Le pape parle du péché mortel par Jean Kinzler 2016-05-19 19:00:24 |
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François:"Les riches qui exploitent pauvres sont en état de péché mortel."
Papa: ricchi che sfruttano lavoratori sono sanguisughe, è peccato mortale
Il Papa nella Cappellina di Casa Santa Marta - OSS_ROM
Il Papa nella Cappellina di Casa Santa Marta - OSS_ROM
19/05/2016 10:22SHARE:
Sfruttare la gente sul lavoro per arricchirsi è come essere delle sanguisughe, è peccato mortale: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Casa Santa Marta. Il servizio di Sergio Centofanti:
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Ricchi che succhiano il sangue dei poveri
La prima lettura del giorno, tratta dalla lettera di San Giacomo, è un forte monito ai ricchi che accumulano denaro sfruttando la gente. “Le ricchezze in se stesse sono buone” – spiega il Papa – ma sono “relative, non sono una cosa assoluta”. Sbagliano, infatti, quelli che seguono la cosiddetta “teologia della prosperità”, secondo la quale “Dio ti fa vedere che tu sei giusto se ti dà tante ricchezze”. Il problema è non attaccare il cuore alle ricchezze, perché – sottolinea il Papa – “non si può servire Dio e le ricchezze”. Queste possono diventare “catene” che tolgono “la libertà di seguire Gesù”. “Ecco – dice San Giacomo - il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre e che voi non avete pagato grida e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore onnipotente”:
“Quando le ricchezze si fanno con lo sfruttamento della gente, quei ricchi che sfruttano, sfruttano il lavoro della gente e quella povera gente diviene schiava. Ma pensiamo a oggi, pensiamo qui: ma in tutto il mondo accade lo stesso. ‘Voglio lavorare’ – ‘Bene: ti fanno un contratto. Da settembre a giugno’. Senza possibilità di pensione, senza assicurazione sanitaria … A giugno lo sospendono e luglio e agosto deve mangiare aria. E a settembre te lo ridanno. Questi che fanno questo sono vere sanguisughe e vivono dei salassi del sangue della gente che rendono schiavi del lavoro”.
Lo sfruttamento sul lavoro è peccato mortale
Papa Francesco ricorda quanto gli ha detto una ragazza che aveva trovato un lavoro da 11 ore al giorno a 650 euro in nero. E le hanno detto: “Se ti piace, prendilo, se no, vattene. Ce ne sono altri”, dietro di te c’è la coda! Questi ricchi – osserva – “ingrassano in ricchezze” e l’apostolo dice: “Vi siete ingrassati per il giorno della strage”. “Il sangue di tutta questa gente che avete succhiato” e di cui “avete vissuto, è un grido al Signore, è un grido di giustizia. Lo sfruttamento della gente – afferma ancora il Papa - “oggi è una vera schiavitù”. “Noi - dice - pensavamo che gli schiavi non esistessero più: esistono. E’ vero, la gente non va a prenderli in Africa per venderli in America: no. Ma è nelle nostre città. E ci sono questi trafficanti, questi che trattano la gente con il lavoro senza giustizia”:
“Ieri, nell’udienza, abbiamo meditato sul ricco Epulone e Lazzaro. Ma, questo ricco era nel suo mondo, non si accorgeva che dall’altra parte della porta della sua casa c’era qualcuno che aveva fame. Ma questo è peggio. Quel ricco, almeno, non se ne accorgeva e lasciava che l’altro morisse di fame. Ma questo è peggio: questo è affamare la gente con il loro lavoro per il mio profitto! Vivere del sangue della gente. E questo è peccato mortale. E’ peccato mortale. E ci vuole tanta penitenza, tanta restituzione per convertirsi di questo peccato”.
Il funerale dell'avaro
Il Papa ricorda la morte di un uomo avaro con la gente che scherzava: “Il funerale è stato rovinato” – dicevano - “non avevano potuto chiudere la bara”, perché “voleva prendere con sé tutto quello che aveva, e non poteva”. “Nessuno può portare con sé le proprie ricchezze”. Papa Francesco conclude:
“Pensiamo a questo dramma di oggi: lo sfruttamento della gente, il sangue di questa gente che diventa schiava, i trafficanti di gente e non solo quelli che trafficano le prostitute e i bambini per il lavoro minorile, ma quel traffico più – diciamo – ‘civilizzato’: ‘Io ti pago fino a qua, senza vacanze, senza assicurazione sanitaria, senza … tutto in nero … Ma io divengo ricco!’. Che il Signore ci faccia capire oggi quella semplicità che Gesù ci dice nel Vangelo di oggi: è più importante un bicchiere d’acqua in nome di Cristo che tutte le ricchezze accumulate con lo sfruttamento della gente”.
RV
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Le Pape fustige la vanité et la recherche du pouvoir et de l'argent
Le Pape lors de la messe du 17 mai 2016 - OSS_ROM
17/05/2016 12:56SHARE:
(RV) La voie que montre Jésus est celle du service alors que souvent dans l’Église, on recherche le pouvoir, l’argent et la vanité. C’est le cœur de la réflexion du Pape François en ce mardi 17 mai 2016. Son homélie lors de la messe en la chapelle de la Maison Sainte-Marthe, est en écho à ce qu’il a dit lundi après-midi aux évêques italiens lors de l’ouverture de leur assemblée générale.
Se basant sur la lecture du jour, le Pape rappelle que quand Jésus parle de service, ses disciples se demandent qui est le plus grand. « Jésus parle une langue d’humiliation, de mort, de rédemption et eux, parlent une langue de parvenus : qui ira le plus haut dans le pouvoir ? ».
Or, explique le Pape, « le plus grand est celui qui sert le plus, c’est celui qui est le plus au service des autres ; ce n’est pas celui qui se vante, qui recherche le pouvoir, l’argent, la vanité, l’orgueil. Non, ceux-ci ne sont pas grands ». Ce qui s’est passé avec les Apôtres, « c’est une histoire qui arrive chaque jour dans l’Église, dans chaque communauté », regrette François.
La première lecture, la lettre de saint Jacques, est aussi une mise en garde contre les passions que suscitent le pouvoir, les envies et les jalousies. Le Pape fustige comme il le fait souvent, les bavardages qui salissent autrui et qui n’ont que pour objectif d’atteindre le pouvoir. Là aussi, François regrette amèrement que cela se produise dans chaque institution ecclésiale, des paroisses aux diocèses. Or, Jésus, affirme-t-il, est venu pour « servir » et non « pour être servi ».
Le Pape reconnait que « nous sommes tous tentés par ces choses, nous sommes tentés de détruire l’autre pour monter par-dessus. C’est une tentation mondaine qui divise et détruit l’Église. Ce n’est pas l’esprit de Jésus ». La grandeur des saints, c’est d’avoir su qu’ils étaient pécheurs, qu’ils étaient tentés par la mondanité, souligne François, en une sorte d’appel à la prise de conscience de nos faiblesses. (XS)RV
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