Le Forum Catholique

http://www.leforumcatholique.org/message.php?num=592860
images/icones/hein.gif  ( 592860 )Annus Qui Hunc de Benoît XIV par Boufaréo (2011-04-14 18:31:37) 

Quelqu'un aurait-il la traduction française de cette enyclique de Benoît XIV ? Ou sinon où je pourrais le trouver ?

Merci d'avance !

Boufaréo
images/icones/hein.gif  ( 592861 )le sujet par Pline (2011-04-14 18:35:49) 
[en réponse à 592860]

en connaissez-vous le sujet ?
images/icones/vatican.gif  ( 592868 )Liens : Encycliques de sa Sainteté Benoît XVI. par Véronique (Lala) (2011-04-14 19:35:11) 
[en réponse à 592860]

En cliquant ici.

Fraternellement
Véronique
images/icones/1b.gif  ( 592870 )il s'agit... par Boufaréo (2011-04-14 19:42:37) 
[en réponse à 592868]

... de Benoît XIV et non Benoît XVI... C'est une encyclique sur la discipline dans l'Eglise et sur la musique liturgique, parue en 1749.

Bouf.
images/icones/1d.gif  ( 592871 )Oui, je rectifiais mon erreur justement... par Véronique (Lala) (2011-04-14 19:50:12) 
[en réponse à 592870]

merci de l'avoir fait avant moi.
Il s'agit bien de Benoît XIV dont nous parle Boufaréo.

Fraternellement
Véronique
images/icones/vatican.gif  ( 592872 )J'ai trouvé peu de choses. par Véronique (Lala) (2011-04-14 19:57:34) 
[en réponse à 592860]

La liste des Encycliques du Pape Benoît XIV (en bas de page), cela peut peut-être aider ??? :

- Quam grave, 2 août 1757
- Ex omnibus, 16 octobre 1756, sur la constitution apostolique Unigenitus
- Ex quo, 1er mars 1756, sur l'Euchologion
- Quam ex sublimi, 8 août 1755
- Allatae sunt, 26 juillet 1755, sur l'observance des rites orientaux
- Quod provinciale, 1er août 1754, sur l'usage de noms musulmans par les chrétiens
- Cum religiosi, 26 juin 1754, sur la catéchèse
- Vix pervenit, 1er novembre 1745, au sujet du prêt à intérêt.
- Quanta Cura, 30 juin 1741, sur la simonie
- Pro eximia tua, 30 juin 1741
- Non ambigimus, 30 mai 1741
- Ubi Primum, 3 décembre 1740, sur les devoirs des évêques

images/icones/1a.gif  ( 592876 )Peut-être ici dans ce livre vendu... par Véronique (Lala) (2011-04-14 21:14:41) 
[en réponse à 592860]

sur ce site.

Vous pouvez demander aux différents vendeurs si ce que vous recherchez est dans le livre, ainsi vous ne l'achèterez pas pour rien.

Fraternellement
Véronique
images/icones/flagIt.gif  ( 592885 )La voici en italien... par Abbé Jacques Olivier (2011-04-14 22:19:26) 
[en réponse à 592860]

Mais vous l'aviez peut-être déjà ? Je ne connais pas de version informatique disponible en français.


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Benedetto XIV
Annus qui hunc

Terminato l’anno in corso, quello che verrà – come Ella ben sa – sarà l’anno del Giubileo, detto Anno Santo. Essendo – per somma misericordia di Dio – terminata la guerra e fatta la pace fra i Principi belligeranti, si può sperare che sarà grande il concorso dei forestieri e dei pellegrini di tutte le nazioni, anche delle più lontane, a questa nostra Città di Roma. Noi di vero cuore preghiamo e facciamo pregare Iddio, affinché tutti coloro che verranno conseguano il frutto spirituale delle sante Indulgenze, e Noi faremo tutto ciò che è in Nostro potere perché ciò si verifichi. Desideriamo inoltre che tutti coloro che vengono a Roma, ne ripartano non scandalizzati, ma pieni di edificazione per quanto avranno veduto non solo in Roma, ma anche in tutte le Città dello Stato Pontificio attraverso le quali sarà loro convenuto passare, sia nel venire come nel ritornare alle loro patrie.
Per quanto si riferisce a Roma, Noi abbiamo già preso alcune misure, né si tralascerà di prenderne altre. Abbiamo bisogno del Suo zelo e della Sua sperimentata attenzione per ciò che appartiene alla Città e Diocesi da Lei lodevolmente governate. Se Ella Ci darà, come speriamo, l’aiuto necessario, non solo si conseguirà il fine da Noi desiderato, cioè che i forestieri partano edificati e non scandalizzati di Noi, ma ne deriverà un altro buon effetto, cioè che le cose da Noi ordinate e da Lei eseguite, determineranno una buona disciplina non solo nell’Anno Santo, ma per molto tempo avvenire. Si ripeterà ciò che appunto accade nelle Sue Visite Pastorali; l’esperienza dimostra che i visitati, essendo imminente la Visita, fanno alcune cose, correggono alcuni difetti per non essere ripresi da Lei, e per non restare esposti alle dovute pene; il bene fatto in occasione della visita dura anche nel tempo successivo.
1. Ma venendo al particolare, la prima cosa che Le raccomandiamo è che le Chiese si presentino in buono stato, pulite, monde e provviste di sacri arredi; ci vuole poco a capire che se i forestieri vedessero le Chiese delle Città e Diocesi dello Stato Ecclesiastico in cattive condizioni, sporche o sprovviste di sacri arredi, o provviste di arredi laceri e degni d’essere sospesi, ritornerebbero ai loro paesi pieni di orrore e indignati. Teniamo a sottolineare che non parliamo della sontuosità e della magnificenza dei sacri Templi, né della preziosità delle sacre suppellettili, sapendo anche Noi che non si possono avere dappertutto. Abbiamo parlato della decenza e della pulizia che a nessuno è lecito trascurare, essendo la decenza e la pulizia compatibili con la povertà. Tra gli altri mali da cui è afflitta la Chiesa di Dio, anche di questo si doleva il Venerabile Cardinale Bellarmino, quando diceva: "Passo sotto silenzio ciò che si vede in certi luoghi: i vasi sacri ed i paramenti che si adoperano nella celebrazione dei Misteri sono spregevoli e sporchi, e del tutto indegni di essere adoperati nei tremendi Misteri. Può darsi che coloro che adoperano questi oggetti siano poveri; ciò è possibile, ma se non è possibile avere arredi preziosi, si abbia almeno cura che tali arredi siano puliti e decorosi". Benedetto XIII, di santa memoria e Nostro benefattore, che tanto ha travagliato nel corso della sua vita per la retta disciplina e per la decenza nelle Chiese, era solito portare come esempio le Chiese dei Padri Cappuccini, povere di somma povertà e pulite di grandissima pulizia. Il Dresselio al tomo 17 delle sue opere stampate a Monaco, nel trattato intitolato Gazophylacium Christi (§ 2, cap. 2, p. 153), così scrive: "La prima e più importante cosa che si deve curare nelle Chiese è la pulizia. Non solo vi debbono essere gli arredi necessari al culto, ma bisogna anche che essi, per quanto è possibile, siano estremamente puliti". Con tutta ragione egli inveisce contro coloro che hanno le loro case ben fornite e lasciano le Chiese e gli Altari nello stato miserabile in cui si vedono: "Vi sono alcuni che hanno case assolutamente infruttuose e adorne di tutto, ma nelle loro Chiese e nelle loro Cappelle tutto è squallido; gli Altari sono disadorni e ricoperti da tovaglie cenciose e luride; in tutto il resto regnano confusione e squallore" (Dresselio, Gazophylacium Christi, § 2, cap. 2).
Il grande dottore della Chiesa San Girolamo, nella sua lettera a Demetriade si mostrò assai indifferente sul fatto che le Chiese fossero povere o ricche: "Che altri edifichino Chiese, ne rivestano le pareti con lastre di marmo, vi elevino delle colonne maestose, indorino i loro capitelli, non sentenzio su tali preziosi ornamenti; che ornino le porte con avorio ed argento e rivestano di pietre preziose gli Altari dorati io non biasimo e non impedisco. Ciascuno abbondi nel proprio sentimento: è meglio fare così che custodire con avarizia le ricchezze accumulate". Invece dichiarò apertamente di stimare la pulizia delle Chiese quando con somme lodi celebrò Nepoziano che era sempre stato attento a tener pulite le Chiese e gli Altari, come si legge nell’epitaffio dello stesso Nepoziano che il Santo scrisse ad Eliodoro: "Egli si adoperava con grande sollecitudine affinché l’Altare fosse nitido, le pareti non fossero ricoperte di fuliggine, i pavimenti fossero tersi, il portinaio fosse sempre presente all’ingresso; le porte fossero sempre provviste di tende, la sagrestia fosse pulita, i vasi sacri lucenti e in tutte le cerimonie non mancasse nulla. Non trascurava nessun dovere, né piccolo né grande". Certamente si deve provvedere con grande cura e diligenza che non succeda, con disonore dell’Ordine Ecclesiastico, ciò che il suddetto cardinale Bellarmino racconta essere accaduto a lui: "Io – dice – trovandomi una volta in viaggio fui ospitato presso un nobile Vescovo assai ricco; vidi il suo palazzo risplendente di vasi d’argento e la mensa ricoperta dei cibi più squisiti. Anche tutto il resto era nitido e le tovaglie erano soavemente profumate. Ma il giorno dopo, essendo disceso di buon mattino nella Chiesa attigua al palazzo per celebrare le sacre funzioni, trovai un assoluto contrasto: tutto era spregevole e ripugnante, tanto che dovetti farmi violenza per arrischiarmi a celebrare i divini Misteri in un simile luogo e con simile apparato".
2. La seconda cosa sulla quale richiamiamo la Sua attenzione riguarda le Ore Canoniche, siano esse cantate o recitate nel Coro secondo la pratica di ciascuna Chiesa, con la dovuta diligenza, da parte di coloro che ad esse sono obbligati. Infatti non c’è niente di più avvilente e pernicioso per la disciplina Ecclesiastica che entrare nelle Chiese e vedere e sentire le Ore Canoniche cantate o recitate nel Coro con strapazzo. Ella ben conosce l’obbligo che hanno i Canonici e gli addetti al servizio delle Chiese Metropolitane, Cattedrali o Collegiate, di cantare ogni giorno le Ore Canoniche nel Coro, e che a quest’obbligo non si soddisfa se non si adempie al tutto con assoluta devozione.
Il Sommo Pontefice Innocenzo III nel Concilio Lateranense (riferito nel capitolo Dolentes, de celebratione Missarum) parla del suddetto obbligo nei seguenti termini: "Noi ordiniamo rigorosamente, in virtù di obbedienza, di celebrare l’Ufficio Divino, tanto di notte quanto di giorno, per quanto sarà possibile, con diligenza e devozione. (La Chiesa, spiegando la parola studiose – con diligenza – soggiunge che essa si riferisce alla esatta e completa pronuncia delle parole; e quanto al termine devote – con devozione – annota che esso si riferisce al fervore dell’animo).
Il Nostro Predecessore Clemente V durante il Concilio Viennese, nella sua Costituzione che si trova tra le Clementine e che comincia con la parola Gravi, sotto il titolo De celebratione Missarum parla con lo stesso linguaggio: "Nelle Chiese Cattedrali, Regolari e Collegiate si tenga la salmodia alle ore stabilite, e con devozione".
Il Concilio di Trento, trattando degli obblighi dei Canonici Secolari, dice: "Si faccia a tutti obbligo d’intervenire agli Uffici, di persona e non per mezzo di sostituti; di assistere e di servire il Vescovo quando celebra o compie qualche altra funzione pontificale; e infine di lodare il nome di Dio con inni e cantici, con riverenza, chiarezza e devozione, e ciò nel Coro istituito per la salmodia" (Conc. Trid., sess. 24, cap. 12, De reformatione). Dal che deriva che si deve vigilare con molta attenzione affinché il canto non sia precipitoso: o più affrettato del conveniente; le pause siano fatte nei punti indicati; una parte del Coro non incominci il versetto del Salmo se l’altra parte non ha terminato il proprio. Ecco le precise parole del Concilio di Saumur dell’anno 1253: "Nec prius Psalmi una pars Chori versiculum incipiat, quam ex altera praecedentes Psalmi, et versiculi finiantur".
Infine, il canto deve essere eseguito con voci unisone ed il Coro deve essere diretto da persona esperta nel canto Ecclesiastico (chiamato canto piano o fermo). Questo è quel canto per regolare il quale e disporlo secondo i canoni dell’arte musicale tanto faticò San Gregorio il Grande, Nostro Predecessore, come attesta Giovanni Diacono nella Vita di lui (libro 2, cap. 7). Al che non sarebbe difficile aggiungere molte belle notizie ricavate dalla erudizione Ecclesiastica sull’origine del canto Ecclesiastico, sulla Scuola dei Cantori e sul Primicerio che ad essa presiedeva; ma lasciando da parte ciò che sembra meno utile, ritorniamo al punto da cui Ci siamo un poco allontanati, per proseguire l’argomento iniziato. Questo canto è quello che eccita le anime dei fedeli alla devozione e alla pietà; è pure quello che, se eseguito nelle Chiese di Dio secondo le regole ed il decoro, è ascoltato più volentieri dagli uomini devoti e, a ragione, è preferito al canto detto figurato. I Monaci appresero questo canto dai Preti Secolari come ben riferisce Giacomo Eveillon: "Il virtuosismo di ogni armonia musicale diventa ridicolo alle devote orecchie, se paragonato al canto piano e della semplice salmodia, qualora questa sia bene eseguita. Perciò oggi il popolo fedele diserta le Chiese Collegiate e Parrocchiali e corre volentieri e avidamente alle Chiese dei Monaci, i quali, avendo la pietà come maestra del culto divino, salmodiano santamente con moderazione e – come già disse il Principe dei Salmisti – con sapienza; servono al loro Signore, come a Signore e come a Dio, con somma riverenza. Ciò deve certamente tornare a vergogna delle Chiese più importanti e maggiori, dalle quali i Monaci hanno appreso l’arte e la regola di cantare e di salmodiare" (G. Eveillon, De recta ratione psallendi, cap. 9, art. 9). È per questo che il sacro Concilio di Trento, che non trascurò nulla di quanto poteva contribuire alla riforma del Clero, dove tratta della fondazione dei seminari, fra le altre cose che si devono insegnare ai seminaristi include anche il canto: "Perché siano meglio formati nella disciplina Ecclesiastica, portino sempre la tonsura e l’abito Ecclesiastico appena li abbiano ricevuti; studino le regole della grammatica, del canto, del computo Ecclesiastico e delle altre buone arti" (Conc. Trid., sess. 23, ca. 18, De Reformatione).
3. La terza cosa di cui Noi dobbiamo avvertire Lei, è che il canto musicale, che oggi si è introdotto nelle chiese e che, comunemente, è accompagnato dall’armonia dell’organo e di altri strumenti, sia eseguito in modo tale da non apparire profano, mondano o teatrale. L’uso dell’organo e degli altri strumenti musicali, non è ancora accolto in tutto il mondo cristiano. Infatti (senza parlare dei Ruteni di Rito Greco, che, secondo la testimonianza del Padre Le Brun, in Explication Miss. (tomo 2, p. 215 pubblicato nel 1749), non hanno nelle loro chiese né l’organo, né altri strumenti musicali), la Nostra Cappella Pontificia, come tutti sanno, pur ammettendo il canto musicale, a condizione che sia grave, decente e devoto, non ha mai ammesso però l’organo, come fa notare anche il Padre Mabillon, dicendo: "Nella domenica della Trinità abbiamo assistito alla Cappella Pontificia, come è chiamata, ecc. In queste cerimonie non si fa uso alcuno di organi musicali, ma soltanto la musica vocale, di ritmo grave, è ammessa col canto piano" (Mabillon, Museo Italico, tomo 1, p. 47, § 17).
Il Grancolas riferisce che anche ai nostri giorni vi sono in Francia delle Chiese insigni che non adoperano nelle funzioni sacre né l’organo, né il canto figurato: "Vi sono tuttavia anche oggi insigni Chiese della Gallia che ignorano l’uso degli organi e della musica" (Grancolas, Commentario storico del Breviario Romano, cap. 17).
L’illustre Chiesa di Lione, sempre contraria alle novità, seguendo fino ai nostri giorni l’esempio della Cappella Pontificia, non ha mai voluto introdurre l’uso dell’organo: "Da ciò che si è detto, consta che gli strumenti musicali non furono ammessi né fin dal principio né in tutti i luoghi. Infatti, anche ora, a Roma, nella Cappella del Sommo Pontefice, gli Uffici solenni si celebrano sempre senza strumenti, e la Chiesa di Lione, che ignora le innovazioni, ha sempre rifiutato l’organo, ed al presente ancora non lo ha accolto". Queste sono parole del Cardinale Bona nel suo trattato De Divina Psalmodia (cap. 17, § 2, n. 5).
Stando così le cose, ciascuno può facilmente immaginare quale opinione si faranno di noi i pellegrini appartenenti a regioni dove non si adoperano gli strumenti musicali, e che, venendo da noi e nelle nostre città, ne udranno nelle chiese il suono, come si fa nei teatri ed in altri luoghi profani. Certamente vi verranno anche degli stranieri appartenenti a regioni ove, nelle chiese, si usano il canto e gli strumenti musicali, come avviene in alcune nostre regioni; ma, se questi uomini sono persone sagge ed animate da vera pietà, certamente si sentiranno delusi di non trovare nel canto e nella musica delle nostre Chiese il rimedio che desideravano applicare per guarire il male che imperversa a casa loro. Infatti, lasciando da parte la disputa che vede gli avversari divisi in due campi (quelli che condannano e detestano nelle Chiese l’uso del canto e degli strumenti musicali, e, dall’altra parte, quelli che lo approvano e lo lodano), non vi è certamente nessuno che non desideri una certa differenziazione tra il canto Ecclesiastico e le teatrali melodie, e che non riconosca che l’uso del canto teatrale e profano non deve tollerarsi nelle Chiese.
4. Abbiamo detto che vi sono alcuni che hanno riprovato ed altri che riprovano l’uso nelle Chiese del canto armonico con strumenti musicali. Il principe di costoro può in qualche modo essere considerato l’Abate Elredo, coetaneo e discepolo di San Bernardo, che nel libro 2 della sua opera intitolata Speculum Charitatis, così scrive: "Da dove provengono, malgrado siano cessati i tipi e le figure, donde vengono nelle Chiese tanti organi, tanti cembali? A che, di grazia, quel soffio terribile che esce dai mantici e che esprime piuttosto il fragore del tuono che non la soavità del canto? A che quella contrazione e spezzettamento della voce? Questi canta con accompagnamento, quell’altro canta da solo, un terzo canta in tono più alto, un quarto infine divide qualche nota media e la tronca" (cap. 23, tomo 23, della Biblioteca dei Padri, a p. 118).
Noi non Ci impegneremo ad affermare che, al tempo di S. Tommaso d’Aquino, non vi fosse in qualche Chiesa l’uso del canto musicale accompagnato dai musicali strumenti. Si può però affermare che tale usanza non esisteva nelle Chiese conosciute dal Santo Dottore; e perciò sembra che egli non fosse favorevole a questo genere di canto. Trattando infatti la questione nella Somma teologica (2, 2, quest. 91, art. 2) "se nelle lodi divine si debba usare il canto", risponde di sì. Ma alla quarta obiezione, da lui formulata, che la Chiesa non suole usare nelle lodi divine strumenti musicali, come la cetra e l’arpa, per non sembrare voler giudaizzare – in base a quanto si legge nel Salmo: "Confitemini Domino in cythara, in psalterio decem chordarum psallite illi; Celebrate il Signore sulla cetra, a lui salmeggiate con arpa da dieci corde" – egli risponde: "Questi strumenti musicali eccitano il piacere piuttosto che disporre interiormente alla pietà; nell’Antico Testamento sono stati adoperati perché il popolo era più grossolano e carnale, ed occorreva allettarlo per mezzo di questi strumenti, come con promesse terrene". Aggiunge inoltre che gli strumenti, nell’Antico Testamento, avevano valore di tipi o prefigurazioni di certe realtà: "Anche perché questi strumenti materiali raffiguravano altre cose".
Del Sommo Pontefice Marcello II, ci è stato tramandato dalla storia che aveva deciso di abolire la musica nelle Chiese, riducendo il canto Ecclesiastico al canto fermo. Questo si può vedere leggendo la Vita di detto Pontefice, scritta da Pietro Polidori, testé defunto, e già Beneficiato della Basilica di San Pietro, e uomo noto fra i letterati.
Ai nostri giorni, abbiamo veduto che il Cardinale Tomasi, uomo di grande virtù, insigne liturgista, non volle il suono musicale, nella sua Chiesa titolare di San Martino ai Monti, il giorno della festa di questo Santo, in onore del quale quella Chiesa è dedicata. Non volle musica né alla Messa né ai Vespri, ma ordinò che nelle funzioni sacre si usasse il canto piano, come si costuma fare dai Religiosi.
5. Abbiamo detto che vi sono alcuni che approvano l’impiego del canto musicale ed il suono degli strumenti negli Uffici Divini. Infatti nello stesso secolo in cui visse il lodato Abate Elredo, fu celebre anche Giovanni Sariberiense, Vescovo di Chartres, il quale nel suo Policratius (libro 1, cap. 6) fa l’elogio della musica strumentale, e del canto vocale accompagnato da strumenti: "Per elevare i costumi e trascinare gli animi verso il culto del Signore, in una sana giocondità, i Santi Padri stimarono bene doversi ricorrere non soltanto al concento di uomini, ma anche all’armonia degli strumenti: purché ciò si facesse in modo che servisse ad unire di più al Signore e ad accrescere il rispetto per la Chiesa". Sant’Antonino nella sua Somma non rigetta l’impiego del canto figurato nei Divini Uffici: "Il canto fermo, nei Divini Uffici, è stato stabilito dai Santi Dottori, da Gregorio il Grande, da Ambrogio, e da altri. Chi abbia introdotto il canto a più voci negli Uffici Ecclesiastici, io lo ignoro. Questo canto sembra piuttosto fatto per solleticare le orecchie che per alimentare la devozione, ancorché una mente devota possa ricavare frutto anche ascoltando questo canto" (parte 3, tit. 8, cap. 4, par. 12). Ed un poco più avanti, ammette nei Divini Uffici non solamente l’organo, ma anche altri strumenti musicali: "Il suono degli organi e degli altri strumenti cominciò ad essere usato con frutto, nella lode di Dio, dal Profeta Davide".
Il Pontefice Marcello II aveva certamente deciso di bandire dalle Chiese il canto in musica e gli strumenti musicali, ma Giovanni Pier Luigi da Palestrina, Maestro di Cappella della Basilica Vaticana, compose un canto musicale, da usarsi nelle sante Messe solenni, con un’arte così eccellente da muovere gli uomini alla devozione ed al raccoglimento. Il Sommo Pontefice udì questo canto ad una Messa, alla quale presenziava, e mutò parere, recedendo da quanto aveva già divisato di fare. Ne fanno fede antichi documenti citati da Andrea Adami nella Prefazione storica delle Osservazioni sulla Cappella Pontificia (p. 11).
Nel Concilio di Trento si era stabilito di eliminare la musica dalle Chiese, ma l’imperatore Ferdinando avendo, per mezzo dei suoi legati, annunziato che il canto musicale, o figurato, serviva di incitamento alla devozione per i fedeli e favoriva la pietà, si mitigò il Decreto già preparato; ed ora questo decreto si trova nella sessione 22, al titolo: De observandis et evitandis in celebratione Missae. Con esso sono state escluse dai sacri Templi solo quelle musiche in cui, "sia nel suono sia nel canto, si mescola alcunché di lascivo o di impuro".
Il fatto è riferito da Grancolas nel suo lodato Commentario (p. 56), e dal Cardinale Pallavicino nella Storia del Concilio (libro 22, cap. 5, n. 14).
Certamente Scrittori Ecclesiastici di gran nome seguono di buon grado la stessa sentenza. Il venerabile Cardinale Bellarmino nel tomo 4 delle sue Controversie, al libro 1 De bonis operibus in particulari, cap. 17, in fine, insegna che deve essere mantenuto nelle Chiese l’uso degli organi, ma che non devono essere facilmente ammessi altri strumenti musicali: "Da ciò ne viene che, come l’organo si deve conservare nelle Chiese per riguardo ai deboli, così non devono essere introdotti alla leggera altri strumenti".
Anche il Cardinale Gaetano è di questo parere, e nella sua Somma, alla voce organum, così scrive: "L’uso dell’organo, sebbene per la Chiesa costituisca una novità – perciò la Chiesa Romana fino ad ora non ne fa uso alla presenza del Pontefice –, è però lecito avuto riguardo ai fedeli ancora carnali ed imperfetti".
Il venerabile Cardinale Baronio, all’anno 60 di Cristo [dei suoi Annali], così scrive: " In verità nessuno potrà con ragione disapprovare che dopo molti secoli si sia introdotto l’uso nella Chiesa degli organi, strumenti formati da canne di diversa grandezza assieme unite".
Il Cardinale Bona, nel De Divina Psalmodia, cap. 17, trattando degli organi suonati nelle Chiese, dice: "Non bisogna condannare un uso moderato di essi, ecc. Il suono dell’organo reca letizia agli animi tristi degli uomini, e richiama alla giocondità della celeste Città, scuote i pigri, ricrea i diligenti, provoca i giusti all’amore, richiama i peccatori a penitenza".
Il Suarez (tomo 2 De Religione, al libro 4 De Horis Canonicis, cap. 8, n. 5) fa rilevare che la parola organo non indica soltanto quel particolare strumento musicale che oggi si suole ordinariamente chiamare organo – il che prima di lui fu avvertito da Sant’Isidoro nel libro 2 Originum, cap. 20: "La parola organo indica in generale tutti gli strumenti musicali" –; dicendo che l’organo può essere usato nelle Chiese, s’intende che possono essere usati altri strumenti musicali.
Silvio (tomo 3 delle sue Opere sulla 2, 2 di San Tommaso, quest. 91, art. 2) non rigetta dalle Chiese il canto armonico o figurato: "Perciò deve essere grandemente curato il canto Ecclesiastico, sia quello detto piano, o gregoriano, che è propriamente canto Ecclesiastico, sia quello introdotto dopo nella Chiesa, e che si chiama canto figurato o armonico". E poco più avanti dice ancora: "Tuttavia, essendosi, dopo molti secoli, accolto l’uso di accompagnare gli Uffici Ecclesiastici con strumenti musicali, ciò non deve essere disapprovato".
Il Bellotte, nel libro De Ritibus Ecclesiae Laudunensis (p. 209, n. 8), dopo aver a lungo e minuziosamente parlato degli strumenti musicali, che si suonano alle volte nei Divini Offici; e, dopo aver dimostrato che anticamente questi strumenti non si usavano nelle Chiese, ritiene che la cagione di tale antica usanza e diversa consuetudine, debba riporsi nella necessità che spingeva allora i Cristiani a stare lontani, il più possibile, dai riti profani dei pagani, i quali, nei teatri, nei festini, nei sacrifizi, usavano strumenti musicali.
"Perciò, dice il Bellotte, non si deve vedere una sconvenienza negli strumenti musicali stessi, se la Chiesa ha fatto uso di cantori in musica e di musicali strumenti soltanto negli ultimi secoli. Il motivo sta solo nel fatto che i pagani usavano simili strumenti musicali per scopi turpi e immorali, appunto nei teatri, nei conviti e nei sacrifizi".
Il Persico, nel suo trattato De Divino et Ecclesiastico Officio (al dubbio 5, n. 7) così scrive del canto figurato nelle Chiese: "In secondo luogo dico: ancorché nel canto organico, o figurato, possano introdursi molti abusi – come suole d’altronde avvenire in tutte le altre cerimonie Ecclesiastiche – , esso tuttavia è di per sé lecito, e per nessun motivo vietato, quando viene eseguito in maniera regolata, devota e decente".
Al dubbio 6, numero 3, sostiene che "l’uso ormai universale di suonare l’organo e altri strumenti musicali, durante i Divini Uffici, è un uso lodevole, e molto utile per elevare alla contemplazione di Dio gli animi delle persone imperfette".
L’uso del canto armonico, o figurato, e degli strumenti musicali, sia nelle Messe, come nei Vespri e in altre funzioni di Chiesa, è ora talmente esteso, da essere giunto anche nel Paraguay.
Essendo quei novelli fedeli americani dotati di straordinaria propensione ed abilità al canto musicale ed al suono dei musicali strumenti, tanto da imparare con tutta facilità ciò che riguarda l’arte musicale, i Missionari si servono di questa tendenza per avvicinarli alla Fede Cristiana, mediante pie e devote canzoni. Così che, al presente, non vi è più quasi nessun divario, sia nel canto come nel suono, tra le Messe ed i Vespri di casa nostra con quelle delle suddette regioni. Ciò riferisce l’Abate Muratori, riportando relazioni degne di fede, nella sua opera: Descrizione delle Missioni del Paraguay (cap. 12).
6. Abbiamo pure detto che non c’è alcuno che non condanni il canto teatrale nelle Chiese, e che non desideri una differenziazione tra il canto sacro della Chiesa e il canto profano delle scene. Celebre è il testo di S. Girolamo, riferito nel Canone Cantantes: "Cantando e salmeggiando nei vostri cuori al Signore. Ascoltino questo gli adolescenti; lo ascoltino coloro che hanno nella Chiesa il dovere di salmeggiare. Non basta cantare ad onore di Dio con il suono della voce, ma bensì è necessario unirvi il cuore. Né alla moda degli attori teatrali occorre spalmare la gola e le labbra di soave unguento affinché nella Chiesa si sentano melodie e canti teatrali" (distinzione 92).
L’autorità di S. Girolamo fu abusivamente invocata da coloro che, con troppa audacia, volevano rimuovere dalle Chiese ogni sorta di canto. Ma S. Tommaso, nel luogo già citato, così risponde, alla seconda obiezione ricavata dal detto testo di S. Girolamo: "Riguardo alla seconda obiezione, occorre notare che S. Girolamo non condanna il canto, ma riprende coloro che nelle Chiese cantano come canterebbero in un teatro".
San Nicezio, nel libro De Psalmodiae bono (cap. 3, nel tomo 1 dello Spicilegio), così descrive il canto che deve adoperarsi nelle Chiese: "Si usi un suono ed un canto di salmodia che siano conformi alla santità della Religione, e non piuttosto espressioni del canto tragico; che vi faccia apparire veri cristiani, e non piuttosto riecheggi suoni teatrali; che vi induca alla compunzione dei peccati".
I Padri del Concilio di Toledo (riuniti nell’anno 1566, nell’azione 3, al cap. 11 del tomo 10 della Collezione dei Concilii dell’Arduino), dopo aver molto parlato della qualità del canto da usarsi nelle Chiese, così concludono: " Bisogna assolutamente evitare che il suono musicale porti nel canto delle divine lodi qualche cosa di teatrale; o che evochi profani amori, e gesta guerresche, come suole fare la musica classica".
Non mancano numerosi e dotti scrittori, che severamente condannano la paziente tolleranza, nelle Chiese, del suono e del canto teatrali, e domandano che simile abuso venga tolto dalle Chiese.
Si consultino il Casadio (De veteribus sacris Christianorum ritibus, cap. 34) e l’Abate Lodovico Antonio Muratori (Antiqua Romana Liturgia tomo I; dissertazione De rebus liturgicis, cap. 22, in fine).
E per terminare il Nostro dire su questo argomento, ossia dell’abuso dei teatrali concerti nelle Chiese (che è cosa per sé evidente e che non richiede parole per dimostrarla), basterà accennare che tutti quelli che Noi abbiamo sopra citati, come favorevoli al canto figurato ed all’uso degli strumenti musicali nelle Chiese, chiaramente dicono ed attestano di aver sempre nei loro scritti inteso e voluto escludere quel canto e quel suono propri i dei palcoscenici e dei teatri. Canto e suono che essi, come gli altri, condannano e deprecano. Quando si professavano favorevoli al canto ed al suono, sempre intesero un canto ed un suono adatto alle Chiese, e che eccita il popolo a devozione. Questa loro intenzione ognuno può conoscere leggendo i loro scritti.
7. Stabilito che, essendo già introdotta la consuetudine del canto armonico o figurato e degli strumenti musicali negli Uffici Ecclesiastici, se ne condanna soltanto l’abuso; il Bingamo (Delle Origini Ecclesiastiche, tomo 6, libro 14, par. 16), benché sia autore eterodosso, concorda; ne consegue che bisogna diligentemente studiare quale sia il retto uso e quale l’abuso.
Riconosciamo che per fare Noi bene quanto Ci siamo proposto, avremmo bisogno della perizia musicale di cui erano adorni alcuni dei Nostri santi e illustri Predecessori, quali Gregorio il Grande, Leone II, Leone IX e Vittore III. Noi però non abbiamo avuto né il tempo e né l’occasione di imparare la musica. Tuttavia Ci accontenteremo di dire alcune cose ricavate dalle Costituzioni dei Nostri Predecessori, e dagli scritti di uomini virtuosi e dotti.
Per procedere però con ordine, parleremo prima di tutto ciò che si deve cantare nelle Chiese. Poi parleremo del modo e del metodo che si deve tenere nel canto. Infine parleremo degli strumenti musicali adatti alle Chiese, e che devono essere suonati nei sacri Templi.
8. Guglielmo Durando, che visse sotto il Pontificato di Nicolò III, nel suo trattato De modo Generalis Concili i celebrandi (cap. 19), apertamente riprova l’uso, allora frequente, di quelle cantilene dette mottetti: "Sembra assai opportuno togliere dalla Chiesa quel canto non devoto e disordinato dei mottetti e di altre cose simili". In seguito il Pontefice Giovanni XXII, Nostro Predecessore, promulgò la sua Decretale, che comincia con le parole Docta Sanctorum e che si trova tra le Extravaganti comuni, al titolo De vita et honestate Clericorum. In questa sua Decretale, il Papa si mostra contrario al canto dei mottetti in lingua volgare: "Talora v’inseriscono mottetti in lingua volgare".
I Teologi hanno fatto oggetto d’indagine siffatto genere di cantilene o mottetti che solitamente si cantano nelle Chiese. Uno di essi, il Paludano (Sentenze, libro IV, dist. 15, q. 5, art. 2), ritenne il canto dei mottetti una specie di canto teatrale, e riprende coloro che ne fanno uso: "coloro, cioè, che nelle solennità cantano i mottetti, poiché il canto (nelle Chiese) non deve essere simile a quello delle tragedie".
Il Suarez (De Religione, tomo 2, libro 4; De Horis Canonicis, cap. 13, n. 16) sembra favorevole al canto dei mottetti, ancorché essi siano stati scritti in lingua volgare, purché siano seri e devoti. A provare quanto asserisce adduce il costume e l’uso di alcune Chiese governate da sapienti prelati, che non condannano queste cantilene o modulati carmi. Aggiunge inoltre che, nei primi tempi della Chiesa, ogni fedele cantava nel tempio quei pii e devoti inni che egli stesso aveva composti; e che tale antica consuetudine serve, in certo modo, ad approvare l’uso dei mottetti.
Prevedendo l’obiezione che gli si può muovere, che da simili canti modulati, chiamati mottetti, rimane interrotta la salmodia ecclesiastica, ad essa così risponde: "Questa interruzione, o pausa, che per questo fatto viene a stabilirsi tra le parti di un’Ora (canonica), non è da condannarsi. Questa parte dell’ufficiatura rimane moralmente non interrotta, a causa della devozione che questo canto stesso si propone di eccitare. Così questo canto può essere considerato come una preparazione all’ufficiatura che segue, e come una solenne e degna conclusione dell’ufficiatura precedente, e come un ornamento di tutta l’Ora".
Il Sommo Pontefice Alessandro VII, nell’anno 1657, emanò una Costituzione, che comincia con le parole Piae sollicitudinis, e che è la trentaseiesima tra le Costituzioni di questo Pontefice. In tale documento il Papa comanda di non cantare, nel tempo dei Divini Uffici, e nel tempo in cui nelle Chiese è esposto il Sacramento dell’Eucaristia alla pubblica venerazione dei fedeli, nessun canto che non sia formato da parole desunte dal Breviario o dal Messale Romano. Questi canti possono essere desunti dall’ufficiatura propria o comune della solennità di ciascun giorno, o della festa del Santo; questi brani possono pure essere tolti dalla Sacra Scrittura o dalle opere dei Santi Padri, ma prima devono essere sottoposti alla revisione ed all’approvazione della Sacra Congregazione dei Riti.
Da questa Costituzione pontificia appare, senza alcun dubbio, che il canto dei mottetti, composti seguendo le norme prescritte dallo stesso Alessandro VII, Nostro Predecessore, e riveduti ed approvati dalla Sacra Congregazione dei Riti, fu dichiarato legittimo. Questa Costituzione di Alessandro VII fu confermata dal Venerabile Servo di Dio Innocenzo XI, in un suo Decreto del 3 dicembre 1678.
Essendo però sorto qualche dubbio sul significato e sulla interpretazione della Costituzione di Alessandro e del Decreto di Innocenzo XI, il Nostro Predecessore di felice memoria Innocenzo XII, emise, in data 20 agosto 1692, un nuovo Decreto, che è il settantaseiesimo del suo Bollario. Questo decreto, dissipando la confusione causata dalle diversità di interpretazioni, e illuminando tutta la questione, proibì in genere il canto di ogni cantilena o mottetto. Nelle sante Messe solenni permise soltanto, oltre al canto del Gloria e del Simbolo, di poter cantare l’Introito, il Graduale e l’Offertorio. Nei Vespri non ammise nessun cambiamento, neppure minimo, nelle Antifone che si dicono all’inizio e alla fine di ogni Salmo.
Inoltre volle e comandò che i cantori musici seguissero in tutto le regole del Coro e che con esso si conformassero perfettamente. E siccome nel Coro non è permesso aggiungere qualche cosa all’Ufficio o alla Messa, così proibì pure questo ai musici, e soltanto permise di prendere dall’Ufficio e dalla Messa della solennità del Santissimo Sacramento del Corpo del Signore – ossia dagli inni di San Tommaso o dalle antifone, o da altri brani passati nel Breviario dal Messale Romano – qualche strofa o mottetto, senza cambiarne le parole, e di poterli cantare, al fine di eccitare la devozione nei fedeli, durante l’elevazione della sacra Ostia, o quando è esposta alla venerazione ed all’adorazione del pubblico.
9. Dopo avere con una legge regolato l’uso delle canzoncine, o delle strofe cantate o mottetti, bisogna ammettere che si era già fatto molto per rimuovere dalle Chiese i canti teatrali, ma occorre pure confessare che ciò non era sufficiente per raggiungere lo scopo desiderato.
Era ancora possibile, e troppo ancora ciò si fa con Nostro dispiacere, cantare tutte le parti che è lecito e che si sogliono cantare nelle Messe e nei Vespri, come è stato su riferito (ossia il Gloria, il Simbolo, l’Introito, il Graduale, l’Offertorio e tutto il resto), ma cantarle alla maniera teatrale e con strepito da palcoscenico.
Il grande vescovo Guglielmo Lindano, nella sua Panoplia Evangelica, al libro 4, cap. 78, non è contrario al canto musicale nelle Chiese, ma disapprova le molte ripetizioni, e le confusioni delle voci, e propone che nelle Chiese si adoperi una musica adatta alle cose che si cantano: "So bene, dice egli, che alcuni giudicano più conveniente conservare la musica, con strumenti e musici. Darei volentieri il mio consenso a costoro, qualora avvenisse, nello stesso tempo, la sostituzione del metodo, attualmente in vigore ovunque nelle Chiese, con un metodo più serio, più aderente alle cose, e, se non più vicino alla pronunzia che alla melodia, almeno sia più adattato alle cose che si cantano e più in armonia con esse".
Il Dresselio, nella sua opera Rhetorica caelestis (libro I, cap. 5), scrive opportunamente in proposito: "Qui, o musicisti, sia detto con vostra pace, prevale ora nelle Chiese un genere di cantare che è nuovo, ma eccentrico, spezzettato, ballabile, e certamente poco religioso; più adatto al teatro ed al ballo che non al Tempio. Si cerca l’artifizio e si perde il primiero desiderio di pregare e di cantare. Abbiamo cura di destare la curiosità, ma in realtà trascuriamo la pietà. Che è infatti questo nuovo e danzante modo di cantare se non una commedia, in cui i cantori si mutano in attori? Essi si esibiscono: ora uno da solo, ora in due, ora tutti assieme, e dialogano tra di loro col canto; poi nuovamente uno domina solo, e poco dopo gli altri lo seguono".
Uno scrittore moderno, Benedetto Girolamo Feijo o, Maestro Generale dell’Ordine di San Benedetto in Spagna, nel Theatrum criticum universale, discorso 14, basandosi sulla perizia e sulla conoscenza delle note musicali, indica il metodo da seguirsi per ottenere composizioni musicali per le Chiese, del tutto diverse dai concerti musicali dei teatri.
Ma Noi qui Ci contenteremo di ricordare – tenendo presenti le prescrizioni dei Sacri Concili e le sentenze di Scrittori autorevoli – che il canto musicale dei teatri viene fatto in modo (come Ci fu riferito) che il pubblico presente, ascoltando i canti musicali ne riporti diletto, e goda degli artifizi della musica, si esalti per la melodia, per la musica in se stessa; provi piacere per la soavità delle varie voci, senza percepire, il più delle volte, l’esatto significato delle parole. Non cosi invece deve essere nel canto Ecclesiastico; anzi in questo si deve avere di mira l’opposto.
Nel canto Ecclesiastico si deve badare innanzi tutto ad ottenere una audizione perfetta e facile delle parole. Nelle Chiese, infatti, la musica è accolta per elevare le menti degli uomini a Dio, come insegna Sant’Isidoro nel libro I del De Ecclesiasticis Officiis, al cap. 5: "Si usa dalla Chiesa salmeggiare e cantare soavi melodie per indurre più facilmente gli animi alla compunzione"; ciò non può ottenersi se non s’intendono le parole.
Il Concilio di Cambrai (tenuto nel 1565, al titolo 6, cap. 4, tomo 10, p. 582 della Collezione di Arduino) così prescrive: "Del resto ciò che si deve cantare in coro è destinato ad istruire; lo si canti perciò in modo da essere capito dalla mente".
Nel Concilio di Colonia (riunito nel 1536, al cap. 12 del De officiis privatis) si legge quanto segue: "In alcune Chiese si giunse a commettere l’abuso di omettere o di abbreviare, per favorire l’armonia del canto e del suono, quello che era più importante. E la parte più importante è costituita appunto dalla recita delle parole dei Profeti, degli Apostoli, od Epistola, del Simbolo della fede, del Prefazio o azione di ringraziamento e dell’Orazione del Signore. Per la loro importanza, questi testi devono essere, come tutti gli altri, cantati in modo chiarissimo e intelligibile".
Nel primo Concilio di Milano (tenuto nell’anno 1565, nella parte 2, n. 51 della Collezione di Arduino, p. 687) si legge: "Negli Uffici Divini, e in generale nelle Chiese, non si devono cantare o suonare cose profane; le cose sacre poi devono essere cantate senza languide flessioni di voce, senza suoni più gutturali che labiali; mai si deve usare un tono di canto passionale. Il canto ed il suono siano seri, devoti, chiari, adatti alla casa di Dio e confacenti con le divine lodi; fatti in modo che coloro che ascoltano capiscano le parole e siano mossi a devozione".
Sulla materia qui trattata esistono parole assai gravi dei Padri convenuti nell’anno 1566 al Concilio di Toledo (Azione 3, cap. 2, p. 1164 della Collezione di Arduino): "Siccome tutto ciò che si canta nelle Chiese per lodare Dio, deve essere cantato in modo da favorire, per quanto è possibile, l’istruzione dei fedeli, e deve essere un mezzo per regolare la pietà e la devozione e per spronare le menti degli uditori fedeli a prestare a Dio il culto, e a desiderare le cose celesti; stiano in guardia i Vescovi, che mentre ammettono nel coro musicale la pratica di variazioni melodiche in cui le voci si mescolano secondo ordini diversi, le parole dei salmi e delle altre parti che sogliono cantarsi, non rimangano incomprese e soffocate da uno strepito disordinato. I Vescovi coltivino invece una musica così detta organica, che permetta di capire le parole di quelle parti che si cantano, e gli animi degli uditori siano portati a lodare Dio più dalla pronunzia delle parole che da curiosi gorgheggi".
Ciò giustifica i lamenti espressi dal Vescovo Lindano nel testo citato (Panoplia Evangelica): "Ai nostri giorni, il canto dei musici è piuttosto fatto per distogliere, sviare, allontanare gli animi degli uditori, che non per eccitarli a pietà e a desideri celesti. Ricordo infatti di aver partecipato qualche volta alle divine lodi, di aver prestato grande attenzione mentre si cantava per riuscire a capire le parole, ma non riuscì ad intenderne neppure una sola. Tutto era un groviglio di sillabe ripetute, di voci confuse; il senso rimaneva sommerso da ciò che, più che canto, era un clamore assordante, un boato scomposto".
Ciò dimostra quanto saggio fosse il desiderio, e quanto prudente sia l’esortazione con la quale Dresselio, pure nell’opera citata (Rethorica caelestis) esorta i musici alla devozione: "Fate rivivere, ve ne supplico, qualche cosa almeno del primiero fervore religioso nella musica sacra. Se voi avete a cuore, se desiderate l’onore divino, adoperatevi per questo, faticate per questo scopo: affinché cioè le parole che si cantano siano pure comprese. Che mi giova sentire nel Tempio varietà di suoni, profusione di voci, se a tutto ciò manca un’anima, se non riesco a comprendere il significato e le parole, che il canto dovrebbe invece instillarmi?"
Ciò finalmente giustifica la risposta data dal Cardinale Domenico Capranica al Sommo Pontefice Nicolò V, dopo aver assistito ad una sacra funzione ed alla Divina Ufficiatura, eseguite in canto musicale, in modo però che non si poterono udire le parole. Il Pontefice chiese al Cardinale che cosa ne pensasse di simile musica; la risposta che il Cardinale diede si può leggere presso Poggio, nella Vita di questo Cardinale edita dal Baluzio, nella Miscellanea (libro 3, § 18, p. 289).
Il grande Padre Agostino racconta di se stesso che sentendo cantare soavemente gli inni nella Chiesa, piangeva dirottamente: "Quanto piansi tra gl’inni ed i cantici tuoi, vivamente commosso alle voci della tua Chiesa soavemente echeggiante! Quelle voci si riversavano nei miei orecchi, stillava la verità tua nel mio cuore, e da essa mi veniva fervore. Di qui provenivano sentimenti di devozione, e scorrevano lacrime, e mi facevano del bene!" (Confessioni, libro 9, cap. 6). Ma poi essendogli venuto lo scrupolo del gran diletto che provava sentendo cantare gli inni nelle Chiese, quasi fosse un’offesa a Dio, e portandolo la severità a disapprovare il detto canto, ritornò però al primo pensiero di approvarlo, perché il suo animo si commuoveva, non per l’armonia solamente, ma per le parole che l’armonia accompagnava, come apertamente egli dichiarò (Confessioni, libro 10, cap. 33).
Piangeva perciò Agostino di devota tenerezza, sentendo cantare nelle Chiese le sacre lodi, e ben intendendo le parole accompagnate dal canto. Piangerebbe forse ancora oggi, se sentisse qualcheduna delle musiche delle Chiese, ma non piangerebbe per devozione, ma per dolore di sentire bensì il canto, ma di non intenderne le parole.
10. Fin qui abbiamo parlato del canto musicale; ora dobbiamo parlare del suono dell’organo musicale, e degli altri strumenti, il cui uso, come abbiamo detto sopra, è ammesso in alcune Chiese. È pure necessario trattare del suono, perché se il canto non deve essere teatrale, altrettanto deve dirsi del suono. Gli Ebrei non avevano bisogno di questa indagine, ossia di stabilire differenze fra il canto nel Tempio e il canto profano nei teatri. Infatti dalle Sacre Scritture si desume che il canto ed il suono degli strumenti musicali erano in uso nel Tempio, ma non nei teatri, come fa notare ottimamente il Calmet nella sua dissertazione sopra la musica degli Ebrei.
Noi abbiamo bisogno di fissare dei limiti tra il canto ed il suono di Chiesa, e quelli dei teatri. Noi dobbiamo definire la diversità tra i due, perché oggi il canto figurato, o armonico, con il suono degli strumenti, si adopera tanto nei teatri come nelle Chiese.
Avendo già a lungo parlato del canto, rimane ora da parlare anche del suono. E per discorrere con ordine, tratteremo prima degli strumenti musicali, che possono essere tollerati nelle Chiese; in secondo luogo parleremo del suono di quegli strumenti che si suole accompagnare al canto; in terzo luogo parleremo del suono separato dal canto, ossia della sinfonia strumentale.
11. Quanto agli strumenti, che possono tollerarsi nelle Chiese, il sopra citato Benedetto Girolamo Feijo o, nel citato discorso (Theatrum criticum universale, discorso 14, par. 11, n. 43) ammette gli organi e altri strumenti, ma vorrebbe escludere le lire tetracorde (violini), perché l’archetto fa emettere alle corde suoni armoniosi, ma troppo acuti, che eccitano in noi piuttosto ilarità puerile, che non composta venerazione per i sacri misteri, e raccoglimento.
Il Bauldry (Manuale nelle sacre cerimonie, § I, cap. 8, n. 14) non vorrebbe nelle Chiese, con l’organo pneumatico, che le trombe o gli strumenti a fiato o pneumatici: "Non si suonino, con l’organo, altri strumenti musicali all’infuori delle trombe, flauti o cornette". Al contrario, i Padri del Primo Concilio Provinciale di Milano, tenuto sotto San Carlo Borromeo, nel titolo De Musica et Cantoribus, bandiscono dalle Chiese gli strumenti a fiato: "Nella Chiesa vi sia solo l’organo; si escludano i flauti, le cornette e ogni altro strumento musicale".
Noi non abbiamo omesso di richiedere il consiglio di uomini prudenti e di insigni Maestri di musica. In conformità del loro parere, Ella, venerabile Fratello procurerà che nelle sue Chiese, se in esse vi è l’uso di suonare gli strumenti musicali, con l’organo, siano ammessi soltanto quegli strumenti che hanno il compito di rafforzare e sostenere la voce dei cantori, come sono la cetra, il tetracordo maggiore e minore, il fagotto, la viola, il violino. Escluderà invece i timpani, i corni da caccia, le trombe, gli oboe, i flauti, i flautini, le arpe, i mandolini e simili strumenti, che rendono la musica teatrale.
12. Sul modo poi di usare quegli strumenti che si possono ammettere nella musica sacra, ammoniamo soltanto che essi vengano usati esclusivamente per sostenere il canto delle parole, affinché vieppiù il senso di esse si imprima nella mente degli uditori, e gli animi dei fedeli vengano eccitati alla contemplazione delle cose spirituali, e siano spronati ad amare di più Dio e le cose divine. Il Valenza, parlando dell’utilità della musica e degli strumenti musicali, giustamente dice: "Servono a ravvivare il proprio e l’altrui fervore, specialmente dei rozzi, che spesso sono deboli, e devono essere portati al gusto delle realtà spirituali, non solo a mezzo del canto vocale, ma anche con il suono dell’organo, e di musicali strumenti" (nel tomo 3 sulla 2, 2 di San Tommaso, disp. 6, quest. 9).
Se però gli strumenti suonano in continuazione, e solo qualche volta si chetano, come si usa oggi, per lasciare tempo agli uditori di sentire le armoniche modulazioni, le vibranti puntate delle voci, volgarmente chiamati i trilli; se, per il rimanente, non fanno altro che opprimere e seppellire le voci del coro, e il senso delle parole, allora l’uso degli strumenti non raggiunge lo scopo voluto, diventa inutile, anzi rimane proibito ed interdetto.
Il Pontefice Giovanni XXII, nella citata sua Extravagante Docta Sanctorum, fra gli abusi della musica mette il seguente, che esprime con queste parole: "Spezzettare la melodia con rantoli" ossia con singulti, come spiega Carlo Dufresne nel suo Glossario: questo nome indica quelle concise modulazioni, volgarmente dette trilli.
Il grande Vescovo Lindano, nel luogo citato, inveisce contro l’abuso di coprire, con il suono degli strumenti, le parole dei cantori: "Il clamore delle trombe, lo stridore dei corni, e altro vario fracasso, nulla viene omesso di ciò che può rendere incomprese le parole che si cantano, oscurarle, seppellirne il significato".
Il pio e dotto Cardinale Bona, nel più volte lodato trattato De Divina Psalmodia (cap. 17, § 2, n. 5), così scrive in proposito: "Prima di terminare, darò un avvertimento ai cantori di Chiesa: non facciano servire ad una illecita passione ciò che i Santi Padri hanno ordinato ad aiutare la devozione. Il suono deve essere eseguito in modo grave e moderato, da non assorbire tutte le facoltà dell’anima, ma da lasciare la maggior parte dell’attenzione per comprendere il significato di quello che si canta, e per i sentimenti di pietà".
13. Infine, per ciò che riguarda le sinfonie, dove il loro uso è già introdotto, potranno tollerarsi, purché siano serie, e non rechino, a causa della loro lunghezza, noia o grave incomodo a quelli che sono nel Coro, o che funzionano all’Altare, nei Vespri e nelle Messe. Di queste sinfonie parla il Suarez: "Da ciò si comprende che, di per sé, non è da condannarsi l’uso di intercalare agli Uffici Divini il suono dell’organo senza canto, adoperando solo con soavità la musica degli strumenti, come succede qualche volta durante la Messa solenne, o nelle Ore Canoniche, tra i Salmi. In questi casi tale suono non è parte dell’Ufficio, e ridonda a solennità ed a venerazione dell’Ufficio stesso ed a elevazione degli spiriti dei fedeli, affinché più facilmente si muovano a devozione o vi si dispongano. Ancorché però nessun canto vocale si associ a questo suono, occorre che detto suono sia grave e adatto a eccitare la devozione" (Suarez, De Religione, libro 4, cap. 13, n. 7).
Non si deve però qui tacere essere cosa assai sconveniente e da non più tollerarsi, che in alcuni giorni dell’anno si tengano sinfonie sontuose e rumorose, si tengano canti musicali nei Templi, del tutto sconvenienti ai Sacri Misteri che la Chiesa in quel dato tempo propone alla venerazione dei fedeli.
Lo zelo di cui era animato, spinse il più volte nominato Maestro Generale dell’Ordine di San Benedetto in Spagna a protestare nel citato discorso (Theatrum criticum universale, discorso 14, § 9) contro le arie ed i recitativi, ohimè!, troppo usati nel cantare le Lamentazioni del Profeta Geremia, la cui recita è dalla Chiesa prescritta nei giorni della Settimana Santa, e nelle quali ora si piange la distruzione della Città di Gerusalemme ad opera dei Caldei, ora la desolazione del mondo ad opera dei peccati, ora l’afflizione della Chiesa militante nelle persecuzioni, ora le angustie del nostro Redentore nei suoi dolori.
Mentre sedeva sulla Cattedra Apostolica il Nostro santo Predecessore Pio V, la Chiesa di Lucca era governata da Alessandro, Vescovo zelantissimo della disciplina Ecclesiastica. Egli aveva osservato che, durante la Settimana Santa, si facevano nelle Chiese dei concerti solennissimi con numerosi cantori e suono di strumenti svariati. Ciò non era per nulla intonato al clima di mestizia delle sacre funzioni che si celebrano in quei giorni. Ad udire tali concerti accorreva una numerosissima avida folla di uomini e di donne, e succedevano peccati e scandali gravi. Il Vescovo con un suo editto proibì questi concerti nella Settimana Santa e nei tre giorni seguenti la Pasqua. Siccome alcuni, esenti dalla giurisdizione episcopale, pretendevano di non essere tenuti ad obbedire al Vescovo, costui deferì la questione al Sommo Pontefice Pio V, il quale rispose con un Breve, in data 4 aprile 1571.
Il Papa deplora la cecità delle menti umane e degli uomini carnali, che non solo nei giorni sacri, ma specialmente in quelli stabiliti dalla Chiesa in modo speciale per venerare la memoria della passione di Cristo Signore, messa da parte la pietà, e la sincera purità della mente, si lascino trasportare dai piaceri del mondo, e si abbandonino in balìa e si lascino dominare dalle passioni. "Questo – dice poi – deve essere sempre evitato, in ogni periodo sacro, ma deve essere evitato in modo tutto speciale in quel periodo di tempo fissato dalla Chiesa per commemorare la passione del Signore. In tale tempo invece massimamente conviene che tutti i Cristiani rivolgano la loro mente alla contemplazione di così grande ed eccelso beneficio fatto a noi dal Nostro Redentore, e che si tengano liberi ed immuni da ogni impurità di cuore e di sensi".
Riferisce poi l’abuso introdotto nella Chiesa di Lucca di fare scelta nella Settimana Santa di bravi musici, e di radunare ogni sorta di strumenti per tenere solenni concerti musicali. Dice al Vescovo: "Recentemente, con grande Nostro dispiacere, abbiamo saputo che in codesta Città, ove eserciti l’ufficio di Vescovo, vi è un abuso assai detestabile, di tenere cioè concerti nelle Chiese, durante la Settimana Santa, con la riunione di scelti cantori e di ogni genere di strumenti. A questi concerti, più che non ai Divini Uffici, accorre una folla di giovani di ambo i sessi, attrattavi da una vera passione, e l’esperienza ha dimostrato che si commettono gravi peccati e che avvengono dei non meno gravi scandali".
Infine loda l’ordine del Vescovo, e, basandosi sui decreti del sacrosanto Concilio di Trento, dichiara che questo ordine si estende ed obbliga anche le Chiese che si dicono esenti dall’autorità dell’Ordinario, per privilegio apostolico o per qualsiasi altra ragione.
Nel Concilio Romano (tenutosi da poco tempo a Roma, nell’anno 1726, al titolo 15, n. 6) si leggono vari decreti sopra l’uso del canto musicale e degli strumenti, durante l’Avvento, nelle Domeniche di Quaresima, e durante le esequie dei defunti. Ci basti avervi accennato.
14. Ci ricordiamo aver letto che l’Imperatore Carlo Magno, essendosi proposto di ridurre a regole di arte il canto Ecclesiastico, che nelle Chiese della Gallia era allora eseguito in maniera disordinata e rozza, chiedesse al Pontefice Adriano I l’invio da Roma di persone istruite nella musica di chiesa. Questi inviati facilmente introdussero nel Regno delle Gallie il Canto Romano, come ognuno può venire a sapere leggendo la notizia presso Paolo Diacono (Vita di San Gregorio, libro 2, cap. 9); presso Rodolfo de Tongres (De Canonum observantia, prop. 12); presso Sant’Antonino (Summa Historica, parte 2, tit. 12, cap. 3). Il Monaco d’Angoulême (Vita di Carlo Magno, cap. 8), racconta inoltre che i cantori giunti da Roma insegnarono nelle Gallie anche l’arte di suonare l’organo musicale, che era stato introdotto nel regno delle Gallie sotto il re Pipino.
Essendo costume e regola generale che la città di Roma debba precedere, con l’esempio e l’insegnamento, tutte le altre Città, in ciò che concerne i Riti Sacri e le altre cose Ecclesiastiche: anche la storia lo conferma, così come lo conferma quanto Noi ora abbiamo narrato di Carlo Magno, che volendo introdurre il canto Ecclesiastico nel suo Regno, lo fece venire da Roma come dalla sua propria sede.
Questo fatto Ci spinge pressantemente e Ci stimola a fare sparire del tutto e tutti gli abusi che si fossero introdotti nel canto Ecclesiastico, e che Noi sopra abbiamo condannati; a farli sparire da ogni Chiesa, se fosse possibile, ma in modo speciale dalle Chiese della Città di Roma.
E come Noi non lasciamo di dare gli ordini necessari ed opportuni al Nostro Cardinale Vicario in Roma, cosi lei, Venerabile Fratello, non lasci di pubblicare, se è necessario, editti e leggi, che siano in armonia con questa Nostra Lettera circolare, e che regolino il canto Ecclesiastico in base alle disposizioni prescritte e stabilite nella presente Nostra Lettera, affinché si dia finalmente inizio alla riforma della musica ecclesiastica.
Questa riforma fu già ardentemente desiderata e sospirata da moltissimi, tanto che, già cento anni fa Giovanni Battista Doni, patrizio fiorentino, scriveva in un suo trattato, De Praestantia Musicae veteris (libro I, p. 49): "Le cose stanno ora a questo punto, che non si trova nessuno che stabilisca una legge severa che proibisca questo canto quasi effeminato e molle, che si è introdotto ovunque; nessuno che veda la necessità di imporre una disciplina a queste melodie affettate, prolisse e spesso aride; nessuno infine che non sia convinto che i giorni di festa solenni, e gli edifici sacri perderebbero celebrità e non sarebbero più frequentati se non rimbombassero per canti molli e spesso poco decorosi, e per la gran confusione di voci e di suoni in gara tra di loro".
15. Abbiamo detto "se ve ne sia bisogno", sapendo Noi molto bene che, nello Stato Ecclesiastico, vi sono alcune Città nelle quali vi è bisogno di riformare la musica delle Chiese; e vi sono invece altre Città che non hanno questo bisogno.
Temiamo però, e ne siamo vivamente preoccupati, che in alcune Città, le Chiese e i sacri Altari abbiano bisogno di una necessaria pulizia e del necessario addobbo. In molte Chiese cattedrali e collegiate il canto corale avrà bisogno di essere riformato, e bene, secondo le regole che Noi abbiamo più sopra date.
Se nella Sua Diocesi è necessario, bisogna che Ella metta tutta la diligenza e sollecitudine possibili, per correggere tali abusi.
Volesse il Cielo che in tutte le Diocesi del Nostro Stato i Sacerdoti celebrassero il sacrosanto Sacrifizio della Messa con quel devoto estrinseco decoro, che è dovuto! Che ogni Sacerdote si presentasse in pubblico vestito con l’abito da prete; e, nel decente vestito del corpo, anche con quei modi di fare, con quella modestia e con tutto quel decoro proprio di un Ecclesiastico!
Su questo argomento Noi non aggiungeremo qui altro, avendone già trattato diffusamente nella Nostra Notificazione XIV (§ 4 e 6, libro 2 edizione italiana, che è la XXXIV nella edizione latina), e nella Notificazione IV (tomo 4, edizione italiana, che è la LXXI nella edizione latina): ad esse rimandiamo quanti sono solleciti della disciplina Ecclesiastica.
Terminiamo spronando il Suo zelo sacerdotale ricordandole che non vi è cosa che si manifesti di più agli uomini se le Chiese sono mal guidate e mal governate dai Vescovi, quanto il vedere i Sacerdoti celebrare le sacre funzioni facendo male od omettendo le cerimonie Ecclesiastiche, portando vestiti indecenti, o non adatti assolutamente alla sacerdotale dignità, eseguendo ogni cosa con precipitazione e negligenza.
Queste cose cadono sotto gli sguardi di tutti, si offrono al giudizio sia degli abitanti del luogo come a quello dei forestieri. Scandalizzano specialmente coloro che provengono da regioni dove i Sacerdoti portano abiti convenienti, e celebrano la Messa con la dovuta devozione.
Il pio e dotto Cardinale Bellarmino, non senza lacrime si lamentava: "È pure causa di grande pianto che i sacrosanti Misteri siano trattati in modo così indecoroso, per l’incuria e l’empietà di alcuni Sacerdoti. Costoro che così fanno dimostrano di non credere che la Maestà del Signore è presente. Così alcuni celebrano Messa senza spirito, senza affetto, senza timore e tremore, con una precipitazione incredibile! Agiscono come se non credessero alla presenza di Cristo Signore, e come se non credessero che Cristo Signore li vede".
Dopo alcune altre considerazioni, il Cardinale Bellarmino prosegue: "So che vi sono, nella Chiesa di Dio, molti ottimi e religiosissimi Sacerdoti, che celebrano i Divini Misteri con cuore puro, e con paramenti pulitissimi. Per questo tutti devono render grazie a Dio. Ma anche ve ne sono che muovono al pianto, e non sono pochi, il cui esteriore sordido manifesta le turpitudini e l’impurità della loro anima".
Noi intanto L’abbracciamo, o Venerabile Fratello, nella carità di Cristo, ed impartiamo, di gran cuore, a Lei ed al Gregge alle Sue cure affidato, la Benedizione Apostolica.
Dato a Roma, presso Santa Maria Maggiore, il 19 febbraio 1749, anno nono del Nostro Pontificato.

images/icones/1a.gif  ( 592912 )... et oui ! par Boufaréo (2011-04-15 07:14:13) 
[en réponse à 592885]

Monsieur l'abbé, c'est exactement mon "problème", ne comprenant pas l'italien (ni le latin précisément...). C'est bien sa traduction française que je cherche...

Merci à vous

Boufaréo
images/icones/neutre.gif  ( 592893 )...et en latin par Via Romana (2011-04-14 23:36:10) 
[en réponse à 592860]

. ici, dans une version numérisée par Google, de qualité médiocre mais lisible.

Extrait de : Sanctissimi Domini Nostri Benedicti Papae XIV constitutiones selectae, necnon bullae, decreta, epistolae...
(1766)

Annus Qui Hunc se trouve aux pages 70 à 90.
images/icones/1a.gif  ( 592923 )En français. par Véronique (Lala) (2011-04-15 10:27:56) 
[en réponse à 592860]

J’ai demandé la traduction par mon ordinateur par le biais du web, cela donne une traduction plus que médiocre, mais ça peut déjà donner une idée du contenu du texte. Bon courage !

Fraternellement
Véronique


+
Benoît XIV
Annus hunc ici

Fini l'année en cours, ce qui est à venir – comme elle le sait – sera l'année du jubilé, l'année Sainte. En résumé l'être – à la miséricorde de Dieu – après la guerre, et fait la paix entre les belligérants Princes, on peut espérer qu'il sera grand concours dei forestieri et pèlerins de toutes les Nations, même les plus éloignées de notre ville de Rome. Nous avons à cœur à prie Dieu nous prions pour tous ceux qui poursuivra les fruits spirituels des indulgences, et nous ferons tout en notre pouvoir pour le faire. Nous avons également tous ceux qui viennent à Rome, ils partagent ne pas choqué, mais rempli de construction, comme on le verra non seulement à Rome, mais aussi dans toutes les villes des États pontificaux grâce auquel il va passer leur défendeurtous deux sont comme de retour à leurs pays d'origine.
À l'égard des Roms, nous ont déjà pris certaines mesures, ni omettre de prendre d'autres. Nous avons besoin de son zèle et son œil expérimenté pour ce qui appartient à la ville et le diocèse d'elle louable gouvernorat. Si elle nous donnera, comme nous l'espérons, l'aide dont vous avez besoin, vous serez non seulement atteindre le but souhaité par nous, à savoir que les étrangers encore construit et pas choqué nous, mais il sera un autre bon effet, à savoir que les choses nous a ordonné et exécuté par voussera une bonne discipline non seulement dans l'année Sainte, mais pour beaucoup de temps à venir. Répète ce qui se passe exactement dans ses visites pastorales. l'expérience montre que, comme la visite imminente, faire des choses, juste quelques défauts ne peuvent être prises de vous et de ne pas être exposées en raison des sanctions ; bien fait à l'occasion de la visite dure jusque dans la prochaine fois.
1. Mais venir au détail, la première chose que nous recommandons est que les églises sont en bon état, propre et sacré monde ameublement ; Il en faut peu pour se rendre compte que si les outsiders voir les églises de la ville et le diocèse de l'état ecclésiastique en mauvais état, sale ou dépourvue de mobilier sacré ou meubles élimés et digne d'être suspendu, retourner dans leurs pays pleins d'horreur et d'indignation. Nous seront à souligner que nous parlons pas de la splendeur et la magnificence des temples sacrés, ni la préciosité des sacrée ustensiles, sachant que nous ne pouvons pas être partout. Nous avons parlé de décence et de propreté que toute personne est autorisée à négliger la décence et nettoyage compatible avec la pauvreté. Parmi les autres maux qui a souffert de l'église de Dieu, même cela bloque le vénérable Bellarmine de Cardinal, lorsque vous dites "passe inaperçue ce que vous voyez dans certains endroits : les vases sacrés et les vêtements sacerdotaux travaillant dans la célébration des mystères est méprisables et dirtyet totalement indigne d'être utilisée dans les mystères de la terribles. Il peut être que ceux qui utilisent ces objets sont pauvres. Cela est possible, mais si elle n'est pas possible d'avoir des meubles précieuses, il a au moins de s'assurer que ces meubles sont propres et décent. » Benoît XIII, santa et notre bienfaiteur, qui a troublé dans sa durée de vie de la ligne droite et la discipline de décence dans les églises, était généralement prendre comme exemple les églises de la pauvreté de pauvres somme des Capucins et nettoyez très propre. Le volume de Dresselio 17 de ses œuvres imprimées à Munich, dans le traité intitulé Gazophylacium Christi (§2.2, p. 153), donc il écrit : "la première et la plus importante chose que vous devez prendre soin des églises est la propreté. Non seulement doit être mobilier nécessaire pour le culte, mais aussi qu'ils devraient, autant que possible, sont extrêmement propres ". La raison il fulminé contre ceux qui ont leur domicile ensemencés et laissez les églises et les autels dans l'état misérable dans lequel vous pouvez voir : "il y en a qui ont des maisons absolument inutiles et ornés de tout, mais leurs églises et chapelles, tout est sombre ; les autels sont sans fioritures et nappes et sale cenciose ; dans le reste du règne de confusion et misère "(Dresselio, Gazophylacium Christi, § 2, ch. 2).
Le grand docteur de l'église de Saint Jérôme, dans sa lettre à Demetriade était très indifférent au fait que les églises ont été pauvre ou riche : "que d'autres églises, ni laisser leur hors les murs avec plaques de marbre, colonnes majestueuses vous élève, indorino leurs capitales, pas statué sur ces précieuses ornements ; les portes qui ornent les feuillus et d'argent avec l'ivoire et de pierres précieuses sont les autels d'or je faire pas blâmer et bloque pas. Chacun en propres sentiments abondent : vous garder tellement mieux richesse accumulée avec avidité ». Au lieu de cela, il a déclaré ouvertement pour estimer la propreté des églises lorsque lodi célébré Népotien avec des sommes qui avaient toujours été pris soin de nettoyer les églises et les autels, comme indiqué dans l'épitaphe de Népotien pape écrit d'Héliodore« Il a procédé avec une grande inquiétude que l'autel a été crisp, les murs étaient couverts de suie, les planchers étaient propres, le Concierge a toujours été présent à l'entrée ; les portes étaient toujours équipés de tentes, de la sacristie était propre, lumineux et les vases sacrés dans les cérémonies ne manquant pas quoi que ce soit. N'oublie pas toute obligation, petite ni big. » Certes il faut avec beaucoup de soin et diligence que ne pas arriver avec déshonneur d'ordre ecclésiastique, ce qui la Cardinal Bellarmine ci-dessus raconte pu arriver à lui : "-il a dit-conclusion une fois le voyage a été organisée à un noble très riche évêque ; J'ai vu ses vases palais flamboyantes d'argent et la table couverte de délicieux plats et bien plus encore. Tout le reste a été forte et nappes sont délicatement parfumés. Mais le lendemain, étant un descendant tôt dans l'église adjacente au palais pour célébrer les fonctions sacrées, j'ai trouvé un contraste absolu : tout était ignoble et répugnant, tellement que je devais faire violence à prévoir pour célébrer les divins Mystères dans un lieu semblable et les appareils similaires ".
2. le deuxième point sur lequel d'attirer son attention porte sur les heures canoniques, qu'ils soient chantées ou récités en chœur conformément à la pratique de chaque église avec due diligence de la part de ceux qui sont obligés à eux. En fait il n'y a rien de plus dégradant et dommageable pour la discipline ecclésiastique, entrez des églises et de voir et d'entendre Sung ou récitées les heures canoniques en choeur avec la souche. Elle connaît bien l'obligation des chanoines et le service du Metropolitan églises, cathédrales ou Collegiate, chantant chaque jour les heures canoniques en chœur, et que cette obligation n'est pas satisfait à moins qu'il ne satisfasse à tous avec un dévouement absolu.
Le pape Innocent III dans le concile du Latran (rapporté dans le chapitre dolérites, de celebratione Missarum) parle de cette obligation dans les termes suivants : "nous vous enverrons strictement en vertu de l'obéissance, pour célébrer l'Office divin, surtout la nuit comme de jour, comme vous pouvez leavec diligence et dévotion. (Église, expliquant les universitaires de mot – avec diligence – ajoute qu'elle se réfère à la prononciation exacte et complète des mots; à la fin et consacrer – avec dévotion – notes qu'elles se rapportent à la ferveur de l'âme).
Notre prédécesseur, le pape Clément V au Conseil, dans sa Constitution qui se situe entre clémentines et qui commence avec le mot, sous le titre "De celebratione Missarum parle la même langue: « dans les églises, cathédrales et régulière Collegiate gardent le psalmody à établiset avec dévotion.
Le concile de trente, traitant des obligations des chanoines séculiers, affirme: « laisser toute obligation d'intervenir pour bureaux, en personne ou par l'intermédiaire de substituts ; pour aider et servir l'évêque lors de célébration ou effectue certaines autres pontificals de la fonction ; et enfin à louer le nom de Dieu avec des hymnes et des cantiques, avec révérence et dévotion, clarté et cela dans le chœur établi psalmody "(conc. Principe., sess. 24, chap. 12, De reformatione). De qui s'ensuit qu'on doit surveiller très soigneusement afin que la chanson ne devrait pas être hâtive hâtive : ou plus de la pratique ; les pauses sont soumis aux endroits suivants ; ne fait pas partie du verset chœur du Psaume commence si l'autre partie n'est pas terminé. Voici les mots précis de la Conseil de Saumur l'année 1253: "Nec prius Psalmi une pars Chori versiculum incipiat, quam ex altera praecedentes Psalmi, et versiculi finiantur".
Enfin, la chanson doit être exécutée avec le chœur voix unisone et doit être dirigée par une personne versée dans le chant ecclésiastique (plain-chant ou arrêté). Il s'agit de la main pour ajuster qui elle lieu selon les canons de l'art musical que tant luttés, St. Gregory le grand, comme en témoigne notre prédécesseur John deacon dans la vie de lui (livre 2, ch. 7). Il ne serait pas difficile d'ajouter de que nombreuses nouvelles ecclésiastiques belle obtenus à partir d'apprentissage sur la source du chant ecclésiastique, école des chantres et Primicerio, qui a présidé ; mais, abstraction faite de ce qui semble moins utile, revenons au point où nous avons un peu plus loin, de poursuivre la rubrique a commencé. Cette chanson est ce qui excite les âmes de la dévotion fidèle et de piété ; Ce qui est pur, si exécutée dans les églises de Dieu conformément aux règles et décorum, est entendu plus volontiers par les fidèles et les hommes, avec raison, il est préféré à la figurato de canto dit. Les moines appris cette chanson de prêtres séculiers comme bien Eveillon: "fait référence à James la virtuosité de chaque musical harmonie devient ridicule de consacrer les oreilles comparés à plain-chant et chants simples, si cela est bien exécutée. Donc aujourd'hui le peuple fidèle boycotté les églises Collegiate et esprit de clocher et volontairement et avec enthousiasme aux églises de moines, qui, ayant compassion comme un enseignant du culte divin, qui chantent en sainteté avec modération et – comme déjà dit, le Prince de la psalmiste – avec sagesse ; ils servent à leur Seigneur, comme Lord et Dieu, avec la plus grande révérence. Cela doit certainement revenir à honte plus importantes églises et plus encore, d'où les moines ont appris l'art et la règle de chanter et scandant "(g. Eveillon, De recta ratione psallendi, ch. 9, art. 9). C'est pourquoi le Saint Concile de trente, qui a fait tout ce qui pourrait contribuer à la réforme du clergé, qui constitue le fondement des séminaires, entre autres choses que vous devez enseigner les séminaristes négligez pas comprend également la chanson« Pourquoi sont mieux formés dans la discipline ecclésiastique, sont toujours la tonsure ecclésiastique et habitude dès qu'ils ont reçu ; étudier les règles de grammaire, chantant, computo Ecclesiastico et d'autres Arts bons "(conc. Principe., sess. 23, ca. 18, De Reformatione).
3. la troisième chose que nous devons vous avertir, est que la musique de la chanson, qui est présentée aujourd'hui dans les églises et, souvent, est accompagnée par l'harmonie de l'orgue et autres instruments, s'effectue par d'une manière qui n'apparaissent ne pas profane, ou de théâtre. L'utilisation de l'orgue et autres instruments de musique, n'a pas encore accepté partout dans le monde chrétien. En fait (pour ne pas dire le Rite ruthène grec, qui, selon le témoignage du père Le Brun Explication, Miss. (volume 2, p. 215, publié en 1749), n'ont pas leurs églises ou organe ou autres instruments de musique), la chapelle pontificale, comme chacun le sait, tout en admettant la musique de chanter, prévoyait que c'est grave, décent et adepte, il a jamais admis toutefois l'orguecomme noté père Mabillon, disant : "in the Trinity dimanche nous avons assisté à la chapelle pontificale, comme on l'appelle, etc.. Dans ces cérémonies n'utilise pas certains rythmique de musique, mais la musique vocale uniquement, orgue, est autorisée avec plain-chant "(Mabillon," Musée Italico, volume 1, p. 47, § 17).
La Grancolas se rapporte que même aujourd'hui il existe églises en France qui ne fait pas de notable dans les fonctions sacrées, ni l'orgue, ni chanson: « Cependant, il existe également des églises éminents de la Gaule aujourd'hui qui ignorent l'utilisation d'organes et de la musique » (GrancolasCommentaire historique, du bréviaire romain, cap. 17).
L'église illustres de Lyons, contrairement à ce que, conformément à nos jours la chapelle pontificale, n'a jamais voulu à introduire l'usage du corps : "de ce qui a été dit, est qu'instruments de musique ne pouvaient ni début ni dans tous les endroits. En fait, même maintenant, à Rome, dans la chapelle du souverain pontife, bureaux solennelles sont détenus sans outils, et l'église de Lyon, qui ignore les innovations, a toujours rejeté l'orgue et à l'heure actuelle ne pas encore confirmé ". Ce sont les mots du Cardinal Bona dans son traité De Divina Psalmodia (ch. 17, § 2, no 5).
En conséquence, chacun peut facilement imaginer ce que l'opinion vous nous rendra pèlerins provenant de régions où nous n'utilisons pas d'instruments de musique, et que venant des États-Unis et dans nos villes, nous allons entendent le bruit dans les églisescomme vous le faites dans les salles de cinéma et d'autres lieux profanes. Certes il y a aussi des régions étrangers où Eglises, vous utilisez les instruments de chant et de musique, comme se passe dans certains de nos régions. Mais si ces hommes sont sages et animé par piété true, vont certainement se sentent déçu ne pas de trouver dans le chant et la musique de nos églises qui souhaite appliquer la réparation pour guérir le mal qui fait rage à domicile. En fait, laissant de côté le différend qui a vu les opposants divisé en deux champs (ceux qui condamnent et détestent dans les églises de l'utilisation des instruments de chant et de musique et, d'autre part, ceux qui approuvent et lui font l'éloge), il n'y a certainement rien que vous ne voulez pas certains différenciation entre les ecclésiastique et les mélodies de chant théâtralet qui ne reconnaît pas que l'utilisation de chant théâtral et profane ne devrait pas tollerarsi dans les églises.
Nous avons dit qu'il y a ceux qui ont essayé de nouveau et réessayer l'utilisation dans les églises du Chant diphonique avec des instruments de musique. Le Prince d'elles d'une certaine manière peut être considéré comme de l'abbé Elredo, contemporain, disciple de Saint Bernard, dans le livre 2 de son oeuvre intitulée Speculum Charitatis, donc il écrit: "où, en dépit d'établies les types et les chiffres, où de nombreux organismes sont dans les églises, les cymbales beaucoup ? À celui de grace, cette odeur terrible qui sort du soufflet et qui exprime plutôt le bruit de tonnerre qui aucune légèreté du chant ? Pour que la contraction et la scission de la voix ? Ces chante avec accompagnement, qui chante seul, un tiers chante sur un ton plus élevé, un quatrième enfin divise certains moyenne connu et tronque "(Chapter 23, volume 23, the library of the fathers, at p. 118).
Nous nous efforcerons de faire valoir que, à l'époque de Saint Thomas d'Aquin, il y a certaines Église l'utilisation de la musique de chant accompagnée d'instruments de musique. Vous pouvez dire cependant que cette pratique n'existe pas dans les églises connues par le docteur Sainte ; et il semble donc qu'il n'était pas en faveur de ce type de chant. Traitant de la question dans le Theologiae (2, 2, 91, art. 2) « Si fait l'éloge de divine nous devrions utiliser la chanson, » répondu oui. Mais la quatrième objection formulée par lui, que l'église n'utilise pas semelles en instruments de musique divine de lodi comme la lyre et harpe, pas vouloir paraître judaïser – conformément à la Loi dans le Psaume : Confitemini Domino » en cythara, collaboration decem chordarum psallite illi ; Célébrer le Seigneur sur la cithare, salmeggiate lui avec harpe à dix cordes "– il répond:" ces musicale passionnante instruments plutôt que d'avoir le plaisir de piété ; intérieurement dans l'ancien Testament ont été utilisées parce que les gens étaient plus grossier et charnel et devaient être allettarlo au moyen de ces instruments, comme avec les promesses terrestre. » Il ajoute également que, dans l'ancien testament, avaient des types valeur ou des types de certaines réalités: « parce que ces matériaux dépeint autres choses ».
De Marcel II, il a été transmis de l'histoire qu'il avait décidé d'abolir la musique dans les églises, ecclésiastique chante la chanson. Cela peut voir lire la vie du pape, écrit par Pietro Polidori, ont déjà bénéficié de la victime et de la basilique Saint-Pierre et un homme connu parmi les lettrés.
Aujourd'hui, nous avons vu que Cardinal Tomasi, un homme de grande vertu, distingué liturgiste, a fait le son de la musique, son titulaire église San Martino ai Monti, le jour de cette fête Sainte, en l'honneur de qui cette église est dédiée. Mais, pas la musique de masse ou de vêpres, a ordonné qu'elle utilise en plain-chant sacrée, comme le font les religieux blissfull de.
5. nous avons dit qu'il y a ceux qui approuvent l'utilisation de chant et musical instruments sonores Divine bureaux. En fait, dans ce même siècle où vivait le Elredo, fut abbé fait l'éloge de noter John Sariberiense, évêque de Chartres, qui, dans son Policratius (livre 1, ch. 6), fait l'éloge de la musique instrumentale, vocale et chant accompagné d'instruments: « d'élever la moralité et faites glisser les âmes au culte du SeigneurOrdre capucin dans une saine, saints pères ayant bien estimée d'avoir recours non seulement à la notion d'hommes, mais aussi l'harmonie instruments aussi longtemps que cela est fait qui servent à unir la plupart du Seigneur et à accroître le respect de l'église. » Sant'Antonino dans sa somme ne rejette pas l'utilisation du figuratif dans les bureaux de la divines: « le plain-chant, dans les bureaux de la divines, a été établi par les médecins Saintes, par Grégoire le grand, par Ambrose et d'autres. Qui a introduit la chanson à plusieurs rumeurs bureaux ecclésiastiques, je ne sais. Cette chanson semble plutôt made souhaitent-ils vos oreilles qui se nourrissent de la dévotion, bien qu'un esprit dévot peut faire appel de fruits même écouter cette chanson "(part 3, tit. 8, ch. 4, para. 12). Et un peu plus tard, il admet dans l'Office divin, non seulement l'orgue, mais aussi les autres instruments de musique: « le son de l'orgue et autres instruments commence à être utilisé à partir de fruits, à la gloire de Dieu, le prophète David ».
Marcel II avait définitivement décidé de bannir des églises chanter de la musique et des instruments de musique, mais John Pier Luigi da Palestrina, Maestro di Cappella de la basilique du Vatican, a composé une comédie musicale, chantant pour utilisation dans les masses Saintesdonc, avec un excellent art pour déplacer les hommes à la piété et son souvenir. Le souverain pontife a entendu cette chanson pour une masse, qui y assister, avis modifié, se retirant de ce qu'il avait déjà art enclin à faire. Rendre les documents anciens authentiques cités par Andrea Adami dans la préface des observations sur la chapelle papale (p. 11).
Dans le concile de trente, il avait convenu de supprimer la musique dans les églises, mais l'empereur Ferdinand ayant, par le biais de son legs, a annoncé que la comédie musicale chant ou au sens figuré, d'incitation à la dévotion fidèle à la piété et favoriséevous déjà préparé le décret mitigò ; et ce décret est maintenant au titre de la session 22 : De observandis et evitandis in celebratione Missae. Avec lui étaient exclus des temples sacrés où seule la musique, « à la fois sound et chantant, mélanges toute lascives ou impures ».
Le fait est signalé par Grancolas dans son commentaire apprécié (p. 56) et le Cardinal Pallavicino nella Storia del Concilio (livre 22, chap. 5, n ° 14).
Écrivains certainement ecclésiastiques de grands noms suivent le même jugement. Le vénérable Cardinal Bellarmine en volume 4 de ses différends, livre 1 De bonis operibus dans particulari, cap. 17, en fin de compte, enseigne qui doivent être conservés les églises de l'utilisation des organes, mais cela ne devrait pas être facilement accepté des autres instruments de musique: « De ceci est que, comme l'orgue, vous devez garder en relation aux églises de faibles, ne devrait donc pas être mis en lumière les autres instruments ».
cardinal Gaetano est également de cet avis, et dans son résumé, l'organum, so voix écrit: "l'utilisation de l'orgue, bien que l'église constitue une nouveauté – d'où l'Église romaine jusqu'à présent ne fait pas l'utilisation de la présence du pape –Toutefois, il est raisonnable eu égard aux fidèles encore charnelles et imparfaites. »
Le vénérable Cardinal Baronius, année 60 du Christ [de ses Annales], donc il écrit: « En vérité, personne ne regardera par ce droit après plusieurs siècles, a introduit l'utilisation d'organes dans l'église, formé par Cannes de différentes tailles ensemble ».
Cardinal Bona, dans De Divina Psalmodia, cap. 17, traitement des organes a joué dans les églises, dit : "nous ne devrions pas condamner un usage modéré de la leur, etc.. Le son de l'orgue transporte letizia à cœur triste des hommes et appelle l'ordre des Capucins de ville céleste, secoue le paresseux, recrée le diligent, provoque l'amour vertueuse pécheurs tirages de repentance. »
Le Suarez (Tome 2 De religion, De Canonicis Horis livre 4, chapitre 8, n° 5) observe que l'organe de word n'indique pas seulement cet instrument musical particulier qui aujourd'hui est habituellement appel orgue – avant l'avait prévenu par Isidore Originum livre 2Code postal. 20: « l'orgue de mot indique en général tous les instruments de musique; » dire que le corps peut être utilisé dans les églises, qui peut être utilisé dans d'autres instruments de musique.
Silvio (volume 3 de ses œuvres sur 2 2 di San Tommaso, 91, art. 2) rejette les églises la harmonique chantant, ou au sens figuré, "doit donc être grandement édite le chant ecclésiastique et, dit le plan ou grégorien ecclésiastique est correctementet introduit plus tard dans l'église, et qui est appelée chant harmonique figuré ou ". Et un peu plus tard encore, affirme: « Toutefois, après plusieurs siècles, a accepté l'utilisation d'accompagnant ecclésiastiques bureaux d'instruments de musique, cela ne devrait pas être désapprouvé. »
La Bellotte, dans son livre De Ecclesiae Ritibus Laudunensis (p. 209, no 8), après de longues et minutieusement parlé sur les instruments de musique, qui joue parfois dans les bureaux Divine ; et, après de prouver qu'une fois que ces instruments ne sont pas utilisés dans les églises, croit que la cause de cette coutume ancienne et coutumes différentes, doivent être stockés soit dans le besoin qui pousse alors chrétiens réapparaîtra autant que possible de rites profanes des païensqui, dans des théâtres, de fêtes, offres de péché, utilisé instruments de musique.
« Donc, dit la Bellotte, vous ne devrait pas voir toute irrégularité dans les instruments eux-mêmes, si l'église a fait l'utilisation de chanteurs dans la musique et des instruments de musique que dans les derniers siècles. La raison n'est que dans le fait que les païens utilisé les instruments de musique similaires pour odieux et immoral, "dans les théâtres, les banquets et les offres de péché".
Perche, dans son traité De Officio Divino et Ecclésiastique (doute 5, no 7) écrit la chanson figurée dans les églises: « en second lieu, je dis : même en chantant, ou au sens figuré, peut pénétrer nombreux abus – comme les semelles se produisent également dans tous les autres cérémonies ecclésiastiques – Toutefois, il est permis et pour une raison quelconque est interdite, lorsqu'il est exécuté dans un contrôlé, pieuse et décent ".
À la question 6, numéro 3, soutient que « l'utilisation d'universal maintenant jouer de l'orgue et autres instruments de musique, pendant les offices divins, est louable et très utile pour élever à la contemplation des querelles de Dieu de personnes imparfaite. »
L'utilisation du Chant diphonique, ou au sens figuré, et les instruments de musique, tant dans les masses, comme dans les Vêpres et d'autres fonctions de l'église, est maintenant tellement vaste, depuis son arrivée au Paraguay.
Depuis ces fidèles novelli américains avec la propension extraordinaire et capacité à chanter au son de la musique et des instruments de musique, beaucoup à apprendre avec aisance en ce qui concerne l'art de la musique, les missionnaires utilisent cette tendance pour amener la foi chrétiennepar pie et chansons dévots. Qui, à présent, il n'est donc presque aucun écart, tant dans la chanson comme dans sound, entre les masses et les Vêpres de notre maison avec ceux des régions susmentionnées. Il s'agit de l'abbé briqueteurs, apportant des relations dignes de foi dans son travail : Description des missions du Paraguay (ch. 12).
6. nous avons également dit qu'il n'y a aucune qui ne condamne pas le chant théâtral dans les églises, et que vous ne voulez pas une différenciation entre le sacré et les profanes scènes chantant. Le texte de s. Girolamo, signalé dans le Canon Cantantes est célèbre : "chant et salmeggiando dans vos cœurs à l'Éternel. Écoutez cette adolescents ; J'écoute de ceux qui ont le devoir de la salmeggiare de l'église. Il ne suffit pas de chanter en l'honneur de Dieu avec le son de votre voix, mais vous devez rejoindre le cœur. Ni acteurs de théâtre à la mode doivent propager la gorge et les lèvres de pommade soave pour l'Eglise d'entendre des mélodies et des chansons et des pièces de théâtre "(distinction).
L'autorité de s. Girolamo a été abusivement invoquée par ceux qui, avec trop d'audace, voulaient retirer les églises de toutes sortes de chant. Mais Saint-Thomas, à l'endroit indiqué, répondant ainsi à la seconde objection dérivée dudit texte de s. Jerome: « à la deuxième objection, il est à noter que Jerome s. ne condamne pas le chant, mais a repris ces églises sing comme ils auraient chanter dans un théâtre ».
San Nicezio, dans son livre Psalmodiae De bono (chapitre 3, volume 1 de la Spicilegio), décrit la chanson qui devrait fonctionner dans les églises : "utiliser un son et une chanson de psalmody qui sont conformes à la sainteté de la religion et pas assez tragiques expressions de chanson ; vous faire semblent être vrais chrétiens et pas assez reflètent les sons pièces ; Vous pouvez déclencher encore le remords de péchés ».
Les pères de la Conseil de Tolède (recueillies au cours de l'année 1566, action 3, ch. 11 du volume 10 de la collection des conseils de l'Arduino), après avoir beaucoup parlé de la qualité de la chanson pour utilisation dans les églises, donc ils concluent: « nous devons absolument éviter le son de la musique en chantant les louanges divines quelque chose théâtral ; ou amour profane, évocateur et guerresche gesta comme wont font de la musique classique ".
Il existe de nombreux et savant écrivains, la tolérance du patient avec sévérité condamne, dans les églises, du son et de chanter et me demande cet abus similaire est supprimé des églises.
Veuillez consulter le Casadio (De veteribus sacris ritibus Christianorum, ch. 34) et abbé Lodovico Antonio Muratori (volume Liturgia Romana Antiqua ; dissertation De rebus liturgicis, ch. 22, en fin de compte).
Et pour finir notre mot à dire sur ce sujet, à savoir abus de théâtrales concerts dans les églises (qui va de soi et qui ne nécessite pas de mots pour le prouver), juste souligner que tout le monde que nous l'avons mentionné ci-dessus, comme la main se déplace et l'utilisation des instruments de musique dans les églisesclairement dire et prouver qu'il est toujours l'intention de leurs écrits et voulait exclure cette chanson et celle des stades sound et des théâtres. Chant et son comme d'autres, ils condamnent et désapprouve. Lorsque les professeurs en faveur de chanter et sound, toujours prendre un coup de main et un son convenable pour les églises, et qui excite les gens de dévotion. Ce plan, que tout le monde peut apprendre en lisant leurs écrits.
7. ont convenu que, après avoir déjà introduit la pratique de harmonique chantant ou imaginé et les instruments de musique dans les bureaux ecclésiastique, condamne le seul abus ; la Bingamo (église des origines, volume 6, livre 14, par. 16), bien que peu orthodoxe, auteur accepte ; Il s'ensuit que nous devons étudier avec diligence le rectum et l'abus.
Nous reconnaissons que nous faire ainsi que nous avons proposé, nous avons besoin de l'expertise de la musique qui avait orné de certains de nos illustres prédécesseurs et les saints, tels que Grégoire le grand, Léon II, le pape Léon IX et Victor III. Nous ne nous avait ni le temps ni la possibilité d'apprendre la musique. Cependant, nous dirons quelques choses obtenues par les constitutions de nos prédécesseurs et les écrits d'hommes vertueuses et savant.
Pour procéder à l'ordre, nous allons tout d'abord de vous n'avez qu'à chanter dans des églises. Puis nous allons parler de la manière et la méthode que vous devez garder chantant. Enfin, nous parlerons musicales instruments adaptés pour les églises, et qui doit être joué dans les temples sacrés.
8. William Durando, qui vivaient sous le pontificat de Nicolas III, dans son traité De modo celebrandi conseils le Generalis (PAC 19), ouvertement démontrant utilisation fréquente, alors, ces chants appelé motets: « il semble tout à fait approprié de retirer de l'église que le chant n'est pas désordonné et adepte de motets et autres choses semblables. » Plus tard, le pape Jean XXII, notre prédécesseur, a publié son décrétale, qui commence par ces mots Sanctorum docte et qui se trouve entre la vita de Extravaganti De titre commun et honestate Clericorum. Dans son décrétales, le pape s'oppose au chant des motets en langue vernaculaire: « Il y a parfois motets dans la langue vernaculaire ».
Théologiens ont pris part à ce type de chants ou motets qu'habituellement chanter dans des églises. L'un d'entre eux, le Paludano (jugements, livre IV, 3 dist., q. 5, art. 2), le chant d'un motets espèces de chanter et ceux qui les utilisent reprend: « ceux, à savoir que dans la solennité chanter motets, pour chanter (églises) ne devraient pas être semblables à celle des tragédies ».
Le Suárez (De Religione, volume 2, livre 4 ; De Horis Canonicis, cap. 13, no 16) semble favorable pour le chant de motets, même s'ils ont été écrits en langue vernaculaire, pourvu qu'ils soient graves et dévoué. De prouver comment revendications désigne le costume et l'utilisation de certaines églises régi par des prélats sages, qui ne condamne pas ces chants ou modulée carmi. Elle ajoute également que, dans les premiers jours de l'église, chaque fidèles chante dans le temple ces hymnes pieuses et dévots, qu'il a composé ; et que cette coutume ancienne doivent, d'une certaine manière, d'approuver l'utilisation de motets.
Anticipant l'opposition qui peut se déplacer, qui a des chants similaires modulés, appelé motets, le psalmody ecclésiastique reste brisé, donc il répond : "cela arrêter ou suspendre, que ce fait doit être établie entre les parties d'une heure (canonique), non par vote. Cette partie de leur bureau reste moralement pas interrompue en raison de la dévotion que cette chanson même vise à exciter. Donc cette chanson peut être considérée comme une préparation pour c'est claire qui s'ensuit et comme une conclusion solennelle et digne de clear ci-dessus et comme un ornement de tous les temps ".
Le pape Alexandre VII, en l'année 1657, a adopté une Constitution qui commence par les mots Piae sollicitudinis, et c'est le 36e parmi les constitutions de ce souverain pontife. Dans ce document, le pape ordonne ne pas à chanter, à la fois de l'Office divin, et lorsque les églises est le sacrement de l'Eucharistie est exposé à la vénération publique de fidèles, aucune chanson qui n'est pas composée de mots du Missel romain ou bréviaire. Ces chansons peuvent être déduit de leur bureau ou de la ville chaque jour, la solennité ou la fête de la Sainte ; Ces pistes peuvent également être supprimés des écritures ou d'après les travaux des saints pères, mais tout d'abord doivent faire l'objet d'examen et d'approbation de la Sacrée Congrégation des rites.
Cette Constitution papale apparaît, sans aucun doute, que le chant de motets, composée conformément aux règles prescrites par Alexandre VII, notre prédécesseur et examiné et approuvé par la Sacrée Congrégation des rites, a été déclaré légitime. Cette Constitution d'Alexandre VII a été confirmée par le vénérable serviteur de Dieu le pape innocent XI, dans son décret du 3 décembre 1678.
Mais les doutes s'est posée sur son sens et son interprétation de la Constitution de Alexander et le décret du pape innocent XI, notre prédécesseur de mémoire happy, innocent XII a publié le 20 août 1692, un nouveau décret, ce qui est de la 76e de son Bollario. Ce décret, dissiper la confusion causée par la diversité des interprétations et éclairer toute l'affaire, a interdit le chant chaque chant ou le Motet. Dans les masses Saintes accueillis seulement, en plus du chanter la Gloria et le symbole, vous pouvez chanter, le progressif et prendre l'Offertoire. Vêpres n'est pas admis aucun changement, même minime, dans les antiennes qui disent au début et la fin de chaque psaume.
Il commanda que les chanteurs et musiciens suivirent tout au long du refrain et ils il satisfait parfaitement. Et puisque le chœur n'est pas autorisé à ajouter quoi que ce soit au bureau ou masse, afin que les musiciens aussi interdit et seulement autorisés à prendre le Bureau et la masse de la solennité du Saint Sacrement du corps du Seigneur – c'est-à-dire les hymnes de St. Thomas ou antiennes, ou d'autres pistes dans le bréviaire du Missel romain – certains verset ou motet, sans changer les mots et être capable de chanter pour exciter la dévotion dans dévots, lors de l'élévation de l'hostie, ou lorsqu'elle est exposée à la vénération et l'adoration du public.
9. après qu'un droit de réglementer l'utilisation de chansons, ou versets chantées ou motets, il doit être admis qu'il avait déjà fait beaucoup pour supprimer les chansons des églises, mais aussi théâtrales avouer que ce n'était pas suffisant pour atteindre l'objectif souhaité.
Il était toujours possible et même cela est trop pour notre mécontentement, chantant toutes les parties qui est légitime et vous wont à chanter dans des masses et des Vêpres, comme a été signalé sur (c.-à-d. la gloire, le symbole, la prise, le progressifl'Offertoire et tout le reste), mais chanter et théâtrale de manière avec le son de la scène.
L'évêque William Lindane grand, dans son livre, évangélique statisticien 4, cap. 78, n'est pas contraire à la musique de chanter dans des églises, mais désapprouve les nombreuses répétitions et la confusion des voix et propose des églises de travail adaptée aux choses vous chantez de la musique : "Je sais, dit-il, que certains juge plus commode music storeinstruments et musiciens. Donne volontiers mon consentement à eux, qu'ils se produisent en même temps, la méthode de substitution, actuellement en vigueur n'importe où dans les églises, avec une plus grave, plus adhérentes de choses et, si pas plus proche de la décision que la mélodieau moins c'est plus adapté aux choses que vous chantez et plus en harmonie avec eux. »
La Dresselio, dans son opéra Rhetorica caelestis (livre I, chap. 5), écrit : "dans ce contexte de manière appropriée ici, ou les musiciens, les deux dit votre paix maintenant l'emporte dans les églises, une sorte de chant qui est nouveau, mais excentrique, fragmentée, dansant et certainement pas religieux ; plus adaptée pour le théâtre et la danse qui n'est pas au temple. Vous recherchez l'artifice et vous perdez le désir de primiero pour prier et chanter. Nous nous occupons de susciter la curiosité, mais en réalité, nous négligeons la pietà. C'est, en fait, cette nouvelle façon de chanter et danser sinon une comédie, dans lequel les chanteurs vont changer dans les acteurs ? Ils présentent : maintenant un seul, maintenant deux, maintenant tous ensemble et d'interagir entre eux avec la main. puis à nouveau un domine seulement, et peu de temps après que les autres suivent lui. »
Un auteur modern, Bienheureux Jerome Feijo, ou maître de l'ordre de Saint Benoît en Espagne, dans le discours universel Theatrum criticum 14, en s'appuyant sur l'expertise et la connaissance des notes de musique, indique la méthode à suivre pour obtenir des compositions musicales pour les églisestous les autres concerts.
Mais nous sommes ici pour se souvenir de contenteremo – compte tenu des exigences des conseils religieux et jugements des écrivains respectés – chant de théâtre musical est effectuée de façon (comme il a été signalé) que l'auditoire, écouter les chansons il contienne delight musicalastuces et profitez de la musique, en mettant l'accent sur la mélodie, la musique elle-même ; Essayez la douceur des divers éléments, sans percevoir, le plus souvent, la signification exacte des mots. Cependant, pas tellement, doit être dans le chant ecclésiastique ; En effet, cet objectif doit être le contraire.
Dans le chant ecclésiastique, vous devez tout d'abord obtenir une audience parfaite et mots faciles. Dans les églises, en fait, la musique est acceptée pour élever l'esprit des hommes de Dieu, comme Isidore enseigne dans le livre De Officiis Ecclesiasticis, cap. 5: « est utilisé par la salmeggiare de l'église et chanter mélodies sucrées à induire des querelles plus facilement le scrupule » ; Cela ne peut être atteint si il y a ces mots.
Le Conseil de Cambrai (tenue en 1565, titre 6, chapitre 4, Volume 10, p. 582 de l'Arduino) prescrit : "le reste de ce que vous avez à chanter dans le chœur vise à éduquer. les chansons par conséquent d'être compris par l'esprit. »
Dans le Conseil de Cologne (réunis en 1536, ch. 12 d'officiis privatis) se lit comme suit: « dans certaines églises est venu à commettre l'abus d'omettre ou raccourcir, pour favoriser le chant de l'harmonie et du son, ce qui était plus important. Et le plus important est précisément par la récitation de mots les prophètes, les apôtres, ou épître, le symbole de la foi, la préface ou l'action de grâces et de prière à l'Éternel. En raison de leur importance, ces textes devraient être, comme tous les autres, chantés tellement clair et intelligible. »
Dans le premier Conseil de Milan (tenue dans l'année 1565, dans la partie 2, N° 51 de Arduino, p. 687) se lit comme suit: "les Offices divins, églises et en général, vous n'avez pas de chanter ou profanent de choses de la pièce ; puis les choses sacrées doivent être chantées sans les inflexions de la voix faible, que labio sonne plus gutturaux ; ne jamais utiliser un ton chant passionné. Le chant et le son sont grave, fervent, chiari, adapté à la maison de Dieu et les louanges divines appropriées ; faits afin que ceux qui écoutent de comprendre des mots et sont passés à la dévotion ".
Sur le sujet ici, il y a des mots très graves traités pères ont convenu dans l'année 1566 lors du concile de Tolède (action 3, ch. 2, p. 1164 de l'Arduino): "parce que tout ce qui est chanté dans les églises à louer Dieu, doit être effectuée afin de promouvoir laautant que possible, l'instruction des fidèles, et doit être un moyen pour ajuster la piété et dévotion et de stimuler l'esprit des fidèles auditeurs de prêter au culte de Dieu et de choses célestes ; le désir les évêques sont en garde, tout en admettant la pratique musicale de choeur des variations mélodiques où les entrées sont mélangées selon différents ordres, les mots des Psaumes et autres parties ne chantées pas, je ne reste incompris et étouffés par un son. Les évêques ont plutôt un soi-disant organiques, ce qui permettra de comprendre les mots de ces pièces que vous chantez, et les âmes des écouteurs sont plus probablement à louer Dieu par prononce les mots de spectateurs chantant ".
Cela justifie le lamentations exprimé par l'évêque Lindane en texte indenté (Panoplia Evangelica): « aujourd'hui, il canto dei musici est plutôt destinée à détourner, de détourner, de rejeter les âmes des auditeurs, qui n'est pas eccitarli de piété et de désirs célestes. Je me souviens réellement participer à quelque temps à la gloire divine, avais prêté attention en chantant afin de comprendre les mots, mais impossible d'obtenir le même. Tout était un enchevêtrement de syllabes répétées, des rumeurs confus ; le sens est resté immergé dans ce qui, plutôt que chanter, que c'était un tollé assourdissant, un rugissement décomposé ».
Cela démontre comment sage désir et comment prudente l'exhortation qui Dresselio, également dans les œuvres citées (Rethorica caelestis) prie instamment musiciens pour faire revivre la dévotion : "faire, mendient, rien de moins que la ferveur religieuse vierge en musique sacrée. Si vous avez un coeur, si vous le souhaitez en l'honneur de la divine, les frères a du mal à cela, à cette fin: c'est-à-dire les mots vous chantez sont bien comprises. Je devrais se sentir dans la variété de Temple de sons, profusion des voix, si tout est une âme, bien que je ne comprends pas la signification et les mots, que la main ne devrait plutôt instillarmi? »
Enfin, il justifie la réponse donnée par le Cardinal Domenico Capranica la suprême pontife Nicolò C, avoir assisté à une telle fonction sacrée et est clairement de Dante, musique de canto, que vous pourrait entendre les mots. Le souverain pontife a demandé Cardinal ce qu'ils pensaient de la musique similaire. la réponse que vous a donné le Cardinal peut lire à Poggio, dans la vie de cette Cardinal publié par Baluzio, en Miscellanea (livre 3, § 18, p. 289).
Le grand père Augustine dit lui-même qu'il a entendu chanter softly hymnes dans l'église, pleurs dirottamente: "entre la gl pleuré ' hymnes et des cantiques, fortement s'installe à entrées dans votre église, faisant écho à doucement ! Les voix était couler dans mes oreilles, coulait la vérité votre dans mon cœur et de là j'étais avec ferveur. Il y avait des sentiments de dévotion et coulait de larmes, et j'ai fait bien! » (Confessions, livre 9, ch. 6). Mais ensuite est venu le scrupule d'être le plus grand plaisir qu'il a entendu chanter des hymnes dans les églises, presque comme une offense à Dieu et apportant la sévérité de désapprouver la chanson ladite, mais retourne à approuver à première idée, parce que son âme est touchénon seulement pour l'harmonie, mais les mots qui accompagnait l'harmonie, comme il a ouvertement déclaré (confessions, livre 10, chapitre 33).
Elle pleurait donc Augustine de tendresse dévot, se sentant chanter dans des églises le sacré lodi et bien mots sens accompagnés de chants. Peut-être même aujourd'hui, il serait pleurer si il s'est senti qualcheduna la musique des églises, mais pas pour son dévouement, mais il serait pleurer pour chagrin d'entendre mais le chant, mais ne pas pour attraper les mots.
10. ici nous avons parlé de la chanson musicale ; Maintenant nous sommes parler le son de la musique, orgue et autres instruments, qui, comme nous l'avons dit plus haut, est autorisé dans certaines églises. Il est également nécessaire de traiter son, car si la chanson n'a pas à être théâtrales doivent ainsi être sain. Les Juifs n'avaient pas besoin cette enquête, à savoir pour établir les différences entre le chant dans le temple profane et chanter dans les salles. En fait, il est clairement de l'Ecriture que le chant et le son d'instruments de musique ont été utilisés dans le temple, mais pas dans les salles, ainsi la Calmet noté dans sa thèse sur la musique des Juifs.
Nous avons besoin définir les limites entre le chant et le bruit de l'église et ceux des théâtres. Nous devons définir les différences entre les deux, car aujourd'hui le figuratif, ou harmonique chantant, avec le son des instruments, tant dans les salles s'efforce dans les églises.
Après avoir déjà parlé longuement de la chanson, aussi maintenant les talk demeure valable. Et de discuter avec l'ordre, nous allons traiter les premiers instruments musicaux, qui peuvent être tolérées dans les églises. Ensuite nous allons parler le son de ces outils qui vous n'iront chant. Troisièmement, nous sonore, qui est séparer de la main de la Symphonie.
11. vis-à-vis des instruments qui peuvent tollerarsi dans les églises, les mentionnées ci-dessus bienheureux Jerome Feijo ou discours (Theatrum criticum discours universel 14, par. 11, n° 43) admet des organes et autres instruments, mais exclurait lires tetracorde (violons)parce que la proue émet des sons de cordes harmonieuses, mais trop aiguë, qui excitent nous hilarité plutôt puérile, ce qui n'est pas composée de vénération pour les mystères sacrés et son souvenir.
Le Bauldry (Manuel dans les cérémonies sacrées, § I, ch. 8, n° 14) ne serait pas des églises, avec l'orgue pneumatique, les trompettes ou vent instruments ou pneus: « ne joue pas avec l'orgue, et autres instruments de musique à l'extérieur des trompettes ou cornets, flutes ». À l'inverse, les pères de la première Conseil Provincial de Milan, tenue sous Saint Charles Borromée, dans le titre De Musica et Cantoribus, interdire les instruments à vent églises: « dans l'église il y seulement l'orgue ; vous exclure les cannelures, trompettes et tout autre instrument musical".
Nous n'ont pas omis de demander conseil de conservateurs hommes et distingue les maîtres de la musique. Conformément à leurs opinions, elle, will worshipful frère qui, dans ses églises, si en eux il y est l'utilisation de jouer des instruments de musique, avec l'orgue, sont autorisés uniquement les instruments qui ont pour mission de renforcer et de soutenir les voix des chanteursComment avoir la cetra, tétracorde majeur et mineur, basson, viola, violon. Exclure les timbales, cornes, trompettes, hautbois, flutes, flautini, harpes, mandoline et instruments similaires, qui rendent le jeu de la musique.
12. Comment, alors, d'utiliser ces outils que vous pouvez admettre nous admonester en musique sacrée, seulement qu'elles servent exclusivement à l'appui de la chanson de mots, que plus la façon dont ils imprimer dans l'esprit des auditeurs, et les âmes des fidèles sont excités à la contemplation des choses spirituelleset sont plus motivés à aimer Dieu et choses divines. La communauté valencienne, parler de l'utilité de la musique et des instruments de musique, avec justesse, dit : "servent à revitaliser leur propre et ferveur des autres, surtout du pétrole brut, qui sont souvent faibles et il faut mettre le goût de la réalité spirituelle, non seulement au milieu de chant vocalMais même avec le son de l'orgue et musical instruments de "(in volume 3 on 2 2 di San Tommaso, disp. 6, 9).
Si, toutefois, les instruments sonores en permanence et seulement parfois tranquille, comme usa aujourd'hui, pour permettre aux auditeurs d'entendre les modulations harmoniques, la partie vibrante d'entrées, communément appelé les trilles ; Si, pour le reste, faire rien qui oppriment et enterrer les voix de la chorale et le sens des mots, alors que l'utilisation des outils de ne pas atteindre le résultat recherché, devenu inutile, reste en effet interdite et interdits.
Le pape Jean XXII dans son Extravagant docte Sanctorum, y compris les abus de la musique met ce qui suit, qui exprime en ces termes: « Fragment de mélodie avec des exclamations » à savoir singulti, Charles Dufresne explique dans son Glossaire : ce nom indique les modulations concises, communément appelé trilles.
La grand évêque lindane, à l'endroit indiqué, fulminé contre les abus de la couverture, au son des instruments, les mots de chanteurs: "la clameur des trompettes, l'acérée de cornes et autres fracasso divers, rien n'est omis que peut faire il mal compris les mots vous chantezAnthony, Obscurcir, ce qui signifie ".
La pieuse et savant Cardinal Bona, salué à maintes reprises traité De Divina Psalmodia (ch. 17, § 2, no 5), donc il écrit à ce sujet: « avant de s'achever, je vais donner un avertissement pour les chanteurs de l'Église : accomplissent une passion illicite à ce que les saints pères ont ordonné pour aider à la dévotion. Le son doit être tellement grave et modérée, pas à absorber toutes les facultés de l'âme, mais laissent l'attention afin de comprendre l'importance de ce qu'il chante et pour les sentiments de pitié ".
Enfin, pour ce qui est des symphonies, où leur utilisation est déjà introduite, sera tollerarsi, tant qu'ils sont définis, et ni, en raison de leur longueur, ennui ou de graves inconvénients à ceux qui sont dans le refrain, ou qui travaillent à l'autelà Vêpres et des masses. Ces symphonies parle Suarez: « cela nous comprenons que, en soi, ne pas en votant à l'aide de bureaux intercalaires sound Divine de l'organe sans chanter, travaille uniquement avec des instruments de musique douce, comme arrive parfois au cours de la messe solennelle, ou dans les heures canoniques, entre les Psaumes. Dans ces cas le son n'est pas une partie de l'Office et redondants à la solennité et la vénération du bureau et l'élévation des esprits des fidèles, de plus facilement déplacement dévotion ou vous avez. Même si aucune voix ne se joindra à ce bruit, grave et sound est dit pour exciter dévotion "(Suarez, De religion, book 4, chapter 13, no. 7).
Cependant, ne devraient pas être réduites au silence ici qui est très peu commode et pas plus de tollerarsi, qui, à quelques jours de l'année, lieu somptueuses symphonies et chansons musicales, tenue dans les temples, tout à fait inappropriés aux mystères sacrés qui offre de l'église à l'époque à la vénération des fidèles.
Zèle a été animé, poussé à maintes reprises nommé maître de l'ordre de Saint Benoît en Espagne pour protester dans le discours (Theatrum criticum discours universel 14, § 9) contre les Arias et récitatifs, hélas!, trop utilisé en chantant le Lamentations du prophète Jérémie, dont récitation est prescrite par l'église dans les jours de la semaine sainte, et qui pleure la destruction de la ville de Jérusalem par les Chaldéens, maintenant la désolation du monde par les péchés d'affliction, maintenant l'église militant dans la persécutionmaintenant, l'angoisse de notre rédempteur dans sa douleur.
Assis sur la chaise apostolique notre prédécesseur Saint Pie V, l'église de Lucques était dirigée par Alexandre, évêque de zelantissimo de la discipline ecclésiastique. Il a noté qu'au cours de la semaine sainte, il y avait concerts dans les églises de solennissimi avec de nombreux chanteurs et instruments. Ce ne était pas à la hauteur du climat de morosité des fonctions sacrées qui se déroulent en ces jours. Pour entendre ces concerts était une foule cupide floqués aux hommes et aux femmes et était des scandales et des péchés graves. L'évêque avec son édit interdit ces concerts durant la semaine sainte et dans les trois jours après Pâques. Puisque certains de soustraire la juridiction épiscopale, prétendue ne pas être obligés de se conformer à l'évêque, dont il a reporté la question devant le souverain pontife Pie V, qui a répondu avec une brève, datée du 4 avril 1571.
Le pape déplore la cécité de l'esprit humain et hommes charnelles, non seulement sur les jours saints, mais surtout celles établies par l'église de manière spéciale pour vénérer la mémoire de la passion du Christ Seigneur, mettre de côté la pietàsincère et la pureté de l'esprit, vous devez avoir des plaisirs du monde et le quitter à la clémence et sera dominée par les passions. « Cela », a déclaré ensuite-doit être évitée dans chaque période, mais on évitera donc très spécial dans ce laps de temps fixé par l'église pour commémorer la passion du Seigneur. À cette époque plutôt au maximum accepte que tous les chrétiens tourner à leur esprit à la contemplation de prestation si grande et puissante faite pour nous par notre Rédempteur et prenez gratuit et libre de toute impureté du coeur et du sens.
Puis les rapports d'abus introduits à Lucques de faire des choix au cours de la semaine sainte de bons musiciens et de recueillir toutes sortes d'outils pour garder les concerts de musique solennelles. L'évêque, explique: « récemment, notre tristesse, nous savions que dans cette ville, qui abrite le Bureau de l'évêque, il y a un abus très détestable d'organiser des concerts dans les églises, c'est-à-dire au cours de la semaine sainte, avec les chanteurs de la réunion choisie et toutes sortes d'outils. Ces concerts, plutôt que des bureaux divines, non d'une foule de jeunes des deux sexes, attrattavi d'une passion et l'expérience a montré que péchés graves commit, et qui ne sont pas moins graves scandales. »
Enfin, félicite l'ordre de l'évêque, et, selon les décrets du sacré concile de trente déclare que cette ordonnance s'étend et oblige les églises qui sont exemptés de l'autorité de l'ordinaire, privilège apostolique ou pour toute autre raison.
Dans le Roman de Conseil (tenue récemment à Rome, en l'année 1726, titre 15, n. 6) lire divers décrets sur l'utilisation des instruments de musique et de chant, au cours de l'Avent, dimanches de pret et pendant les funérailles du défunt. Nous avons de le mentionner.
14. nous souvenir après avoir lu que l'empereur Charlemagne, ayant proposé réduire les règles de l'art ecclésiastique, chantant dans les églises de la Gaule était alors exécuté dans un désordre et grossiers, a demandé le pape Adrien, j'ai envoyé à Rome par les gens éduqués dans la musique de l'église. Ces envoyés facilement introduits chant United Gaule romaine, comme tout le monde peut venir de savoir en lisant la presse à Paul diacre (Vita di San Gregorio, livre 2, chap. 9) ; à Rodolphe de Tongres (Canonum De observantia, prop. 12). à Sant'Antonino (Summa Historica, partie 2, Tite 12, ch. 3). Le moine d'Angoulême (vie de Charlemagne, ch. 8) raconte que les choristes proviennent de Rome en Gaule a également enseignée l'art de jouer de la musique d'orgue, qui a été introduite dans le Royaume de la Gaule sous le roi Pepin.
La règle générale étant que le costume et la ville de Rome doivent précéder avec l'exemple et l'enseignement, toutes les autres villes, en ce qui concerne les rites sacrés et autres choses de l'Église : l'histoire confirme ce que nous avons maintenant la confirmation que narré par Charlemagnequi souhaitent introduire le chant ecclésiastique dans son royaume, était venu à Rome comme sa propre maison.
Ce fait nous pousse de toute urgence et faire disparaître tous les abus qui ont été introduits dans l'ecclésiastique chanter, et que nous avons condamné ci-dessus. pour les rendre disparaissent de chaque Église, s'il était possible, mais surtout des églises de la ville de Rome.
Et comme nous laisser nous pas prendre les ordres nécessaires et appropriées pour le cardinal vicaire à Rome, vous, le vénérable frère, inversement, à publier, si nécessaire, des décrets et des lois qui sont en harmonie avec notre lettre circulaireet régissant l'église chantant, conformément aux dispositions prévues et établies dans le présent, notre lettre, qu'ils commenceront finalement à la réforme de la musique d'église.
Cette réforme était déjà avec impatience attendue et souhaitée par beaucoup, afin qu'une centaine d'années, Giovanni Battista Doni, patrizio fiorentino, écrivit dans son traité, De Praestantia Musicae veteris (livre I, p. 49): "choses sont maintenant, à ce stadequ'il n'y a aucun qui établissent une loi stricte interdisant cette chanson presque efféminé et springs, qui a été introduite n'importe où ; toute personne voir la nécessité d'imposer une discipline sur ces mélodies, longues et souvent tranchés sec ; toute personne qui n'est pas convaincu que les jours de fête, et bâtiments sacrés perdent des célébrités et ne serait plus populaires si ils ont connu pour chanter doux et souvent peu décent et la grande confusion des voix et des sons dans la course entre eux ».
15. nous dit "si il y a un besoin, tout en sachant très bien que nous avons dans l'église, il y a certaines villes où il y a besoin de réformer la musique d'église. et il y a des villes qui n'ont pas ce besoin.
Nous craignons, cependant, et nous sommes vivement préoccupés que dans certaines villes, les églises et les autels sacrées dont ils ont besoin le nettoyage nécessaire et les arrangements nécessaires. Dans beaucoup d'églises, cathédrales et chant choral collegiate devront être réformé et bien, selon les règles que nous avons donnée ci-dessus.
Si dans son diocèse est nécessaire, elle mettre toute la diligence et de soin possible, afin de corriger de tels abus.
Serait le ciel dans tous les diocèses de nos prêtres ont célébré le sacré Sacrifice de la messe avec qui consacre la décoration extrinsèque, qui est due ! Que chaque prêtre vint en public vêtu d'une robe de prêtre ; et en costume décent, même avec ces manières de faire avec cette modestie et tous le décorum de clerc !
Sur ce sujet nous n'ajoutez pas ici, après avoir déjà traité en détail dans notre Notification XIV (§ 4 et 6, tome 2, édition italienne, qui est la 34ème dans l'édition en Latin) et dans la notification IV (volume 4, édition italienne, qui est de 71 en édition en Latin): combien sont ils se réfèrent à la discipline ecclésiastique de rappels.
Nous allons stimuler son zèle sacerdotale en lui rappelant qu'il y a quelque chose qui se manifeste plus d'hommes si les églises sont mal dirigées et mal-régie par les évêques, prêtres célèbrent le voir les fonctions sacrées faisant mal ou omettre les censuresvêtements indécents, leader, ou ne conviennent pas la dignité sacerdotale, absolument chaque chose en cours d'exécution avec les précipitations et la négligence.
Ces choses tombent sous les yeux de tous, vous avez l'arrêt rendu par les habitants comme aux étrangers. Choqué, particulièrement ceux qui proviennent de régions où les prêtres portent des robes et de célébrer la messe en tenant dévotion.
La Cardinal Bellarmine pieuse et savant, non sans larmes s'est plaints: « c'est aussi en raison de la grande crié que les mystères sacrés sont traités tellement inconvenant, à la négligence et l'impiété de certains prêtres. Ils démontrent que ce ne crois ne pas que la Majesté du Seigneur est présente. Si certains célèbrent la messe sans esprit, sans affection, sans crainte et tremblements, avec des précipitations incroyable ! Agir comme si vous ne croient en la présence du Christ Seigneur et croire que, comme le Christ les voit".
Après quelques autres considérations, Cardinal Bellarmin se poursuit: « Je sais qu'il y sont, dans l'église de Dieu, de nombreux prêtres et voulait un mariage religieux, célébrant les divins Mystères avec cœur pur et vêtements impeccables. Pourquoi tout le monde doit rendre grâce à Dieu. Mais il y a aussi passer aux larmes et pas les quelques, dont extérieur sordide révèle turpitude et l'impureté de leurs âmes ".
Pendant ce temps, l'américaine embrasser ou worshipful frère, dans la charité du Christ et transmettre, grand cœur, elle et le troupeau confié à sa garde, la bénédiction apostolique.
Donné à Rome à Santa Maria Maggiore, le 19 février 1749, la neuvième année de notre pontificat.
images/icones/vatican.gif  ( 801463 )Moi ! par Alexandre (2016-04-04 23:20:55) 
[en réponse à 592860]



Bonjour !

Je ne sais pourquoi, au cours de recherches, je suis tombé sur votre post, mais je dispose de la traduction française intégrale de Annus qui hunc, de Benoît XIV Lambertini († 1758).

Avez-vous finalement trouvé ce texte ? Si non, vous intéresse-t-il encore, cinq ans après ?

Alexandre
images/icones/info2.gif  ( 801475 )Pour info par Le Webmestre (2016-04-05 09:06:46) 
[en réponse à 801463]

l'adresse de Boufaréo semble ne plus fonctionner. Il ne pourra donc pas être averti de votre message, sauf à passer sur le forum.
images/icones/1b.gif  ( 801490 )Merci ! par Alexandre (2016-04-05 11:52:54) 
[en réponse à 801475]

Je vais donc faire un petit appel au peuple du Forum.

Bonne journée !
images/icones/5b.gif  ( 801502 )Eh ben... par Yves Daoudal (2016-04-05 12:40:33) 
[en réponse à 801463]

Quand je pense que j'ai failli la traduire, après l'avoir lue en latin pour un article d'Una Voce... j'aurais fait tout ça pour rien...

Car c'est un texte très intéressant qu'il serait bon de faire connaître. Par sa traduction donc, puisqu'elle existe. On pourrait la mettre sur le site d'Una Voce, par exemple.
images/icones/fleche2.gif  ( 801506 )A propos... par Yves Daoudal (2016-04-05 12:47:17) 
[en réponse à 801502]

pour ceux que ça intéresse, je vois que ce numéro est disponible sur la toile en PDF.
images/icones/1h.gif  ( 801570 )Merci, mais... par Alexandre (2016-04-05 21:10:38) 
[en réponse à 801506]

... les pages sont barrées d'un "Abonnez-vous à notre revue".

On ne peut donc rien lire !
images/icones/5b.gif  ( 801604 )En effet. par Yves Daoudal (2016-04-06 11:28:24) 
[en réponse à 801570]

Je n'avais regardé que la couverture.

Donc il faut s'abonner...

Et c'est bien ainsi.
images/icones/hein.gif  ( 801586 )Service par Alexandre (2016-04-05 23:14:45) 
[en réponse à 801502]

Votre idée me paraît assez judicieuse. Toutefois, la traduction étant des moines de Solesmes et publiée par Desclée pour la première fois en 1956 (1), il me semble que sa publication sur la toile nécessite l'accord des supérieurs de l'abbaye.

Pourriez-vous donc demander à vos amis d'Una voce s'ils pourraient solliciter une telle autorisation, avant que je ne me casse le c.. à mettre tout cela en forme, s'il vous plaît ?

Bien à vous.

Alexandre

(1) La traduction dont je dispose a paru dans Les Enseignements pontificaux - La Liturgie, Desclée, 2e édition (1961), n° 41-104.
images/icones/1d.gif  ( 801603 )Ce qui est amusant par Yves Daoudal (2016-04-06 11:26:51) 
[en réponse à 801586]

est que je l'ai (bien sûr), ce livre, mais que je n'avais pas eu l'idée d'aller y voir. Et je découvre que j'avais même souligné des passages... (Il y a près de 40 ans...)

Quand je pense que moi je me suis cassé le c* à le lire en latin...

Le mettre sur le site d'Una Voce c'est un peu une idée en l'air. Mais si Una Voce demande l'autorisation, elle pourra peut-être aussi avoir le texte dans une version électronique.

Merci en tout cas de me faire savoir ce que j'ai...
images/icones/neutre.gif  ( 801563 )Quand pourrons-nous voir le pape François par AVV-VVK (2016-04-05 19:58:41) 
[en réponse à 801463]

aussi habillé de cette façon?