Le Forum Catholique

http://www.leforumcatholique.org/message.php?num=646516
images/icones/irlande.gif  ( 646516 )le card VEGLIO sur le NOM et le péché originel par Presbu (2012-10-04 12:22:16) 

sur le blog "settimo cielo" de Sandro Magister annonçant la visite du Pape à Lorette le jeudi 4 Octobre:


[...] Loreto ovvero la pietà popolare. I fendenti del cardinale Vegliò
Perché questo viaggio? I santuari sono il luogo per eccellenza della pietà popolare. Quella pietà che si esprime nei pellegrinaggi, nelle feste patronali, nella devozione a Maria e ai santi, nella recita del rosario. Contro la pietà popolare si avventò negli anni Sessanta e Settanta un’ondata di contestazione, in nome di una fede “pura” e “impegnata”. Ma da Paolo VI in poi, i papi reagirono a questa tendenza. Benedetto XVI è in questo molto deciso. Le immagini della sua vita privata lo mostrano mentre recita il rosario, nei giardini del Vaticano o di Castel Gandolfo, e prega davanti alla grotta della Madonna di Lourdes.

Quanto conti la pietà popolare nel vissuto dei cattolici comuni, in Italia, è confermato, tra l’altro, dagli indici di ascolto altissimi che ha il rosario trasmesso in diretta da Lourdes su TV 2000, ogni giorno alle 18 e in replica alle 20. Il cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione al consiglio permanente della CEI dello scorso 24 settembre, non ha mancato di rimarcarlo.

Per questo, è a maggior ragione interessante quanto ha detto di recente un altro cardinale, Antonio Maria Vegliò, presidente del pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, terreno di coltura primario per la pietà popolare.

In una conferenza dello scorso 20 settembre alla Rete Mariana Europea, il cardinale Vegliò ha ripercorso l’insegnamento del Concilio Vaticano II sulla pietà popolare.

Il Vaticano II – ha spiegato – la valorizzò come “praeparatio evangelica”, come atto del popolo di Dio, come espressione di inculturazione, come correlata alla liturgia.

Ma nonostante questo – ha proseguito il cardinale – nell’immediato dopoconcilio si assistette a “un tentativo di eliminare o, almeno, di ignorare le manifestazioni popolari della fede”, al quale seguì “una rivalutazione della pietà popolare da parte del magistero, della teologia, della pastorale e della liturgia”.

Ecco qui di seguito la sezione della conferenza che analizza, con una franchezza inusuale sulla bocca di un alto dirigente vaticano, l’ondata contestatrice degli anni Sessanta e Settanta.

Alla quale contribuì, a suo giudizio, anche il modo scriteriato con cui si realizzò la riforma liturgica.

*

L’INGANNO DI UNA RELIGIONE “PURA”

di Antonio Maria Vegliò

Nella valutazione negativa della religiosità popolare influirono sia cause interne che cause esterne all’ambito ecclesiale.

Fra le prime risaltarono l’esistenza di letture parziali e selettive dei testi conciliari durante il postconcilio, così come un’interpretazione parziale e interessata della sua dottrina.

Fra le seconde si deve censire l’importante influsso che esercitarono le teorie della secolarizzazione. L’accoglienza che molti ambiti ecclesiali diedero alla teologia della secolarizzazione comportava il disprezzo di un cristianesimo manifestato in forme esteriori, il cui esempio più evidente è, certamente, la religiosità popolare.

Questa fu considerata come un cattolicesimo superficiale, separato dalla vita e dagli impegni storici.

Uno dei risultati del Concilio fu la definizione della Chiesa come popolo di Dio, cosa che incoraggiò l’associazionismo laicale. In questo contesto sorsero piccoli gruppi che si consideravano più impegnati. Questi “cattolici dell’impegno” o “cattolici progressisti” adottarono un atteggiamento di contrapposizione ai cristiani che partecipavano alle manifestazioni della pietà popolare, considerandoli semplici, ritualisti, incapaci di adattarsi ai nuovi tempi e bisognosi di purificazione.

Al tempo stesso, accusarono la pietà popolare di avere sfumature superstiziose, di essersi allontanata dalla realtà, di alienarsi dall’impegno cristiano, di essere incapace di formare militanti e promuovere atteggiamenti evangelici che favorissero lo sviluppo e la liberazione.

Uno dei frutti più evidenti del Concilio fu la riforma liturgica. Tuttavia lo sviluppo di tale processo non fu sempre tanto opportuno quanto sarebbe stato auspicabile. Enumeriamo telegraficamente alcune caratteristiche che ebbero effetti contrari alle pratiche della pietà popolare.

In primo luogo, e frutto dell’entusiasmo che il Concilio suscitò in seno alla Chiesa, si pretese sviluppare tale riforma a un ritmo vertiginoso, senza tempo sufficiente per assimilare i testi conciliari e la loro conseguente applicazione alla Chiesa universale. Inoltre, e in qualche iniziativa, soggiacevano interpretazioni erronee o interessatamente parziali degli insegnamenti conciliari.

In non poche occasioni fu promossa una liturgia eccessivamente pragmatica, ove abbondavano gli elementi pedagogici e didascalici a scapito del suo carattere misterico, cosa che portò a trascurare canti, silenzi e gesti.

Uno degli obiettivi lodevoli era raggiungere un vissuto religioso purificato, tanto nell’ambito interno (le motivazioni), come nell’esterno (le forme). Il problema sorse nel modo concreto in cui questo si sviluppò. Fu promossa una religiosità pura, sradicata e astratta, che suppose, fra l’altro, l’eliminazione di tradizioni religiose, alle quali si attribuivano tratti magici, utilitaristici o superstiziosi.

L’affermazione conciliare della centralità della liturgia e della celebrazione eucaristica comportò che non pochi pastori sopprimessero molte pratiche popolari, per il fatto che la religiosità popolare si manifesta, in molteplici occasioni, con forme diverse da quelle previste dai testi liturgici ufficiali.

La riforma sottolineò anche la grande importanza che doveva avere la Sacra Scrittura nella celebrazione liturgica. E, di conseguenza, si valutò negativamente la scarsa presenza biblica nelle manifestazioni popolari, molte delle quali sono povere di teologia e di citazioni bibliche, ma ricche di sentimentalismo.

La promulgazione della costituzione “Sacrosanctum Concilium”, nel 1963, coincise con uno dei momenti in cui il movimento secolarizzante ebbe maggiore forza, e questo influenzò l’applicazione delle riforme conciliari. Da tale contesto, si assegnò alla liturgia un chiaro impegno temporale, con l’acquisizione di un tono profetico, la denuncia delle situazioni sociali di peccato e l’invito all’impegno. Per questo, la pietà popolare fu valutata negativamente, attribuendole un effetto anestetico di fronte ai problemi sociali.

Tutti questi elementi, che in qualche misura si fecero presenti durante la riforma liturgica postconciliare, si tradussero nella soppressione indiscriminata e arbitraria di numerose pratiche di pietà popolare.

In questo contesto sono eloquenti le parole che Paolo VI pronunciò nel 1973 durante un’udienza pubblica:

“Voci autorevoli ci raccomandano di consigliare grande cautela nel processo di riforma di tradizionali costumi popolari religiosi, badando a non spegnere il sentimento religioso, nell’atto di rivestirlo, di nuove e più autentiche espressioni spirituali: il gusto del vero, del bello, del semplice, del comunitario, e anche del tradizionale (ove merita d’essere onorato), deve presiedere alle manifestazioni esteriori del culto, cercando di conservarvi l’affezione del popolo”.
images/icones/carnet.gif  ( 646525 )Sandro magister en français par jejomau (2012-10-04 15:12:48) 
[en réponse à 646516]

dans un article remarquable qui souligne parfaitement la déviance d'une interprétation concernant le dogme du péché originel qui est aujourd'hui considéré comme un mythe. Voilà l'article en question :


Qui refuse le péché originel ?

Dans les milieux catholiques progressistes on tend à en nier la réalité ou à le traiter comme un "mythe". Le concile ne l'a pas cité mais Paul VI a expliqué pourquoi. L’imminence du cinquantième anniversaire de l’ouverture du concile Vatican II a relancé le débat sur la bonne interprétation de cette assemblée.

Est-ce celle "de la réforme, du renouveau dans la continuité de l'unique sujet Église", souhaitée par le magistère pontifical et expliquée de manière simple et nette par Benoît XVI dans son discours bien connu de Noël 2005 ?

Ou bien celle "de la discontinuité et de la rupture", soutenue à la fois par les lefebvristes et, pour des raisons opposées, par le progressisme catholique et en particulier par l’histoire du concile en cinq volumes publiée en plusieurs langues par ce que l’on appelle "l’école de Bologne" ?

La doctrine du péché originel constitue un exemple de la manière dont le catholicisme progressiste interprète Vatican II comme un temps de rupture y compris au point de vue dogmatique ( un exemple ici )

À ce propos, un fait symptomatique s’est produit à Rome le 15 septembre dernier, dans le cadre d’un colloque qui célébrait Vatican II en présence de quelque mille personnes représentant plus de cent organismes de la gauche catholique italienne.

Lors de ce colloque, intitulé “Église de tous, Église des pauvres”, l’un des discours les plus importants a été prononcé par une éminente personnalité de la gauche catholique, Raniero La Valle. Celui-ci dirigeait, à l’époque du concile, l’un des principaux quotidiens catholiques italiens – à cette époque il y en avait plusieurs – “L’Avvenire d’Italia”, imprimé à Bologne, la ville du cardinal Giacomo Lercaro :

Le Concile dans vos mains

Dans son intervention, La Valle a affirmé que "dans sa formulation de la foi, le concile n’a pas reproposé la doctrine punitive du péché originel, telle qu’elle figurait dans les catéchismes. Cette doctrine était présente dans le schéma préparatoire de la commission doctrinale, mais le concile l’a laissée tomber". Et "ce n’est pas un oubli, c’est une herméneutique".

D’après La Valle, il est "évident que le concile, en ne parlant pas du mythe du jardin d’Eden, s’est mis à l’écoute du 'sensus fidei' du peuple de Dieu".

Selon ses dires, le peuple chrétien aurait désormais, depuis le temps du concile, tourné le dos au dogme quant à la réalité du péché originel, ce que n’aurait pas fait, en revanche, "le Catéchisme de l’Église catholique publié ultérieurement, en 1992", qui "exhume cette doctrine, signe d’une hiérarchie qui résiste à Vatican II".

L’hostilité au dogme du péché originel est plutôt répandue dans le monde catholique progressiste. ( il suffit d'aller sur le site "croire.com" des Assomptionnistes pour s'en rendre compte en France)

Pour rester en Italie, on peut prendre l’exemple de Vito Mancuso, qui le rejette de manière drastique parce que ce serait, selon lui, "un véritable monstre spéculatif et spirituel, le cancer qu’Augustin a laissé en héritage à l’Occident" :

Un théologien revoit la foi catholique de A à Z. Mais l'Église dit non

L’Augustin cité par Mancuso n’est évidemment pas un auteur quelconque, mais le père et docteur de l’Église qui a écrit les "Confessions" et à qui l’on doit la définition du péché originel comme "felix culpa, quæ talem ac tantum meruit habere Redemptorem", définition qui, même dans les liturgies postconciliaires, résonne dans toutes les églises du monde lors de la veillée pascale, lorsque l’on chante l’Exultet.

On peut également penser au prieur de Bose, frère Enzo Bianchi, pour qui "le péché originel ne consiste pas en un acte d’Adam et Ève qui a provoqué la chute de tous les hommes, mais en ce que chacun d’entre nous, lorsqu’il vient à la vie, découvre que le mal est déjà présent sur la scène de la vie, dans ses rapports avec les choses et avec les autres" (voir "AIDS, malattia e guarigione" [SIDA, maladie et guérison], Edizioni Qiqajon, 1995, p. 14). C’est aussi lui qui, lors d’une interview publiée dans "La Repubblica" du 3 mai 2000, après avoir qualifié de "mythe" le péché originel, continuait en disant : "Mais, aujourd’hui, aucune Église chrétienne ne voit dans l’histoire d’Adam et Ève le moteur d’un mécanisme pervers en raison duquel on hérite du péché sans avoir commis quelque faute que ce soit».

En réalité le Catéchisme de l’Église catholique de 1992 parle de la "réalité du péché des origines" (par. 387). Et il réaffirme : "À leur descendance, Adam et Ève ont transmis la nature humaine blessée par leur premier péché et donc privée de la sainteté et de la justice originelles. Cette privation est appelée ‘péché originel’" (par. 417).

Le catéchisme de 1992 est un fruit du pontificat de Jean-Paul II. Né de la demande qui en avait été faite par les pères ayant participé au synode des évêques de 1985, synode consacré précisément au concile Vatican II, il a été composé sous la direction d’une commission présidée par celui qui était alors le cardinal Joseph Ratzinger.

Mais, en ce qui concerne la doctrine du péché originel, malgré l’objection de La Valle, le Catéchisme ne s’est pas appuyé exclusivement sur le magistère préconciliaire. Le dogme du péché originel est en effet rappelé dans l’un des actes les plus solennels de Paul VI, le "Credo du peuple de Dieu", dans la rédaction duquel une personnalité comme Jacques Maritain a joué un rôle qui n’a pas été secondaire :

Le Credo de Paul VI. Qui l'a écrit et pourquoi

Et en effet, au paragraphe 419 du Catéchisme, c’est justement le n° 16 du "Credo du peuple de Dieu" qui est cité pour affirmer : "Nous tenons donc, avec le Concile de Trente, que le péché originel est transmis avec la nature humaine, 'non par imitation, mais par propagation', et qu’il est ainsi 'propre à chacun'".

Il est vrai que l’expression “péché originel” ne figure pas dans les actes du concile Vatican II. Mais Paul VI lui-même a répondu à cette objection dans un discours cité en note dans le Catéchisme de 1992.

Il s’agit d’un discours prononcé, le 11 juillet 1966, devant les participants à un symposium qui se tenait à Rome à ce moment-là et qui était consacré au péché originel :

"nous sommes particulièrement heureux, fils bien aimés"...

Dans ce discours, le pape Giovanni Battista Montini répondait justement à cette objection que l’on entend encore aujourd’hui, comme on vient de le voir, dans des cercles appartenant plus à l’intelligentsia catholique qu’au simple peuple de Dieu.

Après avoir cité et commenté des extraits des constitutions conciliaires "Lumen gentium" et "Gaudium et spes", Paul VI déclarait :

"Comme le montrent clairement ces textes, sur lesquels il nous a paru opportun d’attirer à nouveau votre attention, le concile Vatican II n’a pas cherché à approfondir et à compléter la doctrine catholique relative au péché originel, déjà suffisamment formulée et définie lors des conciles de Carthage (418), d’Orange (529) et de Trente (1546). Il a seulement voulu la confirmer et l’appliquer en fonction de ce qu’exigeaient ses objectifs, principalement pastoraux".

Quant à Benoît XVI, il a insisté à maintes reprises sur la réalité "de ce que l’Église appelle péché originel", contre les "nombreuses personnes" qui "pensent qu’il n’y aurait plus de place pour la doctrine d’un premier péché, qui se diffuserait ensuite dans toute l’histoire de l'humanité".

En particulier, le pape Joseph Ratzinger a consacré au péché originel deux audiences du mercredi consécutives, celles du 3 et du 10 décembre 2008 :

Et ce fut la nuit. La véritable histoire du péché originel

On peut ajouter que, étrangement, il n’y a pas que chez des papes comme Paul VI, Jean-Paul II ou Benoît XVI que la doctrine du péché originel trouve des défenseurs.

Elle a été évoquée récemment par un non-catholique particulièrement apprécié dans les milieux progressistes du monde entier, un personnage que l’on ne peut certainement pas soupçonner de sympathies préconciliaires.

Il s’agit du président des États-Unis, Barack Obama, dans son célèbre discours prononcé en 2009 à la Notre Dame University, qui lui valut, justement à cause de cette référence, les éloges du théologien émérite de la maison pontificale, le cardinal Georges Cottier :

La politique, la morale et le péché originel

Traduction française par Charles de Pechpeyrou



sandro magister

images/icones/1g.gif  ( 646582 )mais youcat par Veni (2012-10-04 23:51:59) 
[en réponse à 646525]

on peut regretter néanmoins que ce que Youcat dit du péché originel n'ait pas la clarté du CEC. Je suis d'ailleurs étonné que personne n'ait relevé une formulation pour le moins inexacte.
images/icones/fleche3.gif  ( 646618 )bonjour Veni par jejomau (2012-10-05 14:56:44) 
[en réponse à 646582]

pourriez-vous donner cette formulation telle qu'elle se trouve dans le youcat s'il vous plaît ?