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Chine-Vatican:vers un accord?Le Pape à Pékin avant juin 2016?
par Jean Kinzler 2015-06-05 17:49:38
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Il merito, oltre che al Papa che lo ha scelto, va soprattutto al cardinale Pietro Parolin
Cina-Vaticano, accordo in vista
E Francesco andrà in visita a Pechino entro quest'anno
di Antonino D'Anna

Cina-Vaticano, è quasi fatta. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, è probabile che il Papa possa arrivare in visita in Cina entro la fine dell'anno o tutt'al più nella prima metà del prossimo. Oltretevere si dice ultimamente che si starebbero trattando alcuni aspetti diplomatici della visita papale, ma è probabile che Papa Francesco compia un passo davvero storico riannodando le fila di un discorso interrottosi nel 1951 con l'espulsione degli ultimi missionari cattolici dall'ex Celeste impero.

La svolta nelle relazioni tra Pechino e Roma, dicono Oltretevere, è dovuta alla scelta del cardinale Pietro Parolin, che già all'inizio del millennio aveva lungamente trattato con i cinesi e nel 2005 il Vaticano (fonte: i cablo di Wikileaks) era arrivato clamorosamente ad un passo dall'accordo.


Poi tutto è sfumato in un attimo. È venuta in seguito la gestione della Segreteria di Stato sotto Benedetto XVI, con Tarcisio Bertone alla guida della macchina vaticana e l'ascesa di un falco come il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, arcivescovo emerito di Hong Kong, non ha aiutato un clima di appeasentement con Pechino. Con l'arrivo di Parolin al timone della Segreteria di Stato, però, le cose sono cambiate e la trattativa è potuta ripartire.

È interessante notare che dopo la ripresa del dialogo con la Cina, è andata gradualmente scemando», si dice in Vaticano, «l'attività della Comunità di Sant'Egidio quale diplomazia parallela vaticana. I cablo di Wikileaks raccontano come, nel decennio scorso, al contrario, Roma avesse utilizzato la diplomazia parallela rappresentata dalla cosiddetta «Onu di Trastevere» come ballon d'essai: se il tentativo andava bene, allora la diplomazia vaticana usava il canale aperto da Sant'Egidio; se il tentativo non funzionava, Roma si poteva sfilare. Adesso tutto questo sembrerebbe non esistere più: a Sant'Egidio», dicono a Roma, «sarebbe rimasta l'attività diplomatica parallela in zone più destrutturate come ad esempio l'Africa, dove regimi instabili e situazioni non facili permettono alla Comunità di esprimersi al meglio nel costruire e gettare ponti; per quanto riguarda la Cina, però, il dialogo passa per la scrivania di Parolin. E da lì non può prescindere.

Tuttavia, questo dialogo ha sempre le sue montagne russe. Certo, l'avvento del nuovo presidente Xi Jinping ha significato un recupero dei culti tradizionali cinesi, nei confronti dei quali Xi si dimostra favorevole. Ma Pechino sa benissimo che una presenza e attività cattolica in Cina permetterebbe un equilibrio e una risposta anche nei confronti di eventuali fondamentalisti musulmani. Il nodo fondamentale resta sempre quello: la Cina non vuole intromissioni del Vaticano nella gestione delle cose religiose e in particolare le nomine episcopali; ha fondato una chiesa che non riconosce il Papa (l'Associazione Patriottica) e procede a nomine illegali dal punto di vista canonico; ma non è affatto detto che non si riesca a trovare un modus vivendi come in Vietnam. Dove l'artefice del successo è stato proprio Parolin.italiaoggi.it

     

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