamas - est le prototype même de l'homme nouveau, qui est le pécheur pardonné. Il est peut - être ici juste pour rappeler à l'Eglise qu'il vit pour le pardon de Dieu et n'a pas d' autre force que la Croix. S'il y a dans l'Eglise un évêque qui est «le même» Peter alors nous sommes loin de pouvoir et la gloire du monde. Et si Pierre oubliait que son témoin clé est celle du pécheur pardonné puis, à l'image de Paul à Antioche, les prophètes viendront à lui »à son visage" opposition ( Gal 2,11). " Je regarde le pape en silence, puis Je demande:

Pape: l'Église est l'Evangile
L'étreinte à la rencontre historique à Cuba avec orthodoxe russe Kirill Patriarche et le Pape Francis
L'étreinte à la rencontre historique à Cuba avec orthodoxe russe Kirill Patriarche et le Pape Francis


Père, qu'est-ce que cela signifiait pour vous cette année de la Miséricorde?
Qui se révèle être très aimé commence à sortir de la mauvaise solitude, la séparation qui conduit à haïr les autres et eux-mêmes. Je souhaite que beaucoup de gens ont trouvé pour être très aimé par Jésus et vous sont laissés embrassé par lui. Mercy est le nom de Dieu et est aussi sa faiblesse, son point faible. Sa miséricorde l'amène toujours à pardonner, à oublier nos péchés. J'aime à penser que le Tout-Puissant a une mauvaise mémoire. Une fois que vous pardonnez, oubliez ça. Pourquoi il est heureux de pardonner. Pour moi, cela suffit. Quant à la femme adultère de l'Evangile », qu'elle aimait beaucoup." "Parce qu'il a beaucoup aimé." L'ensemble du christianisme est ici.
Mais ce fut un Jubilé «sui generis», avec de nombreux gestes symboliques ...
Jésus ne demande pas de grandes actions, mais seulement l'abandon et la reconnaissance. Sainte Thérèse de Lisieux, qui est un docteur de l'Église, dans sa «petite voie» à Dieu signifie l'abandon de l'enfant, qui se endort sans réserve dans les bras de son père et se souvient que la charité ne peut pas rester fermée dans le fonds. Amour de Dieu et amour du prochain sont inséparables deux amours.
l'intention pour laquelle elle l'avait appelé ont été faits?
Mais je ne l'ai pas fait un plan. Je l'ai fait tout simplement ce qui m'a inspiré le Saint-Esprit. Les choses ont. Je me laisse porter par l'Esprit. Il était seulement d'être docile à l'Esprit Saint, de laisser à Lui. L'Eglise est l'Évangile, elle est l'œuvre de Jésus-Christ. Il est un voyage d'idées, un outil pour les faire valoir. Et dans l'Eglise choses viennent dans le temps lorsque le temps est venu, quand il offre.
Même une Année Sainte extraordinaire ...
Ce fut un processus qui a développé au fil du temps, par l'Esprit Saint. Avant moi , il était saint Jean XXIII qui , avec Gaudet Mater Ecclesia dans la «médecine de la miséricorde» a indiqué le chemin à suivre l'ouverture du conseil, le bienheureux Paul VI, qui , dans l'histoire du Samaritain a vu son paradigme . Puis il y eut l'enseignement de saint Jean - Paul II, avec sa seconde encyclique Dives in Misericordia, et la mise en place de la fête de la Divine Miséricorde. Benoît XVI a dit que «le nom de la miséricorde de Dieu». Ils sont tous les piliers. Ainsi l'Esprit porte sur les processus dans l'Eglise, jusqu'à la fin.
Donc, le jubilé était aussi le Jubilé du Conseil, ici et maintenant, où le temps de sa réception et le temps du pardon coïncident ...
Faire l'expérience du pardon qui embrasse toute la famille humaine est la grâce que le ministère apostolique annonce. L'Église existe seulement comme un outil pour communiquer aux gens le plan miséricordieux de Dieu. Au Conseil de l'Eglise se sentait la responsabilité d'être dans le monde comme un signe vivant de l'amour du Père. Avec LG montée de l 'aux sources de sa nature, à l'Evangile. Cela déplace l'axe de la conception chrétienne d'un certain légalisme, qui peut être idéologique, la Personnalité de Dieu qui est devenu l'incarnation de la miséricorde du Fils. Certains - pense de certaines réponses à Amoris laetitia - ne comprennent toujours pas, ou blanc ou noir, même si elle est dans le flux de la vie que vous avez à discerner. Le Conseil nous a dit cela , les historiens disent, cependant, qu'un Conseil, soit bien absorbé par le corps de l'Eglise, a besoin ... Nous sommes un demi - siècle.
En cette période sont, cependant, des réunions et des voyages œcuméniques importantes entreprises. A Lesbo avec le patriarche Bartholomée et Hieronymus, à Cuba avec le Patriarche de Moscou Kirill, à Lund pour la commémoration conjointe de la Réforme luthérienne. Ce fut l'année de la Miséricorde pour encourager toutes ces initiatives avec d' autres Eglises chrétiennes?
Je ne dirais pas que ces rencontres œcuméniques sont le fruit de l'Année de la Miséricorde. Non, parce que même ceux-ci font partie d'un processus qui remonte à loin. Il est pas une chose nouvelle. Ils sont tout simplement plus d'étapes le long d'un chemin long commencé.

Servir les pauvres est de servir le Christ
L'étreinte avec le Patriarche œcuménique de Constantinople Bartholomée Ier
L'étreinte avec le Patriarche œcuménique de Constantinople Bartholomée Ier


Depuis qu'il a été promulgué le décret conciliaire UR, il y a plus de cinquante ans, et a retrouvé la fraternité chrétienne fondée sur le seul baptême et la même foi dans le Christ, le chemin de l' unité sur la route a continué à petites et grandes étapes et a porté ses fruits. Je continue de suivre ces étapes.
Ceux faits par ses prédécesseurs ...
Tous ceux qui ont été faites par mes prédécesseurs. Comme une nouvelle étape a été celle de l'interview pape Luciani avec le russe métropolite Nikodim qui est mort dans ses bras et embrassé son évêque frère de Rome, Nikodim a déclaré que ces bonnes choses à propos de l'Eglise. Je me souviens des funérailles de saint Jean-Paul II, il y avait tous les chefs des Églises orientales: Ceci est la fraternité. Les réunions et les voyages aident aussi cette fraternité, pour le faire grandir.
Elle, cependant, en moins de quatre ans, il a rencontré tous les primates et les dirigeants des Églises chrétiennes. Ces rencontres par le biais de son pontificat. Parce que cette accélération?
Il est le voyage du Conseil , qui se poursuit, intensifiée. Mais il est le voyage, pas moi. Ce chemin est le chemin de l'Eglise. Je l' ai rencontré les primates et les dirigeants, il est vrai, mais aussi le reste de mes prédécesseurs ont fait leurs rencontres avec ceux - ci ou d' autres responsables. Je n'ai pas donné d'accélération. Dans la mesure où nous allons sur la route semble aller plus vite, est le motus in fine velocior, pour le mettre en fonction de ce processus exprimé dans la physique aristotélicienne.
Comment vivez-vous personnellement cette préoccupation dans les réunions avec les frères des autres Eglises chrétiennes?
Je vis avec beaucoup de fraternité. Fraternité se sent. Jésus est au milieu. Pour moi, ils sont tous frères. Nous bénissons l'autre, un frère bénit les autres. Lorsque le patriarche Bartholomée et Hieronymus est allé sur Lesbos en Grèce pour rencontrer les réfugiés nous nous sommes sentis un. Nous étions un. A. Quand je suis allé au patriarche Bartholomée au Phanar à Istanbul pour la fête de saint André pour moi, ce fut une grande joie. En Géorgie, j'ai rencontré le patriarche Ilia était pas allé en Crète pour le Conseil orthodoxe. L'harmonie spirituelle que j'eus avec lui était profonde. Je me sentais en face d'un saint, un homme de Dieu a pris ma main, m'a dit de bonnes choses, plus avec des gestes que des mots. Les patriarches sont des moines. Vous voyez derrière une conversation qu'ils sont des hommes de prière. Kirill est un homme de prière. Même le patriarche copte Twadros, j'ai rencontré, entrant dans la chapelle a enlevé ses chaussures et est allé prier. Le Patriarche Daniel de Roumanie il y a un an m'a donné un livre en espagnol de San Silvestro du Mont Athos, la vie de ce grand saint Monaco lire déjà à Buenos Aires: "Priez pour le sang prosioni versé de ces hommes." Les Saints nous unissent au sein de l'Eglise, incarnant son mystère. Avec nos frères orthodoxes nous voyageons, nous sommes frères, nous aimons, nous nous soucions ensemble, venir étudier avec nous et avec nous. Bartholomew a également étudié ici.
Avec le Patriarche œcuménique Bartholomée, le successeur de l'apôtre André, de nombreuses mesures ont déjà accompli ensemble, en pleine harmonie dans les déclarations mutuelles. vous soutient dans cet amour qui transforment la vie des Apôtres Pierre et André étaient frères ...
À Lesbos, tout ensemble, nous avons accueilli tout, il y avait un enfant à laquelle je me penche vers le bas. Mais l'enfant ne l'intéressait pas, regarda derrière moi. Je me retourne et voir pourquoi: Bartholomew avait les poches pleines de bonbons et donnait aux enfants. Ceci est Bartolomeo, un homme capable de mener à bien toutes les difficultés du Conseil orthodoxe Grande, pour parler de la théologie de haut niveau, et juste être avec les enfants. Quand il est venu à Rome pour Santa Marta occupé la chambre où je suis maintenant. Le seul reproche qui m'a fait est qu'il devait changer.
Elle continue à se rencontrer fréquemment les dirigeants des autres églises. Mais l'évêque de Rome ne devrait pas suivre à plein temps l'Eglise catholique?
Jésus lui-même a prié le Père pour demander que son peut-être un, pourquoi donc le monde croie. Il est sa prière au Père. Toujours, l'évêque de Rome est appelé à garder, à chercher et à servir cette unité. Nous savons aussi que les blessures de nos divisions sont en train de détruire le corps du Christ, nous ne pouvons pas nous guérir. Ensuite, vous ne pouvez pas imposer des projets ou des systèmes pour revenir ensemble. Pour demander l'unité des chrétiens, nous ne pouvons regarder Jésus et demander qui fonctionne entre nous le Saint-Esprit. Pour lui faire le lecteur. Lors de la réunion à Lund avec les luthériens, je l'ai répété les paroles de Jésus quand il dit à ses disciples: «Sans moi vous ne pouvez rien faire."
Quelle était la signification de commémorer les luthériens en Suède, le cinq centième anniversaire de la Réforme? Il était son «fuite en avant»?
La rencontre avec l'Eglise luthérienne de Lund était une étape de plus dans le chemin œcuménique qui a commencé il y a cinquante ans et dans un dialogue théologique luthérien-catholique qui a payé avec la déclaration commune, signée en 1999, sur la doctrine de Justification, voilà comment le Christ nous rend justes nous sauver avec sa grâce nécessaire, qui est le point à partir duquel les jeux étaient riflesprio Luther. Ensuite, revenir à l'essentiel de la foi de redécouvrir la nature de ce qui unit. Devant moi Benoît XVI est allé à Erfurt, et cela avait soigneusement parlé, très clairement. Il a répété que la question de "comment puis - je avoir un Dieu miséricordieux" avait pénétré dans le cœur de Luther, et se tenait derrière toute sa recherche théologique et intérieure. Il y avait une purification de la mémoire. Luther voulait faire une réforme qui était censé être comme un médicament. Puis les choses se cristallisent, ils ont mélangé les intérêts politiques de l'époque, et a terminé dans le cujus regio, donc il fallait suivre la religion de ceux qui avaient le pouvoir.
Mais certaines personnes pensent que dans ces rencontres œcuméniques, elle veut «se vendre» à la doctrine catholique. Quelqu'un a dit que vous voulez "protestantizzare" l'Eglise ...
Je ne prends pas loin mon sommeil. Je continue sur la route de ceux qui me l' ont précédé, je suis le conseil. Quant aux avis, nous devons toujours distinguer l'esprit dans lequel elles sont parlées. Quand il n'y a pas un mauvais esprit, ils aident aussi à marcher. D' autres fois , vous voyez tout de suite qu'ils prennent la critique ici et là pour justifier une place déjà, ils ne sont pas honnêtes, sont faites avec mauvais esprit pour fomenter la division. On voit immédiatement que certaines rigueurs découlent d'un manque, de vouloir se cacher dans leur armure triste insatisfaction. Si vous regardez le film Le Festin de Babette est ce comportement rigide.
Même avec les luthériens il y avait un fort appel à travailler ensemble pour ceux qui sont dans le besoin. Nous devons donc mettre de côté les questions théologiques et sacramentelles et se concentrer uniquement sur l'engagement social et culturel commun?
Cela ne veut pas mettre de côté quelque chose. Servir les pauvres est de servir le Christ, parce que les pauvres sont la chair du Christ. Et si nous servons les pauvres ensemble, cela signifie que nous, chrétiens, nous trouvons-nous unis à toucher les plaies du Christ.

Œcuménisme? Svendo pas la doctrine, je suis le Conseil
Le message d'accueil avec Gewargis III Patriarche de l'Eglise assyrienne d'Orient
Le message d'accueil avec Gewargis III Patriarche de l'Eglise assyrienne d'Orient


Je pense que le travail que, après la réunion de Lund peut faire ensemble Caritas et des organisations caritatives luthérienne. Il est pas une institution, il est un voyage. Certaines façons de s'opposer aux «choses de la doctrine» aux «choses de la charité pastorale» au lieu ne sont pas conformes à l'Evangile et déroutant.
La commémoration commune Lund a marqué un moment de l'acceptation mutuelle et un niveau de compréhension mutuelle plus profonde. Mais d'ici que vous pouvez résoudre les questions en suspens ecclésiologiques et puis ceux sur le ministère et les sacrements, en particulier l'Eucharistie, qui nous séparent de l'Eglise luthérienne? Comment vous pouvez surmonter ces problèmes en vue de progresser vers une unité qui est visible pour le monde?
La déclaration commune sur la justification est la base pour la poursuite du travail théologique. étude théologique doit continuer. Il y a le travail qui fait du Conseil pontifical pour la promotion de l'unité des chrétiens. Le voyage théologique est important, mais toujours avec le chemin de la prière, faire un travail de charité ensemble. Travaux qui sont visibles.
Même le patriarche de Moscou, Kirill, elle a dit que "l'unité se fait en marchant», «l'unité ne viendra pas comme un miracle, à la fin, marcher ensemble est déjà fait l'unité." Elle répète souvent. Mais qu'est-ce que cela signifie?
L'unité ne se fait pas parce que nous sommes d'accord entre nous, mais parce que la suite de Jésus. Et la marche à travers le travail de celui que nous suivons, nous pouvons nous découvrir ensemble. Il marche derrière Jésus qui unit. Pour convertir moyens de laisser le Seigneur vivre et travailler en nous. Donc, nous découvrons que nous pouvons aussi nous trouver unis dans notre mission commune d'annoncer l'Evangile. Marcher et travailler ensemble, nous nous rendons compte que nous sommes déjà unis dans le nom du Seigneur, et l'unité ne crée pas nous-mêmes. Nous nous rendons compte qu'il est l'Esprit qui nous pousse et porte. Si vous êtes dociles à l'Esprit, Il vous dira d'une manière que vous pouvez faire, le reste est fait par Lui. Vous ne pouvez pas revenir à Christ, si vous ne vous si vous ne poussez pas l'Esprit avec sa force. Car l'Esprit l'auteur de l'unité chrétienne. Voilà pourquoi je dis que l'unité est sur le chemin, parce que l'unité est une grâce que vous devez vous demander, et aussi parce que je répète que tout prosélytisme parmi les chrétiens est un péché. L'Eglise ne se développe jamais pour faire du prosélytisme, mais «par attraction», comme Benoît XVI a écrit. Le prosélytisme des chrétiens est donc en soi un péché grave.
Pourquoi?
Parce que cela contredit la dynamique même de la façon de devenir et de rester chrétien. L'Eglise est pas une équipe de football qui cherche fans.
Alors, quelles sont les routes à prendre à l'unité?
Faire des processus au lieu d'occuper l'espace est la clé aussi du voyage œcuménique. En ce moment historique de l'unité se fait de trois façons: marcher ensemble avec les œuvres de charité, prier ensemble, puis reconnaître la confession commune exprimée dans la municipalité a reçu le martyre au nom du Christ, le sang de l'oecuménisme. Là, vous voyez que l'ennemi lui-même reconnaît notre unité, l'unité des baptisés. L'ennemi, dans ce domaine, aucune erreur. Et ce sont toutes les expressions de l'unité visible. Prier ensemble est visible. Est-ce que les œuvres de charité ensemble est visible. Martyre partagé au nom du Christ est visible.
Cependant, parmi les catholiques ne semble pas encore une sensibilité si vivante à la recherche de l'unité entre les chrétiens et une perception de la douleur de la division ...
Même la réunion de Lund, comme toutes les autres étapes œcuméniques, était un pas en avant pour comprendre le scandale de la division, qui blesse le corps du Christ et que, même avant le monde, nous ne pouvons pas se permettre. Comment pouvons-nous rendre témoignage à la vérité, si nous nous battons, si nous nous séparons entre nous? Quand j'étais un enfant avec les protestants ne parlait pas. Il y avait un prêtre à Buenos Aires que quand ils sont venus pour prêcher l'évangile avec les rideaux envoyés le groupe de jeunes à brûler. Maintenant, les temps ont changé. Le scandale doit être surmonté simplement en faisant des choses ensemble avec des gestes d'unité et de fraternité.
Quand à Cuba, elle a rencontré le patriarche Kirill, ses premiers mots ont été: «Nous avons le même baptême. Nous évêques. "
Quand j'étais évêque de Buenos Aires m'a donné la joie toutes les tentatives faites par tant de prêtres pour faciliter l'administration des baptêmes. Le baptême est l'acte par lequel le Seigneur nous choisit, et si nous reconnaissons que nous sommes unis dans le baptême signifie que nous sommes unis dans ce qui est essentiel. Telle est la source commune qui unit tous les chrétiens nous et notre nouveau flux toutes les mesures possibles pour revenir à la pleine communion entre nous. Pour retrouver notre unité, nous ne devons pas «aller au-delà" le baptême. Avoir le même baptême signifie confesser ensemble que la Parole a été faite chair: ce qui nous sauve. Toutes les idéologies et les théories sont nés par ceux qui ne se limite pas à cela, il ne reste pas dans la foi qui reconnaît le Christ comme venant dans la chair, et veut «aller au-delà." De là, ils viennent de toutes les positions qui prennent la viande à l'Eglise du Christ, qui "scarnificano" l'Eglise. Si nous regardons avec notre baptême commun, nous sommes également libérés de la tentation de pélagianisme, qui veut nous convaincre que nous sommes sauvés par notre force, notre militantisme. Et rester au baptême nous sauver aussi par gnose. Il déforme le christianisme réduisant à un chemin de connaissance, qui peut le faire sans véritable rencontre avec le Christ.
Patriarche Bartholomaios dans une interview à Avvenire il a dit que la racine de la division était la pénétration d'une «pensée du monde» dans l'Eglise. Pour elle , cela est la cause de la division?
Je pense toujours que le cancer dans l'Église est la gloire Peut-être un autre. Si on ne sait pas qui est Jésus, ou n'a jamais rencontré, vous pouvez toujours répondre; mais si l'on est dans l'Eglise, et se déplace dans ce précisément parce que dans l'Eglise grandit et se nourrit de sa faim de domaine et l'affirmation de soi, a une maladie spirituelle, estime que l'Eglise est une réalité humaine autonome, où tout Il se déplace selon la logique de l'ambition et de la puissance. Dans la réaction de Luther il y avait aussi ceci: le refus d'une image de l'Église comme une organisation qui pourrait continuer à le faire sans la grâce du Seigneur, ou le considérant comme une possession accordée, garantie à l'avance. Et cette tentation de construire une Eglise auto-référentielle, conduisant à l'opposition et la division, retourne toujours.
En ce qui concerne les orthodoxes, est souvent cité le soi-disant «formule Ratzinger», énoncé par le théologien qui devint plus tard le pape: celui qui "en ce qui concerne la primauté du pape, Rome doit exiger rien de plus des Églises orthodoxes de ce qui a été établi dans le premier millénaire et il a vécu ". Mais la perspective de l'Eglise des premiers siècles du début et il peut suggérer essentiel, même dans le temps présent?
Nous devons regarder vers le premier millénaire, vous pouvez toujours nous inspirer. Cela ne veut pas revenir de façon mécanique est de retour non pas simplement de "reverse": il y a aussi des trésors valables aujourd'hui. Avant que je parlais de l'auto, l'habitude du péché de l'Église à regarder trop elle - même, comme s'il croyait avoir sa propre lumière. Le patriarche Bartholomée dit la même chose au sujet de leur "introversion" ecclésiale. Les Pères de l'Eglise des premiers siècles avaient clairement que l'Église vit à chaque instant la grâce du Christ. Pour cela - je l' ai dit - a dit que l'Église n'a pas sa propre lumière, et ils appelé mysterium lunae, le mystère de la lune. Parce que l'Église donne de la lumière, mais ne brille pas avec leur propre lumière. Et quand l'Église, au lieu de regarder le Christ, se regarde trop sont aussi des divisions. Il est ce qui est arrivé après le premier millénaire. Regardez le Christ nous libère de cette habitude, et même la tentation du triomphalisme et de rigueur. Elle nous fait marcher ensemble sur le chemin de l' obéissance à l'Esprit Saint, qui nous conduit à l' unité.
Dans différentes églises orthodoxes il y a une résistance sur le chemin vers l'unité, comme ceux de beaucoup le métropolite Jean Zizioulas appelle «Taliban orthodoxe." Une certaine résistance peut encore être là du côté catholique. Que devez-vous faire?
Le Saint-Esprit apporte des choses à concrétiser, avec le temps qu'il choisit. Pour cela, nous ne pouvons pas être impatient, découragé, anxieux. Le voyage exige de la patience dans la préservation et l'amélioration de ce qui existe déjà, ce qui est beaucoup plus que ce qui divise. Et témoigner de son amour pour tous les hommes, afin que le monde croie.

     

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 François:Je ne suis pas la doctrine, mais le Concile.Interview à l'Avvenire par Jean Kinzler  (2016-11-19 09:07:24)
      la première interview du pape.... par AVV-VVK  (2016-11-19 10:19:43)
          ah oui ! par jejomau  (2016-11-19 11:15:34)


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