Le Forum Catholique

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images/icones/flagIt.gif  ( 812044 )Benoit XVI parle de la prophétie de Malachie sur les Papes par Jean Kinzler (2016-09-14 15:36:50) 

BENEDETTO XVI ULTIMO PAPA? “TUTTO PUO’ ESSERE”, RISPONDE LUI. QUELLO CHE NON VI HANNO DETTO SUL LIBRO DI RATZINGER - Lo Straniero

Ma chi è oggi il Papa e precisamente quanti ce ne sono? La confusione regna sovrana e la nuova uscita di Benedetto XVI – il libro-intervista “Ultime conversazioni” – invece di dissolvere i dubbi li moltiplica.

Parto dal dettaglio più curioso.

Domanda Peter Seewald a Benedetto XVI: “Lei conosce la profezia di Malachia, che nel medioevo compilò una lista di futuri pontefici, prevedendo anche la fine del mondo, o almeno la fine della Chiesa. Secondo tale lista il papato terminerebbe con il suo pontificato E se lei fosse effettivamente l’ultimo a rappresentare la figura del papa come l’abbiamo conosciuto finora?”.

La risposta di Ratzinger è sorprendente: “Tutto può essere”. Poi addirittura aggiunge: “Probabilmente questa profezia è nata nei circoli intorno a Filippo Neri” (cioè la chiama “profezia” e la riconduce a un grande santo e mistico della Chiesa). Conclude con una battuta di alleggerimento, ma quella è stata la sua risposta.

LA ROTTURA

Dunque Benedetto XVI ritiene di essere stato l’ultimo papa (per la fine del mondo o la fine della Chiesa)? Probabilmente no. Allora ritiene – almeno secondo la versione dell’intervistatore – di essere stato l’ultimo ad aver esercitato il papato come l’abbiamo conosciuto per duemila anni? Forse sì.

E anche questa seconda fa sobbalzare, perché è cosa nota che il papato – d’istituzione divina – per la Chiesa non può essere cambiato da una volontà umana.

Del resto quale cambiamento? C’è una rottura nell’ininterrotta tradizione della Chiesa?

Un altro flash del libro porta in questa direzione. “Lei si vede come l’ultimo papa del vecchio mondo” domanda Seewald “o come il primo del nuovo?”. Risposta: “Direi entrambi”.

Ma che intende dire? Cosa significa “vecchio” e “nuovo”, soprattutto per uno come Benedetto XVI che ha sempre combattuto l’interpretazione del Concilio come “rottura” della tradizione e ha sempre affermato la necessaria continuità, senza cesure, della storia della Chiesa?

A pagina 31 Seewald afferma (e il testo è stato rivisto e vidimato da Benedetto XVI) che Ratzinger ha compiuto un “atto rivoluzionario” che “ha cambiato il papato come nessun altro pontefice dell’epoca moderna”.

Questa tesi – che evidentemente allude all’istituzione del “papa emerito” – ha qualche aggancio con le cose che dice Ratzinger in questo libro? Sì, a pagina 39.

IL GIALLO

Prima di riassumere cosa dice qui papa Benedetto, però, devo ricordare che la figura del “papa emerito” non è mai esistita nella storia della Chiesa e i canonisti hanno sempre affermato che non può esistere, in quanto il “papato” non è un sacramento, come invece è l’ordinazione episcopale, infatti in duemila anni tutti coloro che hanno rinunciato al papato sono tornati allo status precedente, mentre i vescovi rimangono vescovi anche quando non hanno più la giurisdizione di una diocesi.

Ciononostante Benedetto XVI, negli ultimi giorni del suo pontificato, andando contro tutto ciò che i canonisti avevano sempre sostenuto, annunciò che lui sarebbe diventato appunto “papa emerito”.

Non ne spiegò il profilo teologico, però nel suo ultimo discorso affermò: “La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo”.

Benedetto accompagnava tali parole con la decisione di restare in Vaticano, di continuare a vestirsi con la tonaca e zucchetto bianchi, di conservare lo stemma papale con le chiavi di Pietro e il titolo di “Sua Santità Benedetto XVI”.

Ce n’era abbastanza per chiedersi cosa stava accadendo e se si era veramente dimesso dal papato. Cosa che io feci su queste colonne, anche perché nel frattempo il canonista Stefano Violi aveva studiato la “declaratio” di rinuncia ed era arrivato a queste conclusioni: “(Benedetto XVI) dichiara di rinunciare al ministerium. Non al Papato, secondo il dettato della norma di Bonifacio VIII; non al munus secondo il dettato del can. 332 § 2, ma al ministerium, o, come specificherà nella sua ultima udienza, all’‘esercizio attivo del ministero’ ”.

In seguito ai miei articoli, il vaticanista Andrea Tornielli, molto vicino a papa Francesco, nel febbraio 2014, andò a domandare a Benedetto XVI perché era rimasto papa emerito e la sollecitata risposta fu questa: “Il mantenimento dell’abito bianco e del nome Benedetto è una cosa semplicemente pratica. Nel momento della rinuncia non c’erano a disposizione altri vestiti”.

Il vaticanista in questione sbandierò ai quattro venti lo scoop che, però, a una seria osservazione, si rivelava un’elegante battuta umoristica (in Vaticano non c’erano tonache nere?) per eludere una questione di cui Benedetto XVI, evidentemente, a quel tempo non poteva parlare.

E infatti ne parla oggi, dopo tre anni, spiegando le ragioni di quella scelta che ovviamente non c’entrano nulla con questioni sartoriali.

SEMPRE PADRE, SEMPRE PAPA

Dunque nel libro appena uscito papa Ratzinger parte dalla riflessione sui vescovi. Quando si trattò di decidere le loro dimissioni a 75 anni si istituì il “vescovo emerito” perché – dicevano – “io sono ‘padre’ e tale resto per sempre”.

Benedetto XVI osserva che anche quando “un padre smette di fare il padre”, perché i figli sono grandi, “non cessa di esserlo, ma lascia le responsabilità concrete. Continua a essere padre in un senso più profondo, più intimo”.

Per analogia papa Ratzinger fa lo stesso ragionamento sul papa: “se si dimette mantiene la responsabilità che ha assunto in un senso interiore, ma non nella funzione”.

Questo ragionamento poetico però è esplosivo sul piano teologico perché significa che lui è Papa.

Per capire il quadro teologico che sta dietro la rivoluzionaria pagina di Ratzinger bisogna rileggere il clamoroso testo della conferenza che il suo segretario, mons. Georg Gaenswein, ha tenuto il 21 maggio scorso alla Pontificia università Gregoriana.

CLAMOROSO

In quel discorso – “censurato” dai media, ma che in Curia è stato una bomba atomica – don Georg disse che “dall’11 febbraio 2013 il ministero papale non è più quello di prima. È e rimane il fondamento della Chiesa cattolica; e tuttavia è un fondamento che Benedetto XVI ha profondamente e durevolmente trasformato nel suo pontificato d’eccezione”.

Il suo è stato un “ben ponderato passo di millenaria portata storica”, un “passo che fino ad oggi non c’era mai stato”.

Perché Benedetto XVI “non ha abbandonato l’ufficio di Pietro”, ma “l’ha invece rinnovato”.

Infatti “egli ha integrato l’ufficio personale con una dimensione collegiale e sinodale, quasi un ministero in comune” e “intende il suo compito come partecipazione a un tale ‘ministero petrino’… non vi sono dunque due papi, ma de facto un ministero allargato – con un membro attivo e un membro contemplativo”.

Fino a quel discorso del 21 maggio, Bergoglio – che deve aver ascoltato queste cose da Benedetto XVI (ma senza capirle bene) – spiegava il papato emerito sulla stessa linea: diceva che quello di Benedetto era stato un “atto di governo”, che egli aveva rinunciato solo all’esercizio attivo e faceva l’analogia con i vescovi emeriti.

Però dopo il discorso di Gaenswein di maggio, alla corte bergogliana si è capito la portata del problema ed è scattato l’allarme. Così a giugno, di ritorno dall’Armenia, Bergoglio ha bocciato la tesi di un ministero papale “condiviso”.

SILURO SU BENEDETTO

Poi, in pieno agosto, su “Vatican Insider” (termometro della Curia) è uscita un’intervista di Tornielli a un importante canonista ed ecclesiastico di Curia, dove si delegittima in toto la figura del “papa emerito” perché “l’unicità della successione petrina non ammette al suo interno alcuna ulteriore distinzione o duplicazione di uffici o una denominazione di natura meramente ‘onorifica’ o ‘nominalistica’ ”. Inoltre “non si dà alcuna sottodistinzione tra il munus e il suo esercizio”.

Però Benedetto XVI, nella pienezza dei suoi poteri, decise proprio di restare papa e rinunciare al solo esercizio attivo del ministero. Se quella sua decisione è inammissibile e nulla significa che è nulla anche la sua rinuncia?

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Antonio Socci

Da “Libero”, 10 settembre 2016

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Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”

Twitter: @AntonioSocci1


AS
images/icones/attention.gif  ( 812048 )Très intéressant par Leopardi (2016-09-14 16:39:02) 
[en réponse à 812044]

Notamment ce passage:

Per analogia papa Ratzinger fa lo stesso ragionamento sul papa: “se si dimette mantiene la responsabilità che ha assunto in un senso interiore, ma non nella funzione”.



A savoir que Benoît XVI (le père) se considère toujours père et responsable de l'Eglise (ses fils), même s'il n'exerce plus de fonction.

Il y aurait donc une responsabilité partagée sur deux têtes dans le gouvernement de l'Eglise aujourd'hui?
images/icones/1j.gif  ( 812058 )Eléments honorifiques et unicité de la Papauté par PEB (2016-09-14 18:16:11) 
[en réponse à 812048]

Joseph Ratzinger a été Pape. Il a renoncé à la charge mais en garde certains honneurs. L'éméritat canonique est comme l'honorariat du service publique: les anciens prennent rang juste derrière les titulaires. Benoît XVI peut donc s’asseoir dans l'ombre de François de la même manière que Nicolas Sarkozy prend normalement rang derrière François Hollande ou un truc du genre.

On peut donc l'appeler Sa Sainteté Monseigneur Joseph Ratzinger pape Benoît XVI, évêque émérite de Rome. En revanche, il est formellement exclu de lui donner du Saint-Père.
Cet éméritat justifie l'attribution par le Saint-Siège d'une liste civile propre et distincte de celle de l'unique Pape.

Que, dans la prière, il porte toute l'Eglise universelle, c'est très digne, juste et salutaire. Mais il n'en reste pas moins évêque sans juridiction aucune (magistérielle y compris) mais avec un simple pouvoir d'ordre. Il peut toujours être convoqué par le Souverain Pontife pour avis non contraignant. Et le Peuple qu'il a servi peut être informé de ses nouvelles. Ni plus, ni moins.
images/icones/neutre.gif  ( 812075 )Avez-vous par Bertrand (2016-09-14 22:00:22) 
[en réponse à 812058]

seulement lu cet article?

images/icones/1e.gif  ( 812129 )Oui mais Benoit XVI n'est pas juriste et n'est plus infaillible par PEB (2016-09-15 17:17:33) 
[en réponse à 812075]

J'ai bien lu de quoi il s'agissait.

Mais, en droit, la charge et le ministère ne font qu'un. Le munus représentent les devoirs que les pouvoirs du ministerium permettent de remplir. Ce sont les deux faces d'une seule, unique et indivisible juridiction.

En renonçant aux devoirs de sa charge, Benoît XVI a renoncé totalement à sa fonction et aux pouvoirs qui y sont attachés. Que Mgr Joseph Ratzinger veuille encore porter l'Eglise dans sa prière, cela est très louable mais il n'est plus qu'un simple évêque. Qu'il dise qu'avoir exercé la papauté, ça vous change un homme, je veux bien le croire aussi. Mais cela ne lui donne droit qu'au gîte, au couvert et aux visites au sein de la prison dorée dans lequel il s'est librement laissé enfermé (il aurait pu préférer un exil avec pension civile dans un couvent quelque part entre l'Ombrie et la Bavière.).

Aussi la papauté émérite n'est-elle qu'un titre de courtoisie qui fait toujours plaisir mais qui ne mange pas de pain pour autant. Que les relations avec le Saint-Père soit cordiale et emplies de charité filiale, tant mieux! Car, "c'est à la charité que vous aurez les uns pour les autres..."

A-t-il réintégré le Sacré-Collège? Non. Car il avait déjà abandonné tous ses titres cardinalices à d'autres et ne s'en était réservé aucun. Car la pourpre est d'abord et avant tout une juridiction paroissiale de la Sainte Eglise Romaine.

Donc S. S. Mgr Joseph Ratzinger pape Benoît XVI, évêque émérite de Rome est un simple évêque (selon le mot de Pie XII qui avait déjà prévu le coup en cas d'enlèvement par les nazis). La nature du pontificat suprême n'a pas changé quand bien même il y aurait un club (très) fermé de deux ou trois papes émérites.

En conclusion, les déclarations dont il est question dans ce fil ne doivent pas être prises au pied de la lettre mais ramenées au contexte d'un vénérable vieillard qui veut encore embrasser le monde.
images/icones/neutre.gif  ( 812064 )Deux témoins par Cavipo (2016-09-14 19:47:20) 
[en réponse à 812044]

Ce sont les deux oliviers et les deux chandeliers qui se tiennent devant le Seigneur de la terre selon AP 11.4



==> Est ce possible Le Pape émérite Benoît XVI et le Saint Père François sont ils les deux témoins ?
images/icones/1n.gif  ( 812074 )dans ce cas par jejomau (2016-09-14 21:46:41) 
[en réponse à 812064]

il n'y a pas UN pape. Mais bien DEUX....

Et ceci est-il possible ?
images/icones/neutre.gif  ( 812077 )c'est la question par Bertrand (2016-09-14 22:01:24) 
[en réponse à 812074]

auquel répond cet article...
images/icones/1v.gif  ( 812078 )certainement par jejomau (2016-09-14 22:08:56) 
[en réponse à 812077]

je veux bien vous croire. L'italien est une belle langue sans doute..
images/icones/neutre.gif  ( 812081 )Rapidement par Bertrand (2016-09-14 22:17:29) 
[en réponse à 812077]

l'auteur explique comment Benoit XVI n' a voulu renoncer que partiellement au ministère pétrinien.
Papa Bergolio l'ayant découvert à la suite d'une conférence universitaire de Mgr Ganschwein a officiellement affirmé que le ministère pétrinien ne se partage pas et ne divise pas et que donc il ne peut y avoir 2 papes avec chacun un rôle différent.

Conclusion de l'auteur : si Papa Ratzinger n'a pas pu renoncer partiellement, comme l'explique Papa Bergoglio, son renoncement est-il valable? et si non, qui est le vrai pape???

Pour Socci le vrai pape n'est évidemment pas celui argentin...
images/icones/hein.gif  ( 812082 )????????????????? par jejomau (2016-09-14 23:01:43) 
[en réponse à 812081]

Si le pape Benoit a exprimé publiquement le désir de renoncer à sa charge , c'est le pape François qui a raison de dire que le ministère Pétrinien ne se partage pas quand Benoit XVI a ensuite dit qu'il ne voulait renoncer que partiellement

Ca me semble être du bon sens, non ?
images/icones/neutre.gif  ( 812125 )Traduction rapide par Bertrand (2016-09-15 14:58:01) 
[en réponse à 812044]

BENOÎT XVI, LE DERNIER PAPE? "TOUT EST POSSIBLE, REPOND-IL. CE QU’ON NE VOUS A PAS DIT A PROPOS DU LIVRE DE RATZINGER

Mais qui est Pape aujourd'hui et précisément combien y-en-a t-il? La confusion règne en maître et la nouvelle sortie de Benoît XVI - le livre-entretien "Derniers conversations" - au lieu de dissoudre les doutes les multiplie.
Je pars du détail le plus curieux.
Peter Seewald demande à Benoît XVI: «Vous connaissez la prophétie de Malachie, qui au Moyen Age a compilé une liste des papes futurs, tout en prévoyant la fin du monde, ou tout au moins la fin de l'Église. Selon cette liste, la papauté se terminerait avec votre pontificat. ET si vous étiez effectivement le dernier à représenter la figure du pape comme nous l’avons connu jusqu’à ce jour? ".
La réponse de Ratzinger est surprenante: «Pourquoi pas ». Puis, il ajoute même: "Probablement cette prophétie est né dans l’entourage de Saint Philippe Neri" (notez bien qu’il l'appelle «prophétie» et lui donne la caution d’un grand saint et mystique de l'Eglise). Il conclut par une plaisanterie pour alléger, mais ce fut sa réponse.

La RUPTURE

Donc Benoît XVI estime être le dernier pape (pour la fin du monde ou la fin de l'Eglise)? Probablement pas. Alors il envisage - du moins selon la version de l'enquêteur – être le dernier à avoir exercé la papauté comme nous l'avons connu depuis deux mille ans? Peut-être.
Et même cette seconde hypothèse fait sursauter, car il est de foi que la papauté - institution divine- pour l'Eglise ne peut être modifiée par la volonté humaine.
D’ailleurs de quel changement parle-t-on? Y-aurait-il une rupture dans la tradition constante de l'Eglise?
Un autre flash du livre porte dans ce sens. « Vous vous voyez comme le dernier pape du monde ancien » demande de Seewald « ou comme le premier du nouveau?". Réponse: "Je dirais les deux."
Mais qu'est-ce à dire? Que signifient «ancien» et «nouveau» surtout pour quelqu'un comme Benoît XVI, qui a toujours combattu l'interprétation du Concile comme "rupture" d’avec la tradition et a toujours affirmé la continuité comme nécessaire dans l'histoire de l'Église?
À la page 31, Seewald affirme (et le texte a été examiné et approuvé par Benoît XVI) que Ratzinger a posé un «acte révolutionnaire» qui «a changé la papauté comme aucun autre pape des temps modernes."
Cette thèse - qui fait évidemment allusion à l'institution du «pape émérite» - a un lien avec les choses qu'a dit Ratzinger dans ce livre? Oui, à la page 39.

ENIGME

Avant de résumer ce que le Pape Benoît XVI a dit ici, cependant, je dois mentionner que aucun " pape émérite " n'a un jour existé dans l'histoire de l'Eglise et les canonistes ont toujours prétendu qu'il ne peut pas exister, puisque la «papauté» n’est pas un sacrement, comme, au contraire, l'ordination épiscopale. En fait, en deux mille ans, tous ceux qui ont renoncé à la papauté sont retournés à leur état précédent, tandis que les évêques restent évêques, même quand ils n’ont plus la charge d'un diocèse.
Néanmoins, Benoît XVI, dans les derniers jours de son pontificat, allant à l'encontre de tout ce que les canonistes avaient toujours soutenu, a annoncé qu'il allait devenir simplement «pape émérite."
Il n'en a pas expliqué le profile théologie, mais dans son dernier discours, il déclara: «Ma décision de renoncer à l'exercice actif du ministère, et non pas de le révoquer."

Benoît accompagne ces mots d’actes symboliques comme la décision de rester au Vatican, de continuer à s’habiller avec la soutane et la calotte blanches, de garder les armoiries pontificales avec les clefs de saint Pierre et le titre de «Sa Sainteté Benoît XVI".
Tout cela suffisait pour se demander ce qui se passait et s’il avait vraiment renoncé à la papauté. Ce que je fis dans ces colonnes, parce que dans l'intervalle, le canoniste Stefano Violi avait étudié la «Déclaration» de renonciation et était venu à ces conclusions: "(Benoît XVI) renonce au ministerium. Non à la Papauté, selon le libellé de la règle de Boniface VIII; non au munus selon les préceptes du canon 332 § 2, mais au ministerium, ou, comme il le spécifia lors de sa dernière audience, à l’exercice actif du ministère. "
Suite à mes articles, en Février 2014, le correspondant au Vatican Andrea Tornielli, très proche de François, est allé demander à Benoît XVI pourquoi il est devenu pape émérite et la réponse tant attendu fut celle-ci: «Garder la robe blanche et le nom de Benoît est une chose pratique tout simplement. Au moment de la renonciation il n’y avait pas d'autres vêtements disponibles ".
Tornielli claironnat hardiment sur tous les toits le « scoop » qui, cependant, après observation sérieuse, se révélât être une plaisanterie élégante (car n’y avait-il pas de soutanes noires au Vatican?) pour échapper à une question dont Benoît XVI, de toute évidence, ne pouvait pas parler à ce moment.
Et en fait, il en parle aujourd'hui, après trois ans, en expliquant les raisons de ce choix qui n’ont évidemment rien à voir avec les questions vestimentaires.

PÈRE TOUJOURS, TOUJOURS PAPE

Ainsi, dans ce livre récemment publié le pape Ratzinger part d’une réflexion sur les évêques. Quand on décida leur démission à 75 ans, fut établi la figure «d’évêque émérite» parce que – dirent-ils - «Je suis« père »et le reste pour l'éternité. »
Benoît XVI a noté que, même si "un père cesse d'être un père", parce que les enfants sont grands, "il ne cesse pas de l’être, mais il laisse les responsabilités concrètes. Il continue d'être un père dans un sens plus profond, plus intime ".
Par analogie pape Ratzinger fait le même raisonnement à propos du Pape: "s'il a démissionné, il conserve la responsabilité qu’il a recouvert d’une manière plus intérieure, mais pas dans la fonction institutionnelle ».
Ce raisonnement poétique, cependant, est explosif sur le plan théologique, car cela signifie qu'il est et reste lui aussi pape.
Pour comprendre le cadre théologique qui sous-tend la révolutionnaire page de Ratzinger il faut lire le texte retentissant de la conférence que son secrétaire, Mgr. Georg Gaenswein, tenue le 21 mai dernier à l'Université pontificale grégorienne.

SENSATIONNEL

Dans ce discours - "censuré" par les médias, mais que la Curie a accueilli comme une bombe atomique - Don Georg a dit que "après le 11 Février 2013, le ministère du pape ne n’est plus le même que précédemment. Il est et reste le fondement de l'Eglise catholique; et pourtant il est une fondation que Benoît XVI a profondément et durablement transformé durant son pontificat exceptionnel ».
Sa décision a été un «un pas bien pesé, de portée historique millénaire", un "pas que jusqu'alors personne n’avait franchi."
Parce que Benoît XVI "n'a pas abandonné l'Office de Pierre", mais au contraire"l’a renouvelé."
En fait, « il a ajouté à la charge personnelle de succeseur de Pierre, une dimension collégiale et synodale, presque un ministère en commun» et «comprend sa tâche en tant que participation à un tel« ministère pétrinien »... il n'y a donc pas deux papes, mais de facto un ministère élargi – avec un membre actif et un membre contemplatif ».
Jusqu'à cette conférence du 21 mai Bergoglio - qui doit avoir entendu ces choses de Benoît XVI (mais sans bien les comprendre) – expliquait la papauté émérite sur la même ligne: il disait que Benoît avait posé un «acte de gouvernement», il avait seulement renoncé à l'exercice actif et faisait l'analogie avec les évêques émérites.
Mais après le discours de Gaenswein, la court bergoglienne a compris l'ampleur du problème et l'alarme a été déclenchée. Donc, en Juin, de retour d'Arménie, Bergoglio a rejeté l'idée d'un ministère pontifical «partagé».

TORPILLES SUR BENOÎT

Puis, en plein moi d’août, sur "Vatican Insider" (thermomètre de la Curie) est apparue une interview de Tornielli à un important canoniste et ecclésiastique de la Curie qui délégitimait totalement la figure de «pape émérite» parce que «l'unicité de la succession pétrinienne ne reconnaît pas en son sein d’autre distinction ou duplication de rôle ou d’appellation simplement de nature «honorifique» ou «nominaliste». De plus "il ne peut en aucune sorte y avoir de distinction entre le munus et son exercice."
Mais Benoît XVI, dans la plénitude de ses pouvoirs, décidât tout simplement de rester pape et de renoncer seulement à l'exercice actif du ministère. Si sa décision est inacceptable et nulle, cela signifie-t-il que sa démission est nulle aussi ?

Antonio Socci

Poser la question c'est y répondre(NDT)