Le Forum Catholique

http://www.leforumcatholique.org/message.php?num=785359
images/icones/flagIt.gif  ( 785359 )Onze cardinaux s'opposent à la Protestatisation de l'Eglise par Jean Kinzler (2015-08-19 15:11:02) 

Sinodo, undici cardinali scendono in campo per fermare la "protestantizzazione" della Chiesa
di Lorenzo Bertocchi
17-08-2015

Sebbene la notizia sia mantenuta ancora strettamente riservata, e nessuno abbia potuto leggere i testi in anteprima , è in uscita, poco prima del prossimo Sinodo di ottobre, un libro che potremmo intitolare “Permanere nella Verità di Cristo 2”. Secondo una notizia circolata negli Stati Uniti (vedi qui) un certo numero di cardinali, tra cui si citano «Raymond Burke e Walter Brandmuller», avrebbero collaborato per produrre un altro testo che si contrappone alle tesi del cardinale Walter Kasper e di altri teologi, in merito ai temi del Sinodo sulla famiglia. Ma, per quanto ne sappiamo, le cose non stanno precisamente così.

Le polemiche che accompagnarono l'uscita del libro “Permanere nella Verità di Cristo” (ed. Cantagalli) furono roventi. Eravamo a pochi giorni dal Sinodo 2014 e, più o meno direttamente, l'editore senese, insieme ai cinque cardinali autori, furono accusati di una “operazione editoriale” contro il Papa. Lo stesso Walter Kasper, in una intervista del 18 settembre 2014, lo disse apertamente: “Il bersaglio delle polemiche non sono io ma il Papa”. Il cardinale De Paolis, uno dei cinque cardinali che avevano dato un contributo al testo, dichiarò a Repubblica tutta la sua sorpresa. «C'è chi addirittura ipotizza un'operazione voluta, un complotto. Non c'è nessun complotto. Solo la volontà di esprimere una posizione».

Ma qualcuno sembrava voler zittire le voci discordanti rispetto a una rotta già prestabilita, senza alcun rispetto per quella parresia che il Papa stesso indicava come metodo per svolgere i lavori.

A quanto apprende La Nuova Bussola quotidiana il copione potrebbe ripetersi. È vera la notizia di un gruppo di cardinali che ha lavorato ad un nuovo testo in vista del Sinodo ordinario. Dovrebbe intitolarsi “Matrimonio e famiglia”, con un sottotitolo che svela qualcos'altro. Si parla, infatti, di «prospettive pastorali di 11 cardinali», un gruppo decisamente consistente che, visto il numero calcistico, possiamo dire che scende in campo con una formazione di tutto rispetto.

Fra questi però non figurano, come indicano le indiscrezioni oltreoceano, né il cardinale Burke, né il cardinale Brandmuller, mentre i porporati coinvolti dovrebbero essere questi: Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna; Baselios Cleemis, Arcivescovo maggiore della Chiesa cattolica siro-malankarese e Presidente della Conferenza episcopale dell’India; Paul Josef Cordes, Presidente emerito del Consiglio pontificio «Cor Unum»; Dominik Duka, O.P., Arcivescovo di Praga, Primate di Boemia; Willem Jacobus Eijk, Arcivescovo di Utrecht; Joachim Meisner, Arcivescovo emerito di Colonia; John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria); Antonio Maria Rouco Varela, Arcivescovo emerito di Madrid; Camillo Ruini, Vicario generale emerito di Sua Santità per la Diocesi di Roma; Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti; Jorge Liberato Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas, Santiago de Venezuela.

Il curatore del volume è il professore tedesco Winfried Aymans, esperto di diritto canonico presso la Ludwig-Maximilians-Universität a Monaco. Lo scorso giugno, intervenendo sull'Osservatore romano, Aymans aveva scritto che «in un tempo in cui il diritto civile tende sempre più ad abbandonare il contratto matrimoniale alla mercé di un arbitrio che va aumentando sotto ogni riguardo, tanto più chiaro dovrà essere l’annuncio della Chiesa».

Saranno di nuovo tutti accusati di ostacolare il dibattito e, peggio ancora, di opporsi al Papa? Qualcuno potrebbe provarci, cercando di alimentare un gioco delle parti che tende a creare schieramenti e tifoserie, ma gli undici cardinali in campo non sembrano affatto disposti a farsi schiacciare nella loro metà campo. Né sembrano inclini al gioco del catenaccio, quello di cui vorrebbero accusarli per farli sembrare dei banali “cristallizzatori” di dottrina.

Per quanto ne sappiamo, le domande a cui vogliono rispondere gli 11 cardinali sono assolutamente pastorali e toccano, anzi si chinano, sulla carne e il sangue di tutti noi. Come possiamo accompagnare meglio coloro che sono stati abbandonati dal coniuge e che restano fedeli al matrimonio così svincolato? In che modo la preparazione al matrimonio potrebbe affrontare più efficacemente la situazione di giovani coppie scarsamente catechizzate e pesantemente influenzate da una cultura secolarista?

Per le risposte a queste, e ad altre simili domande, non ci resta che aspettare l'uscita del libro per la fine di settembre. Per il nome dell'editore tutti gli indizi portano ancora al senese Cantagalli. Saremo a pochi giorni dal Sinodo, e tra le possibili risposte pastorali sui temi di matrimonio e famiglia bisognerà fare i conti anche con queste.

Infine, un'ultima notizia. In contemporanea al libro degli 11 cardinali dovrebbe uscire anche un altro testo di grande interesse. In questo caso saranno sempre 11 tra vescovi e cardinali, ma tutti africani. Per raccontarci l'Africa, anzi per far sentire la voce dell'Africa sui temi del Sinodo e non solo. Sarà meglio aprire le orecchie perché, e questo si vocifera sul titolo, «nova patria Christi Africa».lanuovabq.it
images/icones/info2.gif  ( 785362 )C'était en français, par Yves Daoudal (2015-08-19 15:23:23) 
[en réponse à 785359]

avant-hier, chez Benoît et moi.
images/icones/fleche2.gif  ( 785423 )Si le Synode tourne mal, dira-t-on:"c'est de la faute des médias" ? par Scrutator Sapientiæ (2015-08-20 09:49:30) 
[en réponse à 785362]

Bonjour Yves Daoudal,

Votre renvoi vers Benoît et moi me fait découvrir un autre texte : " Synode: "suiveurs" contre "adapteurs" "

Malgré toute mon estime à l'égard de Joseph Ratzinger / Benoît XVI, je commence à en avoir "par dessus la tête" de la notion de "Concile des médias" qui est reprise au début de ce texte.

Les théologiens qui ont inspiré le Concile, les évêques qui ont appliqué le Concile, étaient-ils absents du Concile, et travaillaient-ils dans les médias ? Non.

En aval du Concile, ces théologiens et ces évêques

- ont-ils eu avant tout besoin de se laisser influencer par les médias extérieurs et / ou opposés à l'Eglise catholique,

ou

- n'ont-ils pas eu avant tout la possibilité de prendre appui sur les paroles candides et les silences coupables qui figurent dans les textes mêmes du Concile,

pour en donner l'explication dominante et en faire l'application dominante qui en ont été faites ?

Et si demain, le Synode et l'après-Synode tournent mal, dira-t-on que c'est, à nouveau, "à cause des médias", ou de la "faute des médias" ? Mgr Forte et Kasper, entre autres, auraient-ils donc une carte de presse ?

Je trouve que cette mise en cause des médias par les concepteurs ou les décideurs, parties prenantes en première ligne, dans tel ou tel domaine, devient de plus en plus exonératrice de responsabilité, dans au moins trois domaines : le sport, la politique, et, bien sûr, la religion.

Bonne journée et à bientôt.

Scrutator.
images/icones/neutre.gif  ( 785442 )[réponse] par Yves Daoudal (2015-08-20 17:39:59) 
[en réponse à 785423]

Je comprends ce que vous dites et vous avez en partie raison.

Il n'empêche que l'interprétation médiatique de Lumen gentium, insistant uniquement sur l'Eglise peuple de Dieu et la collégialité vue comme parlementaire, est une fausse interprétation d'un texte selon moi important pour et dans la tradition ecclésiologique.

Je suppose d'autre part que Joseph Ratzinger, qui fut l'un des principaux rédacteurs de Dei Verbum, doit savoir ce qu'il dit, au moins pour ce document.

Enfin Joseph Ratzinger est d'accord avec vous (depuis plus longtemps que vous...) pour ce qui concerne Gaudium et Spes...
images/icones/neutre.gif  ( 785444 )Soyons prudent par Aigle (2015-08-20 19:22:11) 
[en réponse à 785442]

Cher Scrutator vous n'avez pas tort de souligner que tous les torts n'appartiennet pas aux journalistes et que les évêques portent la responsabilité première (sub et cum Petro) des textes adoptés.

Mais vous connaissez le centrisme de l'Eglise contemporaine qui aime bien " balancer" ses développement par des considérations équilibrés. Eh bien il est à mon sens incontestable que les journaleux détestent ces balancements et ruinent l'équilibre des textes en focalisant l'attention sur le point qui les intéresse !

Exemple hier : le latin reste la langue de la liturgie mais il langue vernaculaire aura sa juste place. Traduction des médias : on passe au français.

Exemple demain : dans certains cas, certains divorcés remariés auront le droit de communier. Traduction des médias : l'Eglise accepte le divorce.

C'est pourquoi il faut éviter des textes trop longs développant des considérations nuancées. Foin de l'equilibre, il faut des règles claires qui ne laissent pas place aux interprétations de mauvaise foi.

images/icones/fleche2.gif  ( 785515 )C'est pourquoi j'apprécie Dominus Iesus + le Compendium du CEC. par Scrutator Sapientiæ (2015-08-23 09:04:42) 
[en réponse à 785444]

Bonjour et bon dimanche, Aigle.

Je vous cite : "il faut éviter des textes trop longs développant des considérations nuancées. Foin de l'équilibre, il faut des règles claires qui ne laissent pas place aux interprétations de mauvaise foi".

C'est l'une des raisons pour lesquelles j'apprécie à leur juste valeur Dominus Iesus (2000) et le Compendium du Catéchisme de l'Eglise catholique (2005).

Je ne peux d'ailleurs pas exclure que l'importance et l'orthodoxie de ces deux textes aient été minimisées ou sous-estimées par bien des catholiques traditionnels...

Bon dimanche et à bientôt.

Scrutator.



images/icones/fleche2.gif  ( 785497 )Le Concile "des meilleurs et des plus intelligents". par Scrutator Sapientiæ (2015-08-22 11:59:39) 
[en réponse à 785442]

Bonjour et merci, Yves Daoudal.

Comparaison n'est pas raison, et il est des mises en parallèle plus heureuses que d'autres, mais il se trouve que quand John Fitzgerald KENNEDY, une fois élu Président des Etats-Unis, a décidé de préparer l'engagement et le futur enlisement militaire et politique américains, au Vietnam, au début de son premier mandat (mais il n'y en eut pas de second...),

- il a renié le positionnement prudentissime de son prédécesseur EISENHOWER sur ce dossier,

- il a contacté ceux qui se croyaient, et ceux que l'on disait "les meilleurs et les plus intelligents" (titre du chef d'oeuvre de David HALBERSTAM), tous diplômés des meilleures Universités,

- il a choisi parmi eux ses analystes, conseillers, ministres, spécialistes, à la CIA, au Pentagone, au Secrétariat d'Etat, à la Maison blanche, mais aussi sur place, en Extrême Orient.

Et "les meilleurs" et "les plus intelligents" se sont empressés, une fois dans la place,

- d'élaborer, d'organiser, le consensus entre eux,

- de censurer ou de contrôler, d'intimider ou d'éliminer, toute expression dissonante, toute opinion dissidente,

- d'influencer tous les responsables médiatiques, militaires, politiques, qui étaient manipulables.

"Les meilleurs et les plus intelligents" ont sévi personnellement jusqu'à la fin des années 1960 (sous Johnson), mais leurs agissements ont eu des conséquences jusqu'à la fin des années 1970 (sous Carter), et les Etats-Unis, en tant que puissance impériale, n'ont commencé à relever la tête qu'à partir du début des années 1980, sous Reagan.

Remplacez KENNEDY par Jean XXIII, et surtout par Paul VI, et vous verrez dans quelle mesure la structure narrative qui précède correspond plus ou moins au déroulement des opérations, au sein et à la tête de l'Eglise catholique, avant, pendant, après, le Concile Vatican II.

A mon sens, le Concile Vatican II a été un Concile conduit, guidé, par les théologiens et par les évêques qui se croyaient et que l'on disait "les meilleurs et les plus intelligents", même si (ou d'autant plus que), officiellement, l'on ne disait pas cela de certains d'entre eux, à Rome, sous Pie XII.

En d'autres termes, je ne suis pas sûr que, au Concile, à Vatican II, nous ayons eu droit à un véritable "renouveau dans l'humilité et la lucidité" ; au-delà des limites et des mérites de tel ou tel texte, c'est cela qui m'a le plus frappé, à chaque fois que j'ai lu un livre sur le Concile (et Dieu sait que j'en ai lu !).

Il y a plus de fécondité que de nocivité dans Dei Verbum et dans Lumen Gentium, mais c'est bien avant tout à des théologiens et à des évêques, the bests and the brightests, et non avant tout à des journalistes, catholiques ou non, que l'on doit la part de nocivité que l'on trouve dans les quatre textes du Concile les plus représentatifs de sa spécificité.

Quant à la constitution conciliaire relative à la liturgie, en quoi les médias, au sens large, ont-ils, autant ou davantage que les clercs, fait obstacle à sa prise compte honnête, à sa mise en oeuvre loyale, à partir du milieu ou de la fin des années 1960 ?

Je termine ce message

- par l'évocation d'une coincidence chronologique : c'est à partir de fin janvier 1968 que Johnson a eu droit aux conséquences de l'offensive du Têt, et c'est à partir de fin juillet de la même année que Paul VI a eu droit aux conséquences de la publication de Humanae vitae ;

- par trois orientations bibliographiques (qui ne vous apprendront sans doute rien) :

- le tome II des Carnets du Concile d'Henri de Lubac,

- "Le Concile - Orientations", de Mgr Garrone,

- "L'homme dans l'univers", du Père Manaranche.

Des trésors sont cachés dedans, notamment dans les pages 20 à 44 du livre du Père Manaranche...

Je n'en dis pas plus car je ne voudrais pas, sur ce sujet ou sur d'autres, donner l'impression de chercher à "monopoliser la conversation", mais je suis disponible pour tout message complémentaire.

Bonne journée et à bientôt.

Scrutator.
images/icones/neutre.gif  ( 785451 )Un texte ne peut pas tout dire. par remi dec (2015-08-20 21:58:48) 
[en réponse à 785423]

Avant l'arrivée des médias, un texte de science était interprété par un scientifique, un texte de mécanique par un mécanicien, un texte de physique par un physicien, personne ne prenait au sérieux des personnes qui interprétaient des textes hors de leurs champs d'étude, il en était aussi de même de la théologie. Aujourd'hui tout le monde se donne comme interprète des textes de théologie, journalistes, fidèles de l'Église, prêtres ayant peu de formation sur ces sujets précis. L'église n'est pas obligée de publier des textes théologiques qui tiennent compte de toute l'histoire de la théologie de A à Z, ceux qui ont vraiment les compétences pour interpréter les textes comprendront le sens et toutes les subtilités omises en se fiant à ce que l'Église avait publiée avant.

C'est le malheur de notre temps, l'accès libre à toute la documentation fait croire à certain qu'ils ont toutes les habilités pour les interpréter alors qu'il n'en est rien et cela ne vise pas seulement les journalistes ou les fidèles mais mêmes des prêtres et des cardinaux qui ne sont pas tous au summum de l'instruction dans tous les domaines du magistère.
images/icones/fleche2.gif  ( 785517 )Votre remarque est d'un extrême intérêt. par Scrutator Sapientiæ (2015-08-23 09:38:59) 
[en réponse à 785451]

Bonjour et bon dimanche, remi dec.

Votre remarque est d'un extrême intérêt, en ce qu'elle renvoie à ce que l'on a constaté dans la deuxième moitié du XVIII° siècle et dans la deuxième moitié du XX° siècle :

- dans le cas du siècle des "Lumières", notamment en France, des personnes se sont auto-proclamées, les unes "philosophes", les autres "scientifiques" ; c'est ainsi que des publicistes ont acquis une notoriété, dans la république des lettres, en se faisant passer pour des spécialistes, dans tel ou tel domaine, alors qu'ils en avaient une connaissance d'autodidacte, une connaissance d'imitateur, ou une connaissance artificielle et superficielle ;

- dans le cas de la deuxième moitié du siècle dernier, à la faveur de la massification de l'accès à l'enseignement supérieur, au paysage audio-visuel et au paysage intellectuel, de très nombreux enseignants ou étudiants, surtout en sciences humaines et en sciences sociales, se sont affiliés à telle ou telle idéologie à la mode, alors qu'ils n'en connaissaient ou n'en comprenaient pas toujours les fondements, le contenu, le contexte, et, surtout, les limites.

Vous me faites penser à quelques autres éléments d'appréciation de la situation actuelle :

- d'une part, beaucoup de clercs réfléchissent et réagissent comme s'ils n'étaient pas tenus de le faire en prenant appui, avant tout, sur l'Ecriture, la Tradition, et le Magistère, et comme si, de leur point de vue, leur évaluation des "signes des temps" relatifs à la conscience de l'homme et au devenir du monde avait plus d'autorité que ce que l'on trouve, par exemple, chez les Pères ou les Docteurs de l'Eglise ;

- d'autre part, compte tenu du fait qu'au Concile et après, le Magistère romain a souvent préféré un type de raisonnement et un mode de formulation porteurs de concepts et de discours relevant davantage de l'incantation bienveillante ou consensuelle que de la définition vigilante ou dissensuelle, on a beaucoup perdu, sur le terrain de la précision, comme sur celui de la prudence : il suffit de voir ce que certains font dire, aujourd'hui, à la notion de miséricorde...

Bon dimanche et à bientôt.

Scrutator.